Tirana-Tirona AllStars – Tirana 100 (Arte Foundation/Comune di Tirana, 2020)

Tirana è uno di quei luoghi dove è passata la Storia con la S maiuscola. Lo scorso 2020 ha festeggiato il suo centesimo compleanno di capitale dello stato albanese, anche se all’epoca della sua proclamazione era un centro di dimensioni modeste, scelto per la sua centralità territoriale e per conservare delicati equilibri politici e identitari nella fase fondante di un Paese sorto sul disfacimento e rimescolamento dell’Impero ottomano. Come che sia, quale migliore occasione se non quella del genetliaco di capitale per realizzare un progetto discografico che restituisce la pratica musicale di una città crocevia, di uno specchio musicale in cui si riflettono vaste stratificazioni storiche, stilistiche e culturali? “Tirana 100” è stato prodotto da Arte Foundation, in collaborazione con la Radio e Televisione Albanese (RTSH) e il sostegno del Comune di Tirana. In cabina di regia si sono messi l’artista, curatrice, produttrice musicale e direttrice artistica Edit Pula(j), che ricordiamo già come collaboratrice di Joe Boyd e Andrea Goertler nella creazione del super-gruppo Saz’Iso e la celebre musicologa, produttrice, divulgatrice e accademica della SOAS Lucy Durán, che è dietro numerose mirabolanti avventure musicali africane sub-saheliane e latino-americane. In più, alla console c’è Martin Appleby, musicista e ingegnere del suono, specializzato in tradizioni musicali e field recording, uno che – tanto per intenderci – si prende cura tanto dei Proms della BBC quanto dei Womad Festival. La consulenza etnomusicologica è stata affidata a Dorian Cene. “Tirana 100” è stato registrato a Natale 2019, prima della crisi pan-sindemica, ed è stato pubblicato in formato di LP e di CD (che contiene quattro brani in più). Le diciassette tracce del programma proiettano la multiforme storia culturale della città, producendo in chi si mette all’ascolto quello stato emotivo che gli albanesi chiamano “qejf”, traducibile all’incirca con “divertimento”. 
Sono coinvolti maestri di lungo corso come i clarinettisti Hekuran Xhambali e Ismail Kavaja, il fisarmonicista Rafail Caka e i cantanti Rik Buneci, Xhemal Kodra (conosciuto come Moli), Iris Bega, il suonatore di llauta (strumento tastato a quattro corde doppie) Adriatik Çelmeta e Neki Kastrati al tamburo a cornice, questi ultimi tre membri dell’Ensemble Nazionale Albanese. Gli altri strumentisti, tutti degni di nota, sono il cantante e percussionista Pëllumb Meta, Artur Yzeiri (llauta), Gentian Muhaxhiri (contrabbasso acustico) e le nuove leve Eraldo Feto (violino) e Dritan Hekurani (contrabbasso). Infine, i fratelli Arben e Ilir Tafaj, imprenditori di successo ma anche cultori di canto popolare. A partire dall’orgoglio cittadino esaltato nella canzone urbana “Jam Tirons” (“Sono di Tirana”) il lavoro propone un viaggio nel tempo e nei repertori, fatto di vecchie canzoni come “Te Selvitë e Namasgjasë” (“Presso gli alberi di Giuda della moschea”), canti che richiamano l’atmosfera profumata di raki dei “mejhone” e romantiche serenate (“Veç për hatër të Ashiknis”, ossia “Per amore”, la cui seconda parte presenta un testo originale improvvisato che tesse le lodi della capitale). C’è poi il lamento d’amore per una giovane fanciulla (“Qyqja e beharit”, vale a dire “Il corvo di primavera”), cantata dal leggendario Moli. Merita attenzione anche lo sguardo rivolto alle inflessioni del mondo rurale prossimo alla capitale, qui rappresentato dalle danze di Zall-Herr (“Vallja e Zallherrit”), provenienti da un paesino di montagna a circa quindici chilometri da Tirana, e della località di Bradashesh, dove si balla in cerchio aperto. 
Altro strumentale di pregio, con clarinetti protagonisti, è “Lodrat e Vjetra”. Parlando di ballo, è inevitabile pensare alle danze nuziali come la celebre “Naploni”. Sempre in tema sponsale è proposto il pot-pourri di canti che va sotto il titolo di “Dy dele e treqind pare & Cim Cim Ca”, mentre “Një ditë të bukur ditë Bajrami” (“Una Bella giornata di ‘Buona Festa’”) racconta ancora di un perduto amore durante la celebrazione della festa di fine del Ramadan. Né può mancare di certo il portato culturale dei Rom, che trova spazio con “Besh çaje besh” (“Siedi ragazza, Siedi”), celebre motivo che racconta la storia di un amore tra una ragazza rom e un gagé contrastato dalle famiglie. Umori Romanes anche in “Ulu mal të dali hona” (“Inchinati Montagna alla Luna”), che è tra i passaggi più intensi dell’album per le interpretazioni vocali, come pure lo sono le canzoni d’amore “Trëndafilin kur ta dhashë” (“Quando ti ho dato la Rosa”) e “Qënke veshur me të bardha ( “Una donna di bianco vestita”), guidate dalla solista Iris Bega cui si affiancano una pluralità di voci eccellenti. Pure “Artozane e Lumës” (“L’artigiana di Luma”) è cantata da Bega: si tratta di una canzone molto popolare ai tempi del regime di Hoxha, la celebrazione di una laboriosa ed abile artigiana della cittadina di Luma (Albania centrale), lavoratrice in una cooperativa artigianale del tempo. “Kënga Abazit” (“La canzone di Abaz”), che conclude il formato CD, è il lamento di un uomo lasciato dalla sua amata Liri, per la voce di Pëllumb Meta, mentre soffia nel clarinetto il veterano virtuoso Hekuran Xhambali. Una prevalente vena melodica, manifestazioni musicali in cui confluiscono elementi di derivazione orientale e balcanica fusi con altre sensibilità, liriche popolari, baldanzosi e irregolari ritmi di danza che si presentano in tempi dispari, tessuti strumentali ricchi con passaggi solisti improvvisativi. Insomma, una ricca varietà che fa emergere la bella storia in musica della capitale albanese e dà lustro a musicisti di gran valore. 




Ciro De Rosa

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