Luis Peixoto – Geodesia (Groove Punch, 2021)

Ne ha percorsa di strada Luis Peixoto, originario di Coimbra (1980), studi di chitarra classica all’Accademia de Música de Lagos, di mandolino, cavaquinho e chitarra al Conservatorio di Coimbra e alla Asociación Académica de Coimbra. Un passato di accompagnatore e di incisioni con un bel novero di artisti, tra cui Dazkarieh, Assembly Point, Stockholm Lisboa Project,Trim, Sebastião Antunes, Anxo Lorenzo Band, Kepa Junkera, Julio Pereira e Ana Bacalhau, a significare il suo sostanzioso apporto timbrico e stilistico in una bella varietà di dischi riconducibili alla musica de “raizes” portoghese. Nel 2017 ha inciso il suo primo disco solista (“Assimétrico”), in cui erano in scena plettri, campionamenti ed elettronica. Il suo cammino lo conduce ora a “Geodesia”, album completamente acustico a prevalenza strumentale, che privilegia la versatilità del mandolino, pure se Peixoto suona qua e là anche cavaquinho, bouzouki e viola braguesa. Incentrato su un assetto base in trio, il lavoro vede Peixoto in compagnia di Ciscu Cardona alla chitarra e l’asturiano Rubén Bada al violino, ma la geometria timbrica è variabile, cosicché lungo lo snodo dei dodici pezzi del disco incontriamo i suoi conterranei Celina da Piedade (fisarmonica) José Peixoto (chitarra elettrica), Catarina Moura (voce), il catalano Ricard Ros (flauti), i galiziani Ricardo Mouriño (whistle), Pablo Vergara (bodhrán) e Pedro Fariñas (gaita galega), il finlandese Esko Järvelä (violino), il murciano Jose Robles (octavilla e laud), il canario Germán López (timple) e il capoverdiano Hernani Almeida (chitarra). Tra motivi che arrivano direttamente dalla tradizione lusitana e composizioni originali che seguono diverse suggestioni popolari, che si tratti del mondo iberico, di quello “celtico” o di dialoghi che fanno volare l’immaginazione sull’asse delle corde atlantiche l’esito è del tutto lodevole. Si parte con i tre temi che compongono “Volta a Trás”, di cui i primi due tradizionali e il terzo ispirato alle espressioni di Trás os Montes; attraversa la terra lusitana anche “Corridinho da Chipa”, con dentro il mantice dell’alentejana Celina da Piedade e il whistle di Mouriño. I successivi brani sono firmati da Peixoto: il bodhrán accentua il sostegno ritmico nella title track, “Olost” è un pezzo solare composto con il chitarrista Ciscu Cardona. Ci piace particolarmente “Going Over Distance”, nel quale si ricompone l’organico in trio, ma questa volta è l’archetto sfavillante di Esku Järvelä a sollecitare atmosfere che richiamano le sue esperienze di ambientazione nordgrass nei Frigg (di cui il finnico è membro) con qualche sorprendente inflessione balcanica, mentre nell’introspettivo “Resiliência” la triade base si ritrova facendo trasparire la perfetta sintonia. La musica riprende vigore con “Murinheira de Coimbra”, un set di due danze tradizionali, simili alla muiñeira galiziana in cui entrano gaita e flauto. Arriva, invece, dalle Asturie “Xota d’Ibias”, interpretata con due mandolini e la chitarra elettrica dell’ex Madredeus José Peixoto. Si ritorna in Portogallo per l’unica canzone dell’album, “Chula do Salto”, che è un tradizionale di Minho, interpretato da Catarina Moura su un trionfo di corde (viola braguesa, cavaquinho, chitarra e violino). L’album continua con tre pezzi firmati da Peixoto: i colori del laud e della octavilla (strumento a sei corde doppie e forma di chitarra) impreziosiscono “Siga a Rusga”; “Calçadas” emerge per la presenza di Germán López, maestro del timple, e di Hernani Almeida, apprezzatissimo produttore e chitarrista, conosciuto da Luis durante una residenza al festival capoverdiano Sete Sóis Sete Luas; infine “Bom Descanso”, una composizione che Peixoto ha dedicato a suoi figli, ci accompagna delicatamente alla conclusione di “Geodesia”. Un prodotto di personalità da assaporare pienamente. 


Ciro De Rosa

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