Rod Stradling – Treacle & Bread (Ghosts From The Basement, 2021)

Un doppio album antologico per celebrare i cinquanta anni di onorata carriera (è proprio il caso di dirlo) di colui che è stato definito “il Guru dell’English country music”: intendiamoci subito, Rod Stradling non ha mai avuto nulla a che vedere con Stetson, stivali da cowboy e altri stereotipi del genere, perché la sua attività si è sempre svolta sempre nell’ambito della scena folk inglese, orientandosi più specificamente verso la musica tradizionale da ballo, quella appunto “di campagna”. Nessun altro musicista inglese in effetti ha contribuito quanto lui alla riscoperta e alla rinascita di interesse verso le danze della tradizione sin dai tempi ormai “preistorici” degli Oak, forse il primo gruppo inglese a cimentarsi seriamente con un repertorio allora poco conosciuto, tanto è vero che la maggior parte dei gruppi folk degli anni ‘60/’70 (con l’eccezione forse di Ashley Hutchings & Co. del quasi coevo capolavoro “Morris On”) preferivano cimentarsi con le ballate e le uniche danze che suonavano erano quasi sempre di origine celtica (jig, reel, ecc.). Rod però aveva cominciato a interessarsi a questo repertorio ancor prima, grazie in particolare a un disco pubblicato nel 1965 dalla Topic Records, “The English Country Music”, da cui ne rimase così impressionato da avviarsi verso il ritrovamento e poi all’incontro personale con gli ultimi depositari di una tradizione strumentale ormai in via di estinzione, come Scan Tester, Oscar Woods e così via. Quello fu anche l’impulso che lo spinse a imbracciare uno strumento, con poche eccezioni, fino ad allora poco frequentato negli ambienti del folk revival, l’organetto diatonico, di cui ne è diventato uno dei principali esponenti britannici: in realtà ricordo perfettamente un’intervista in cui egli sosteneva di non considerarsi un vero virtuoso del melodeon (come viene chiamato tale strumento Oltremanica) solo perché lo maneggiava da anni, ma è indiscutibile come la tecnica non gli sia mai mancata e soprattutto come sia riuscito a definire un proprio stile individuale descritto nelle note di questa raccolta come “muscolare” e comunque perfetto per le danze inglesi. La nascita degli Oak fu dunque il primo inevitabile tassello, già allora a fianco della moglie Danny (voce e percussioni) ma anche di Peta Webb (voce e violino) e Tony Engle (voce e organetto), quest’ultimo diventato più noto forse per essere stato a lungo il boss della leggendaria Topic Records. Fu proprio questa etichetta a dare alle stampe nel 1971 il primo ed unico disco del gruppo, “Welcome To Our Fair” in cui, date le spiccate attitudini vocali dei suoi membri, risaltava comunque ancora una nettissima prevalenza di canzoni; l’album, ristampato nel 2007 come doppio CD con il titolo “Country Songs And Music” (con l’aggiunta di molto materiale registrato dal vivo, fra cui diversi motivi strumentali), dimostra fra l’altro come il gruppo avesse saputo innestare per primo nel proprio canzoniere numerose ballate tradizionali riprese poi da molti altri gruppi folk e folk-rock del periodo. Due tracce del quartetto sono presenti nella raccolta, entrambe registrate dal vivo: “Scan’s Polkas Nos 1 &2” e “See Me Dance the Polka/Oh Joe”. Se gli Oak rappresentano l’inizio dell’avventura di Stradling, è con il passo successivo che però ha effettivamente preso il via la riscoperta, e soprattutto la riproposta, della musica tradizionale da ballo e la susseguente nascita di altri gruppi specializzati in questo materiale (fra i quali meritevoli di menzione Muckram Wakes, Flowers & Frolics e New Victory Band). “No Reels” (1976), l’album d’esordio della Old Swan Band, il cui titolo è decisamente esplicito per quel che concerne il genere di brani presi in considerazione (morris naturalmente, ovvero l’unica vera danza autoctona inglese, quale che siano le sue origini più antiche, e poi altre importate più di recente ma ormai talmente in uso da essere considerate tali, polche, schottish, valzer, ecc.) è da tempo considerato un album seminale, una vera pietra miliare che ha ispirato la nascita di un movimento e determinato a lungo gli standard del genere. Da quel lavoro provengono un paio di medley inseriti nella raccolta mentre altri tre erano originariamente presenti nel terzo album della Old Swan Band, “Gamesters, Pickpockets And Harlows”. Con il disco del 1981 Rod Stradling lasciò la formazione senza però fermarsi più e, dimostrandosi sempre figura attenta ed aperta ai cambiamenti, mise il suo infaticabile e encomiabile al servizio di una serie di progetti che hanno avuto al centro la musica da ballo, in particolare con la English Country Blues Band e i più elettrici ed eclettici Tiger Moth (fino all’ulteriore e breve filiazione dei secondi in chiave world fusion, l’Orchestre Super Moth, qui però non rappresentata). Questi ensemble, con cui Rod si avvicinava al blues ed al