Canzoniere Grecanico Salentino – Meridiana (Ponderosa, 2021)

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Quando nel 2007, Mauro Durante raccolse dal padre Daniele l’eredita del Canzoniere Grecanico Salentino apparve subito chiaro che il lascito era in mani sicure e che il giovane musicista aveva le idee ben chiare su quale sarebbe stata la direzione futura da intraprendere: ripartire dalle radici, dalla tradizione musicale salentina, ma guardare oltre verso una concezione “in movimento” e non musealizzata. Ad affiancarlo una line-up tutta nuova dove spiccavano tra alcuni gli strumentisti di maggior talento della scena musicale salentina, tra cui, Emanuele Licci, anche lui figlio d’arte, Giancarlo Paglialunga, Massimiliano Morabito e Giulio Bianco. Prese, così, forma “Focu d’amore” nel quale alcuni brani del repertorio storico del gruppo erano riletti in una veste nuova ed impreziositi da arrangiamenti curatissimi. Fu un successo, ma anche la base di partenza di un percorso di ricerca nuovo che, complice la collaborazione con Ludovico Einaudi nel corso delle edizioni 2010 e 2011 de La Notte della Taranta, ha condotto il gruppo a ritagliarsi un posto di rilievo nella scena della world music mondiale con “Pizzica Indiavolata” del 2012 e “Quaranta” del 2015 che celebrava i quarant’anni di ininterrotta attività della formazione salentina. All’attività discografica ha corrisposto una intensa attività dal vivo che li ha condotti a suonare sui palchi di tutto il mondo, raccogliendo unanimi consensi da parte della stampa internazionale e del pubblico. Di fronte a questo, qualsiasi altra formazione si sarebbe sentita arrivata o sarebbe entrata in crisi per problemi di ego, al contrario loro hanno alzato la posta e con “Canzoniere” nel 2017 hanno pubblicato il loro disco più ambizioso nelle tematiche, quanto nella ricerca musicale, grazie anche agli innesti in formazione di  Alessia Tondo alla voce e del fonico Francesco Aiello, ottavo componente del gruppo. Registrato tra New York e Lecce, il disco vedeva Mauro Durante alle prese con la scrittura di brani originali, lavorando con un approccio del tutto nuovo, fianco a fianco con alcuni tra i più autorevoli produttori americani. 
Il successo questa volta è strepitoso, tanto da proiettare il gruppo al successo come miglior Gruppo di World Music al mondo ai Songlines Music Awards del 2018 e ad esibirsi nel 2019 sul palco della Royal Albert Hall di Londra per i BBC Proms. A quattro anni di distanza da “Canzoniere”, il Canzoniere Grecanico Salentino riporta tutto a casa con “Meridiana”, un concept album sul concetto di tempo, declinato in tutte le sue diverse e multiformi sfaccettature. Viene raccontato, così, il tempo come convenzione che scandisce l’eterno ciclo che alterna giorno e notte, la nascita e la fine di un amore, il sogno e la realtà. Sullo sfondo c’è il dialogo tra generazioni diverse e il Sud che vive tra passato e presente, luci ed ombre. C’è anche il tempo sospeso dei giorni della pandemia e dell’incertezza, ma soprattutto c’è il sole della musica che splende in alto e senza il quale la meridiana tace. Dal punto di vista musicale il disco presenta riletture di brani della tradizione salentina (“Lu Sittaturu”, “Quannu Camini Tie”, “Ntunucciu” e “Ninnarella”), brani inediti (“Balla Nina” e “Meridiana”) e composizioni  originali in cui la pizzica è declinata al futuro 
(“Orfeo” e “Ronda”), così come non mancano riflessioni profonde sul nostro tempo e la storia (“Stornello alla Memoria” e “Vulìa”). Ad impreziosire il tutto alcuni ospiti internazionali come il chitarrista Justin Adams, la band newyorkse Red Baraat ed Enzo Avitabile, oltre alla partecipazione di Valerio Combass degli Apres La Class e del batterista Antonio “Dema” De Marianis. “Meridiana” però non è solo un disco ma un progetto più ampio, articolato tra video, immagini e contributi di esperti dal mondo della cultura e della scienza racchiusi in un portale online e nel libretto 2.0 del cd che consente di esplorare ed approfondire ogni aspetto del disco. A raccontarci questo nuovo album è Mauro Durante. (Salvatore Esposito)

“Meridiana”, “Tic e Tac”: il nuovo album fa i conti con lo scorrere del tempo. Come si colloca questo lavoro nel ciclo che si è aperto nel 2007 e che corrisponde ad un cambio generazionale”?
Credo che sia il naturale sviluppo del lavoro che facciamo insieme da dieci anni, cioè dall’uscita di Pizzica Indiavolata, che è stato un po’ l’inizio di questo percorso. Un viaggio che ci ha portato letteralmente in giro per il mondo, a fare il pieno di vita e di soddisfazioni, condividendo tantissimo. 4 album, innumerevoli tour, ancora più emozioni.

