Elaine Mitchener, Sala dei Giganti, Padova, 30 settembre 2022/Fire!, Multisala MPX, Padova, 23 ottobre 2022

“Opera Libera” è la rassegna ideata lungo tutto il 2022 dal Centro d’Arte per gli 800 anni dell’Università di Padova con particolare attenzione per la creatività delle donne e per la dimensione decoloniale e afro-americana nei linguaggi musicali contemporanei. La stagione autunnale ha visto protagonisti prima Elaine Mitchener e quindi il gruppo Fire! Sostenuta dall’ottima acustica della Sala dei Giganti, la sera del 30 settembre Elaine Mitchener ha messo da parte il microfono coinvolgendo il pubblico soprattutto nel terzo momento, laboratoriale, di un percorso in tre parti: la composizione scritta da George Lewis nel 2015, “Memorial”, per voce e fixed media; un’improvvisazione solista; “What’s the score?” composizioni e improvvisazioni istantanee in collaborazione col pubblico. “Memorial” riprende un testo del sudafricano Keorapetse Kogsistile, poeta e attivista politico, le cui parole diventano un canto che interagisce con una traccia elettroacustica, un intenso viaggio reso possibile dall’ampia estensione vocale della cantante mezzo
contralto. La successiva emozionante improvvisazione, non manca di continuare a praticare ascolto attivo e interazione col contesto in cui si muove e senza perdere di vista la relazione voce-movimento. Un esercizio pubblicato nel 1985 da John Stevens, “Sustain Piece”, ha sciolto le relazioni col pubblico cui ha chiesto di emettere una vocale ad ogni espirazione e di “sostenere” il suono per tutta la durata dell’espirazione stessa, ascoltando come le diverse emissioni vocali si accavallano e diano forma ad un mare sonoro a geometrie variabili. La composizione di Benjamin Patterson “Paper Piece” del 1960 è stata adattata chiedendo ad alcuni presenti di disporsi di fronte al pubblico e di “suonare” pagine di riviste e fogli di carta facendo ricorso a queste sei modalità: shake (scuotere), break (rompere in due parti), tear (fare a pezzetti), crumple, rumple, bumple, e, quindi, percuotendo, solleticando, strappando, lasciando cadere/volare i fogli. Poi, a dieci persone, rivolte al pubblico, hanno aiutato la cantante a mostrare dieci cartelli con i numeri da uno a dieci. Le persone in 
sala potevano scegliere ciascuna un numero e associarvi un suono e poi, con la direzione di Elaine Michener che indicava i vari cartelli, la sala si produceva in un piacevole e sfidante gioco di proposta dei suoni scelti, in sintonia con la ricerca della cantante sulle emissioni vocali non ortodosse, dal sussurro al grido: un’esperienza sonora intensa e generativa senza rinunciare alla dimensione ludica e poetica del comporre ed improvvisare collettivamente. Il 23 ottobre nel teatro principale del complesso MPX, sono saliti sul palco i Fire!: Mats Gustafsson, flauto e sax baritono, Johan Berthling al basso elettrico e Andreas Werliin alla batteria. Ad accompagnarli c’erano Goran Kajfeš (tromba) e Mats Äleklint (trombone) – già membri della formazione che nel 2021 ha registrato “Defeat”, l’ultimo album del gruppo – , Sebi Tramontana a integrare gli ottoni col suo trombone, e a completare la formazione a nove Zoe Pia, Valeria Sturba e Sara Ardizzoni, già protagoniste undici mesi fa del progetto curato dal Centro d’Arte e da Area Sismica: Fire! Orchestra CBA (community based activity), ideato dagli svedesi Gustafsson, Berthling e Werliin. Collaborando anche con il Circolo Controtempo di Cormons (Gorizia), il progetto nel 2022 ha visto il gruppo suonare tre serate: 
il 21 ottobre a Forlì, il 22 a Cormons e il 23 a Padova, alternando nuove composizioni e spazi per l’improvvisazione collettiva che hanno visto protagoniste soprattutto le tre musiciste italiane, alle launeddas e clarinetto, al theremin, voce e violino e alla chitarra elettrica. Rispetto all’Orchestra CBA, questa formazione con nove elementi ha mostrato uno schema più prevedibile, con uno spirito punk incarnato dai riff di una battuta del basso elettrico, ottimamente sostenuti dagli ostinati della batteria e dai crescendo della sezione fiati a costituire un amalgama sonoro con un nucleo fortemente ripetitivo e ipnotico attraversato da dialoghi improvvisativi che poi sfociano in momenti di calma, a volte focalizzati sull’ascolto di una sola solista, altre su ecologie acustiche che rimandano alla dimensione del respiro, dei musicisti così come degli elementi naturali. Il prossimo appuntamento di “Opera Libera” è il 28 ottobre con Kaze, il gruppo nato nel 2010 dall’incontro tra Satoko Fujii e Natsuki Tamura con i francesi Peter Orins e Christian Pruvost che a Padova dialogheranno con l’elettronica di Ikue Mori.  


Alessio Surian

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