PoiL Ueda – Poil Ueda (Dur et Doux, 2023)

Il loro showcase al WOMEX di Lisbona nell’ottobre 2022 mi aveva decisamente catturato , adesso i PoiL Ueda presentano la prima incisione, che è stata preceduta da concerti da cui si comprende come una parte del loro repertorio sia rimasta fuori dall’eponimo concept album, che dura poco più di trenta minuti. Di certo, non passa inosservato questo atipico accostamento tra il trio lionese PoiL: Antoine Arnera (tastiere), Boris Cassone (chitarra), Giulhem Meier (batteria), Ben Lecomte, bassista dei Ni., e Junko Ueda, cantante e strumentista giapponese di chiara fama. L’artista di Tokyo ha studiato canto buddista con maestri dei questa arte e composizione al College of Music della capitale nipponica. Ora vive in Europa e ha registrato e suonato con artisti come Wil Offermans (suo partner nella vita), Jean-Claude Eloy, Akemi Naito, Yo-Yo Ma e Jordi Savall. È una figura eminente del canto shômyô, musica vocale utilizzata nelle funzioni religiose buddhiste, della tradizione epica e medievale nipponica, e si accompagna al satsuma-biwa, un liuto a manico corto di foggia piriforme ricavata da un unico blocco di legno, dotato di quattro corde di seta e suonato con un grande plettro triangolare. Sembrerebbe del tutto improbabile questo incontro con il suono avant-rock-noise progressive dei francesi, ma l’esito è audacemente impressionante con l’istintiva energia come terreno comune di due mondi musicali così lontani. Il sound è aggressivo e fascinoso al contempo, per niente prevedibile; la narrazione del racconto epico “Heike-Monogatari” del XII secolo si sviluppa condotta dalla voce carismatica, calda e profonda di Ueda, mentre le corde pizzicate con perizia impattano il furente e mutevole design sonoro dei francesi. L'album si compone di due suite, divise rispettivamente in tre e due movimenti. Apre Kujô-Shakujô, incentrato su un canto buddista shômyô praticato dai monaci per allontanare gli spiriti maligni. Si tratta di un sutra composto da nove parti (Kujô), di cui nella registrazione sono cantate la prima, la seconda e la terza. Gli strumenti sono al servizio del canto monodico salmodiante di Ueda, con accordi di tastiera e drone scuri, minimali note di basso e fluidi pattern di batteria nella prima parte (sette minuti). Tensione e densità e solidità si accentuano sempre più, con aperture corali e procedure iterative e martellanti nella seconda parte (tre minuti e trentadue secondi), fino a sfociare nell’eccellente terza parte (sette minuti e venti secondi circa), quando l’architettura progressive prende il sopravvento, conducendo alla conclusione cerimoniale. Evocati più volte, i King Crimson “storici” si affacciano anche nella prima parte del secondo tema, “Dan-No-Ura”, che ci trasporta nell’omonima battaglia navale della guerra Genpei, combattuta nel 1185, che condurrà al declino del clan imperiale Taira (Heike) di fronte al clan Minamoto (Genji). Qui, l’azione narrativa sonora di matrice math-rock assume tinte aggressive e ruvide nella prima parte (otto minuti e quaranta secondi). Il canto narrativo di Ueda e le tessiture minimali del suo liuto sostengono la sezione finale (quattro minuti), che segue il tragico epilogo dell’evento belligerante. È il caso di abbandonatovi a questa incantatoria combinazione! 


Ciro De Rosa

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