Marcella Carboni Trio – This is not a Harp (Barnum for art/I.R.D., 2020)

Arpista, compositrice e didatta, Marcella Carboni ha alle spalle un rigoroso percorso formativo, speso tra il diploma in arpa classica e la laurea in musica jazz, e un articolato background artistico nel quale spiccano le prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Bruno Tommaso, Rosario Giuliani, Enrico Intra ed Enrico Pieranunzi, esperienze in formazioni diverse dai progetti in solo all’orchestra, passando per quelli in duo con le voci di Francesca Corrias ed Elisabetta Antonini per giungere ai fortunati incontri con l’armonicista Max De Aloe in “Pop Harp”, il batterista Massimo Barbiero in “Kandinsky” e il sassofonista Simone Alessandrini. In parallelo, da oltre un decennio, l’arpista sarda si è dedicata all’attività didattica con l’insegnamento dell’arpa jazz nei conservatori italiani e nelle scuole estere, dando anche alle stampe nel 2018 il metodo “Jazz Harp – A Practical Method”. Dal punto di vista stilistico nel suo DNA musicale convivono il jazz mainstream e l’improvvisazione con Anthony Braxton e il collettivo romano Franco Ferguson a rappresentare le fondamenta del suo percorso di ricerca. A sei anni di distanza da “Still Chime”, il suo ultimo lavoro come leader, ritroviamo Marcella Carboni con “This is not a Harp” pregevole album inciso con due tra i più apprezzati strumentisti della scena jazz italiana: Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Si tratta di un disco dallo stile surrealista e dal sound originale e moderno nel quale vengono esplorate a tutto tondo le avanguardie espressive dell’arpa come voce strumentale. A riguardo la musicista sarda afferma: "Questa non è un’arpa. Non è sicuramente l’arpa angelica, magica e rilassante, che ritroviamo nell’immaginario collettivo. E allora questa non è un’arpa: è la mia voce, il mio suono. È uno strumento che sa graffiare, sa avere ritmo, groove. È straniante ma a volte anche morbida e dal suono rotondo. Pensando a questo trio ho preso in prestito da René Magritte il titolo del dipinto con la celebre pipa, “L’inganno delle immagini”, che diventa qui “L’inganno dei suoni”, dove contrabbasso, batteria e arpa si muovono in un continuo gioco di ruoli intercambiabili. La struttura del disco è concepita come un quadro surrealista: otto oggetti reali e razionali che si trovano in mezzo a quattro pillole di improvvisazione radicale, follie sonore, ispirate alle tele di Magritte; una batteria suonata in reverse, giochi di effetti, contrasti timbrici e dinamici che aprono le porte di una dimensione surreale”. Composto da dodici composizioni originali il disco presenta otto brani, di impostazione classica e dai colori musicali vari e cangianti, e quattro imperdibili follie sonore in cui nulla è dato per scontato tra giochi timbrici, rimi destrutturati e suoni manipolati. La sezione ritmica con basso e batteria crea una perfetta architettura sonora su cui l’arpa disegna fascinosi itinerari sonori di un viaggio immaginifico. Il disco si apre con “The treachery of sound” con il contrabbasso di Della Porta ad imprimere un groove denso e potente alla struttura melodica. La bella sequenza con “The Wheel” e “Personal Values” ci introducono ad uno dei vertici del disco “Mindful” che brilla per il suo giro armonico, così come “La follia italiana” è una composizione geniale con l’arpa che evoca un liuto medioevale per poi proiettarsi verso i territori del jazz. Se il breve frammento “Decalcomania” è una intrigante sperimentazione con la batteria di Bagnoli registrata in reverse, la successiva “Il piccolo Principe” è un omaggio all’opera di Antoine de Saint-Exupéry della quale viene evocata l’atmosfera sognante. Si sperimenta ancora con “Time Transfixed” che fa da preludio alla brillante “Reasonance” in cui spicca il perfetto interplay tra la sezione ritmica e l’arpa per giungere al finale con “The False Mirror” che introduce al finale con “Giulio Libano” di Stefano Bagnoli e “Background Noise (So What?)” con il suo gustoso ritmo in levare che evolve in un irresistibile swing. Ma non finisce qui, perché nel disco è presente una password che consente l’accesso al download digitale delle improvvisazioni libere di “Time Transfixed”, “The False Mirror” e “The Empire of Lights” in cui si ascolta il trio esprimersi musicalmente in piena libertà. Ulteriore estensione del disco è rappresentata dai video d’artista di Simone Memé disponibili sul canale YouTube di Marcella Carboni e www.youtube.com/user/marcellacarboni che accompagnano i dieci brani del disco, piccole narrazioni poetiche che contribuiscono ad ampliare il raggio narrativo del disco. “This is not Harp” è, dunque, un disco intrigante, un lavoro di assoluto pregio che non mancherà di entusiasmare gli ascoltatori. 


Salvatore Esposito

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