Antonio Melegari (a cura di), Santu Lazzaru e dintorni, Kurumuny 2021, pp. 100, Euro 15,00 Libro con Cd

La Settimana Santa, al pari del Natale, rappresenta nella tradizione popolare e nella cultura contadina uno dei momenti rituali più intensi e sentiti dell’anno, tanto per la sua rilevanza religiosa connessa alle celebrazioni liturgiche, quanto per la sua dimensione aggregativa prettamente profana. La vita delle comunità agricole e pastorali era, infatti, scandita da tali ricorrenze e, in particolare, la Pasqua con il suo complesso simbolismo legato alla morte e resurrezione del Cristo segnava il passo nel passaggio dall’inverno alla primavera e il ritorno al lavoro nei campi. Nell’articolata geografia sonora dell’Italia vi è una straordinaria varietà di canti, siano essi liturgici o paraliturgici, strettamente legati agli avvenimenti della Settima Santa e, in questo contesto non fa eccezione la tradizione popolare salentina nel cui immenso corpus musicale spiccano diversi canti della passione. Il più noto tra questi è certamente “Santu Lazzaru”, canto di questua portato in giro, durante la Settimana Santa, tra masserie e piccoli centri da “squadre” di musicanti con l’intento di ricevere in dono formaggio fresco, vino e altre cibarie. Nel caso in cui i contadini erano riluttanti a concedere quanto richiesto, ripetevano il canto più volte, tanto è vero che, ancora oggi, è definito come un canto “tira 'ntrame” il cui ascolto ripetuto finisce spesso per stancare chi lo ascolta. Dal punto di vista musicale “Santu Lazzaru” è caratterizzato da una melodia cantilenante e ripetitiva, mentre il testo in dialetto romanzo è ispirato alla passione di Gesù Cristo nel quale vengono raccontate scene evangeliche come l’Ultima Cena, la figura di Maddalena, Simone e il tradimento di Giuda, così come non mancano i ricorrenti inviti alla generosità rivolti agli ascoltatori. Questo canto è diffuso in tutto il Basso Salento ed essendo tramandato oralmente e, quindi soggetto a continue variazioni e trasformazioni, presenta versioni dal testo differente a seconda dei paesi. Negli anni Novanta, si è assistito alla riscoperta del “Santu Lazzaru” in una forma di ricontestualizzazione diversa, laddove la questua si è associata a forme di beneficenza con le compagnie e le squadre di musicisti che raccolgono i doni per associazioni di volontariato ed enti religiosi. Centro di questo movimento di valorizzazione e recupero del “Santu Lazzaru” è stato certamente Cutrofiano dove nel 1991 è stata istituita la rassegna omonima e questo certamente per l’impulso arrivato da alcuni amministratori dell’epoca, ma anche per l’impegno nelle ricerche sul campo di musicisti e ricercatori come Giorgio Di Lecce, Luigi Chiriatti, Daniele Durante e Luigi Mengoli, oltre che per la presenza di “alberi di canto” come Uccio Bandello, Uccio Aloisi, Narduccio Vergaro, Giovanni Avantaggiato e i fratelli Serra e Lolli. Nel corso degli anni, la manifestazione ha avuto una continuità regolare, tant’è che considerata tra le più importanti tra quelle che si tengono durante il periodo pasquale. Ridurre, però, il repertorio della Settimana Santa in Salento al solo “Santu Lazzaro” sarebbe molto riduttivo, non solo perché nella Grecìa Salentina è diffuso, ed ancora oggi praticato, il canto griko in sessantasei versi “I Passiùna tu Cristù”, ma anche per la presenza di ulteriori brani tradizionali di grande interesse. 