Quali sono le ispirazioni alla base di questo nuovo album?
Tutto è partito da una riflessione su quello che noi del Canzoniere facciamo abitualmente. Trattiamo con un linguaggio, una musica, una danza e delle tradizioni che ci arrivano da altre epoche, e già riproponendo alcune canzoni tradizionali facciamo un’operazione di traduzione dal passato al presente: giochiamo col tempo. Il tempo è così diventato il centro dell’album, la principale ispirazione. Da quel filo rosso poi, tanti altri sono stati i temi e gli spunti, dalla tradizione popolare all’attualità, alla lettura di vari testi di filosofia, fisica, sociologia, mitologia e narrativa. E poi naturalmente il Sud, il nostro sud fatto di luce abbagliante, e delle ombre che inevitabilmente proietta.

Come hanno preso corpo le diverse composizioni? Quali sono le differenze sostanziali a livello di ricerca sonora e compositiva tra questo nuovo album e i precedenti lavori? 
L’idea iniziale era quella di creare i brani attraverso varie sessioni di scrittura collettiva. Poi è arrivata la pandemia, e questo naturalmente non è stato più possibile. 
Ma nonostante le difficoltà, “Meridiana” è il racconto di un’unione, la nostra. I brani sono nati in vari modi, alcuni scritti a distanza, anche a più mani, alcuni singolarmente, altri ancora sono stati modificati di persona nell’ultimo mese di lavoro, quando abbiamo potuto gradualmente riprendere ad incontrarci. In “Meridiana” abbiamo cercato di rappresentare e fondere tutte le nostre anime in un progetto unitario, attraverso la ricerca di un sound originale, moderno, che dicesse inconfondibilmente: CGS.  Trovo che questo album sia una naturale continuazione di quelli precedenti. Rispetto all’ultimo, “Canzoniere”, questo è meno orientato verso la forma canzone, è la differenza principale. Ma non perché fossimo contrari a quella direzione. Semplicemente,  abbiamo cercato di sviluppare ogni brano secondo la sua natura e inclinazione, quale che fosse, all’interno di un “viaggio nel tempo” variegato ma coerente.

La produzione vede la collaborazione di Justin Adams: com’è nato il rapporto con lui e come è intervenuto in questo album? Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase di arrangiamento dei brani tradizionali?
La collaborazione Justin Adams nasce dalla Notte della Taranta del 2011, diretta da Ludovico Einaudi, dove io ero l’assistente e braccio destro di Ludovico. Lì, insieme a Giancarlo, Alessia, Silvia, Massimiliano, Giulio ed Emanuele, abbiamo suonato insieme a Justin per la prima volta, scoprendoci anime affini. Justin ha continuato a collaborare con noi nel corso degli anni, esibendosi in progetti speciali a Parigi (2013), Bath (2015), al Womad 2019 e in quello che probabilmente è stato il concerto più importante della storia del CGS: i BBC Proms 2019 alla Royal Albert Hall. Il lavoro di Justin in “Meridiana” è stato incredibilmente prezioso. 
Ha cercato e voluto trasmettere nel disco la forza e l’energia che sentiva nei nostri live, e si è curato che le performance fossero quanto più intense e dirette. Si è interfacciato con tutti noi con umiltà e rispetto, donando moltissimo al progetto. Uno di noi! Ci sono stati vari approcci nell’arrangiamento dei brani tradizionali. “Quannu camini tie” era parte del primo album del canzoniere, e lo cantavano mio padre Daniele e Roberto, il padre di Emanuele. È una delle canzoni salentine a cui sono più legato, una delle dichiarazioni d’amore più belle. L’abbiamo arrangiato insieme io ed Emanuele, chiudendo un cerchio lungo più di quarant’anni, da padri a figli. Ho lavorato da solo su “Ntunucciu”, mentre su “Lu Sittaturu”, oltre alla firma di Giulio ed Emanuele accanto alla mia, è stato fondamentale il lavoro sull’elettronica fatto con Giacomo Greco degli Inude, che ha curato i synth e i suoni elettronici in tutto l’album. Su “Ninnarella”, con Alessia, abbiamo sperimentato uno stile di intervento sui brani di origine popolare in cui coesistono testi e musiche tradizionali, accanto all’invenzione di nuovi testi e nuove melodie, una sorta di scrittura a più mani tra noi e il passato.