rock, erano il frutto della sua lunga amicizia e intensa collaborazione con Ian A. Anderson, celebre soprattutto come direttore di quella strabiliante avventura editoriale chiamata prima “Folk Roots” e poi “FRoots” ma anche musicista estremamente colto e attivo come bluesman e cantautore sin dalla fine degli anni ‘60, nonché uno dei curatori della selezione di brani proposta in questo doppio succulento album antologico, pubblicato in formato digipack, oltre che disponibile sulla piattaforma bandcamp. Va detto che i due gruppi di cui si è detto sopra sono stati anche il veicolo con cui Rod Stradling ha iniziato ad esprimere, anche discograficamente, il suo interesse e amore per il folk italiano, una passione nata quasi per caso quando fu chiamato a recensire una cassetta di un (allora) giovane gruppo piemontese, I Tre Martelli, che il vostro stesso scrivano inviò senza tante aspettative ad una rivista di nome “Southern Rag” (ovvero il precursore di “Folk Roots”). L’aspetto curioso della faccenda è che all’epoca il nostro eroe probabilmente non sapeva molto di musica tradizionale italiana (come quasi di certo chiunque altro in Gran Bretagna) e l’articolo gli venne affidato semplicemente perché a suo tempo era stato nel nostro Paese per accompagnare come strumentista le esibizioni dei ballerini Bampton Morris Men (se ricordo bene) ad un’edizione del festival “Cantè gl’euv” in quel di Bra (Cn). Nella cassetta dei Tre Martelli c’era “Giga” che, a parere del musicista britannico, possedeva una considerevole affinità con le danze inglesi e pertanto fu inserita in un album della ECBB con il titolo “Italian Job” (“…quando ho sentito suonare questo motivo ho subito pensato che i Bampton potessero farci un paio di passi..”). Questa rapporto con la musica nostrana è proseguito nel corso degli anni con un altro brano scoperto dal gruppo piemontese, lo “Sbrando” ripreso nel primo album dei Tiger Moth (ma re-intitolato, con tipico English humour, “Smarlon”), “Mazurca Uaciacalpians” (una composizione di Enzo Conti), “Sestrina” (appresa da un disco dei conterranei de La Ciapa Rusa), “Pive”, “Polka Volta” e “Polesana” (via i veneti Calicanto); per la cronaca gli ultimi tre brani sono presenti nella raccolta, il primo nella rilettura dei Tiger Moth e gli altri due inclusi originariamente nell’unico album solista di Stradling, “Rhythms Of The Wold” del 1991. In compenso degli spettacolari Tiger Moth – un vero e proprio supergruppo che mi ritengo fortunato ad aver visto in azione nel 1986 al gallese Pontardawe Folk Festival, dove per la prima volta incontrai di persona il protagonista di questo scritto – troverete pure la brillante versione di “Speed The Plough”, considerato in assoluto il brano più famoso e diffuso fra le dance band inglesi tanto da essere considerato una sorta di inno del movimento, edita come singolo nel 1983 ma inserita anche nel loro primo omonimo album. Fra le ultime scorribande musicali dell’organettista non si può non ricordare i sorprendenti Edward II & The Red Hot Polkas, fautori di un’incredibile ed inattesa fusione fra la English country music e il reggae; il combo è rappresentato nella raccolta da tre strumentali in origine apparsi nelle loro prime due cassette, realizzate prima che Rod se ne andasse per lasciarne la conduzione al figlio Barnaby con ulteriore spostamento verso i ritmi giamaicani. E’ quantomeno importante, se non fondamentale, sottolineare come il materiale di quelle due cassette , così come quello della Old Swan Band, non sia mai stato pubblicato su CD sino ad oggi mentre per la English Country Blues Band ed i Tiger Moth esistono due pregevoli compilazioni rispettivamente intitolate “Unruly” (1993) e “Mothballs” (1996). Le registrazioni più recenti del musicista inglese sono rappresentate da un paio di selezioni provenienti da altrettanti album realizzati con i Phoenix i quali segnano anche un forse ovvio ritorno a sonorità più tradizionali; d’altronde negli ultimi la principale attività di Rod Stradling è stata contrassegnata proprio da un rinnovato amore ed interesse per la tradizione inglese (in realtà mai assopitosi) come dimostra il suo interessante sito Musical Traditions (https://www.mustrad.org.uk) , una vera e propria nonché eccellente rivista on line a cui fa da contraltare l’omonima etichetta discografica a cui si devono importanti ristampe di materiale di diversi depositari della tradizione inglese (Walter Pardon, Cyricl Poacher, Bob Hart, ecc.) oppure lavori di musicisti come Jim Eldon e Harry Upton, a questa più prossimi pur muovendosi nell’ambito del revival; nel suo ricco catalogo inoltre potrete trovare l’album degli Oak menzionato al principio nonché i dischi dei Phoenix e l’unico, consigliatissimo, così come questo “Treacle & Bread”, imperdibile antologia che racconta le imprese del Guru dell’English Country Music”! 


Massimo Ferro

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