L’album è stata l’occasione per incidere con alcuni ospiti: come descrivereste i loro interventi ed il rapporto che avete con loro (Enzo Avitabile, Red Baraat)?
Enzo è uno dei nostri punti di riferimento. È un personaggio di caratura internazionale. Ci è capitato di incontrarci in giro nei tour e lui aveva espresso gradimento per il nostro percorso, e da lì attendevamo solo l’occasione giusta. Io avevo l’idea di quel tema che affrontiamo in “Tic e tac”, volevo parlare di questa frenesia, questo senso di essere schiavi degli impegni, delle scadenze e delle nostre stesse aspettative, proprio della “società della performance”, come la definiscono Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon. 
Gli ho detto di questa idea e gli ho mandato un demo musicale di quelle che sarebbero potute essere le parti del CGS. Nel giro di due giorni ha restituito quello che già sentite nel pezzo, la sua voce con quel testo, tutte le sue parti erano già pronte per essere pubblicate!! E ora non vediamo l’ora di suonarci insieme dal vivo. Abbiamo incontrato I Red Baraat durante I nostri tour internazionali. Spesso abbiamo condiviso gli stessi festival e palchi, e ci siamo conosciuti così, gli uni innamorati della musica degli altri. Sono rimasto in contatto con il loro leader Sunny Jain, entrambi in attesa di opportunità per collaborare. E queste sono arrivate l’anno scorso: io sono parte del suo ultimo progetto “Phoenix Rise”, nato e prodotto durante la pandemia; e insieme abbiamo scritto “Pizzica Bhangra”, coinvolgendo i Red Baraat. Ho sempre pensato che la musica Bhangra e la Pizzica avessero un beat e un bpm simile,  che fossero compatibili, con una sorta di vibrazione comune, legata alla danza, gioiosa e malinconica allo stesso tempo. Credo che Pizzica Bhangra ne sia la prova.

“Balla Nina” è stato il primo brano che avete fatto ascoltare il 7 maggio: in che modo descrivereste il vostro rapporto con la danza e se, e come, sta cambiando nel tempo?
In “Balla Nina” la danza è il simbolo della vita. Quella che finisce, quella che nasce. Abbraccia tutte le generazioni. Danzare è vivere. Cambiano i codici, i linguaggi, ma il desiderio di danzare, insieme, non tramonterà mai.

“Orfeo” sembra intersecare il morso del serpente e quello della taranta: vedete un parallelo fra i rituali musicali della Taranta e Orfeo che suona e canta per commuovere gli dei? 
Qual è l’attualità di questa dimensione rituale?
Il serpente era uno degli animali, delle divinità zoomorfe, che potevano scatenare il tarantismo. Così come nel tarantismo, Orfeo tenta di riportare alla vita Euridice attraverso il potere magico della sua musica, venendo a patti con gli dei. Le vicende sono diverse, ma la matrice è comune: la musica come veicolo per comunicare col divino, con l’intangibile, e come strumento per cambiare il mondo. (Vi rimando al sito www.meridiana-cgs.it in cui il professore G. Salvatore fa un parallelismo più approfondito tra Orfismo e Tarantismo). Ancora oggi la musica e la danza sono un simbolo fortissimo di contatto, comunità, riappropriazione della socialità.  Nel brano “Orfeo”, però, oltre al parallelismo con la Taranta e al potere magico della musica, troviamo la coesistenza tra morte e vita, la persistenza di chi non c’è più ma è ancora tangibile nei nostri ricordi e sentimenti. Passato e presente, desiderio di nuovo futuro condiviso, anche se impossibile, coesistono, nel mito come nella realtà.

Qualche anno fa avete registrato “Solo andata”; nel video di presentazione di “Meridiana” avete chiesto un intervento a Francesca Corbo di Amnesty International: che funzione attribuite al vostro lavoro rispetto ai temi dei diritti e della giustizia sociale?
La musica tradizionale ha sempre avuto la funzione di raccontare la vita delle persone che la suonavano, cantavano e danzavano. I canti sociali e di lavoro hanno da sempre un ruolo importante, politico e incisivo. Allo stesso modo, noi sentiamo il dovere e la responsabilità di cantare il nostro presente, inclusi i demoni dei giorni nostri. Siamo per una società inclusiva, giusta ed equa. 

In che modo le misure legate al Covid-19 hanno condizionato e condizioneranno il vostro lavoro? 
Ci hanno impedito di essere gruppo nel nostro modo abituale. Non potevamo stare insieme. È stata molto dura, oltre a naturalmente quello che tutti hanno sofferto, non solo noi artisti. Al momento le misure condizionano ancora molto il lavoro, nelle difficoltà di mobilità, raduno e possibilità di danzare. Venivamo da una media di 60 concerti all’anno in giro per il mondo, e ora il ritorno a quella “normalità” sarà necessariamente graduale. Senza contare i danni economici subiti da tutto il settore e il sistema spettacolo, a livello nazionale e internazionale.

Come e quando presenterete “Meridiana” dal vivo in Italia e nel mondo?
Partiamo il 29 giugno dal Castello di Corgliano d’Otranto nel nostro Salento! E da lì abbiamo concerti in Italia e anche all’estero, che si stanno via via definendo. Saremo in Austria, Germania (all’iconica Elbphilarmonie di Amburgo), Spagna, Albania e Francia.

Alessio Surian con il contributo di Salvatore Esposito


Canzoniere Grecanico Salentino – Meridiana (Ponderosa, 2021)
Mai come durante il lockdown abbiamo fatto i conti con il contrarsi e il dilatarsi del tempo. I dodici brani raccolti in “Meridiana” indagano il rapporto che abbiamo col tempo proiettandovi la luce abbagliante e le ombre del Meridione. L’album si apre con tre composizioni originali, firmate da Mauro Durante, ben diverse eppure in dialogo fra loro. Nel primo caso, la composizione è avvenuta a sei mani con la cantante e percussionista Alessia Tondo e il testo di Silvia Perrone: “Balla Nina”, a inizio maggio, ha fatto da apripista all’intero album, un biglietto da visita energetico che descrive su un tempo medio il ciclo della vita, il dolore del venire alla luce, le stagioni della vite e il concatenarsi delle generazioni, la bellezza della vita e della danza, parte integrante del gruppo con Silvia Perrone. Con Tondo e Durante sono Emanuele Licci alla voce e agli strumenti a corda, Giulio Bianco ai fiati, Massimiliano Morabito all’organetto, Giancarlo Paglialunga al tamburello e alle calebas. E due ospiti che mettono subito in luce la volontà di coltivare una personale dimensione elettroacustica: con il synth e il sound design di Giacomo Greco e con il basso elettrico di Valerio “Combass” Bruno. E con la produzione, cui collabora il chitarrista nomade Justin Adams. In occasione della presentazione dell’album il 20 maggio, Andrea Colamedici vede in questo lavoro la capacità di “prendersi in pieno la responsabilità della tradizione, della traduzione, del tradimento”, un’affermazione che prende ancora più corpo con il commento di Gianfranco Salvatore al successivo “Orfeo”, letto a partire dall’evocazione del morso del serpente a Euridice e come parallelo fra i rituali musicali della Taranta e Orfeo che suona e canta per commuovere gli Dei: per Maura Gancitano: mentre il tempo lineare sembra divorarci, la musica che veicola ritualità permette di sperimentare modi di vivere il tempo in modo libero. Se in “Balla Nina” è il coro delle voci a rispondere a quella solista su un articolato tappeto di suoni, in “Orfeo” ritroviamo prima l’essenzialità e la potenza della voce di Alessia Tondo sulla pulsazione dei tamburelli e in dialogo, con violino e flauti, per poi incrementare la profondità del paesaggio sonoro intersecando nell’arrangiamento gli archi e il sound design curati da Durante e Greco. A questo punto, appare quasi “naturale” il cambio di passo di “Pizzica Bhangra”, scritta da Durante con Sunny Jain che chiama in causa il dhol e i ritmi bhangra di quest’ultimo in sieme ai compagni di Red Baraat: Lynn Ligammari al sax soprano, Sonny Singh alla tromba e Johnny Altieri al susafono. Si va lontano per tornare vicino e rinnovare lo sguardo sulla tradizione: nuovi arrangiamenti riguardano “Lu sittaturu” (arrangiato da Bianco, Durante e Licci), “Ninnarella” in cui Alessia Tondo ha inanellato versi che la tradizione ci offre in ordine sparso,  “Quannu camini tie”, con testi anche in griko curati da Licci, il più conosciuto “Ntunucciu”, arrangiata da Durante che vi suona il violino, e lascia spazio al coro con Emanuele Licci e Alessia Tondo che rispondono alla voce solista di Giancarlo Paglialunga. Nel finale c’è spazio per “Tic e tac” in cui lo scorrere del tempo è scandito Insieme ad Enzo Avitabile e a Justin Adams che fa capolino alla chitarra insieme al contrabbasso elettrico di Valerio “Combass” Bruno. In “Ronda” è il basso synth di Giacomo Greco ad intersecarsi alla zampogna di Giulio Bianco e alla propulasione dei quattro tamburelli suonati da Durante, Licci, Paglialunga e Tondo.  “Meridiana” chiude il cerchio con una ballata in italiano (“non cerco una clessidra, una data di scadenza”) scritta da Durante e arrangiata da Licci per la chitarra dello stesso Licci, il clarinetto di Bianco e la voce di Alessia Tondo che ci lascia con una domanda sussurrata e nitida “Quanto dura sulla pelle il calore del mio abbraccio?”. Una volta di più, la capacità del CGS di interrogare le relazioni che attraversano lo spazio locale mostra la portata planetaria della sua arte: non a caso l’album è entrato direttamente al primo posto nella Transglobal World Music Chart.




Alessio Surian

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