A fornirci una interessante panoramica dalla Settimana Santa nel Salento è il libro con cd “Santu Lazzaru e dintorni”, prodotto dall’Associazione Culturale Sud Ethnic in collaborazione con il CantiereLab ed edito da Kurumuny con la curatela di Antonio Melegari, musicista ed operatore culturale molto attivo nella sua Cutrofiano, già protagonista di diversi progetti musicali tra cui Li Ucci Orkestra, ed erede morale della tradizione del “Santu Lazzaru”, avendo raccolto il testimone proprio dalle mani di Uccio Vergaro. Ad aprire il libro è l’appassionato contributo proprio di quest’ultimo che ricorda la sua esperienza in prima linea nel recupero del canto nonché nella crescita della rassegna omonima nella quale si sofferma su una bella descrizione dell’atmosfera che si respira in quelle serate: “La notte tra il sabato e la Domenica delle Palme per noi è una notte magica nella quale si aggiungono altri amici musicisti e appassionati per vivere insieme a noi questa magnifica esperienza. Portare il canto in giro anche in trenta/quaranta persone ed essere ospitati nelle case non è semplicissimo proprio per via del numero consistente, ma tutti ci aspettano, ci aprono le porte e ci accolgono nel migliore dei modi. Le tavole imbandite profumano di tradizione: formaggi, salumi, peperonate, pitte, pezzetti di cavallo al sugo, “unguli” (fave verdi), uova sode, dolci, vini e grappe caserecce e tanto tanto altro… fino ad arrivare alle prime luci del mattino, sfiniti ma con un altro carico di bellissimi ricordi”. Il volume entra nel vivo con il contributo di Luigi Chiriatti su “Canto, poesia e teatro” nel quale viene sviluppato un parallelo tra “Santu Lazzaru”, “I Passiùna tu Cristù” e la Passione teatralizzata degli “Stompi” di Martano. Se Giovanni Leuzzi ripercorre le tappe della nascita e dello sviluppo della rassegna “Santu Lazzaru” a Cutrofiano evidenziando l’importante contributo offerto dall’indimenticato Giorgio Di Lecce, Totò Matteo e Imma Giannuzzi affidano alle pagine i loro personali ricordi della rassegna. Si prosegue con Massimo Manera che illustra le origini del festival “Canti di Passione”, organizzata dalla Fondazione Notte della Taranta, le cui radici sono proprio a Cutrofiano e Sternatia per estendersi a tutta la Grecìa salentina. Giuseppe Cesari del gruppo Cardisanti si sofferma, poi, sui canti liturgici che accompagnavano i riti della Settimana Santa, l’uso di trenule o trozzule che servivano per richiamare i fedeli alla Messa di Pasqua e sulla tradizione del Volo del panno. 
Non meno interessanti sono gli interventi di Simone Giannuzzo sulle tradizioni popolare legate alla Settimana Santa in Salento, Giuseppe Botrugno sulla cuddhura salentina e le memorie familiari legate agli Ucci di Massimo Aloisi, Lucia Vergaro e Tonio Bandello. Ad impreziosire il tutto il ricco apparato iconografico con le copie fotostatiche di documenti dell’epoca e gli scatti di Daniele Coricciati che documenta il rituale de Lu Santu Lazzaru, di casa in casa, al seguito della compagnia Melegari-Stefanizzi. A completare il volume sono i testi con le versioni più note e diffuse de “Lu Santu Lazzaru” ed altri canti tradizionali del periodo pasquale tra cui la già citata “I Passiùna tu Cristù”. Ad accompagnare il disco è il cd che raccoglie ben trentadue brani in formato mp3, suddivisi in nove sezioni, a comporre una sorprendente antologia di canti del periodo pasquale, selezionati tra materiali inediti, registrazioni dal vivo e brani già pubblicati. La prima sezione è dedicata a “Lu Santu Lazzaru” e mette in fila tutte le versioni del canto interpretato dalle compagnie storiche di Cutrofiano (Compagnia di Giuseppe Lisi, Compagnia Paiano, Compagnia di Salvino e Compagnia Melegari-Stefanizzi), ma anche di altri paesi salentini come Aradeo con la Famiglia Zimba e Muro Leccese con la Famiglia Giannotti. Di grande interesse sono “Lu Lazzarenu” di Alezio eseguito dai Fratelli De Pasca e “Le Matinate” dei Cantori di Sannicola, mentre struggente è “I Passiuna tu Christù, interpretata da Antimo Pellegrino e i Cantori di Zollino. Nella sezione altri canti in griko spicca certamente Michela Sicuro che esegue “Ponimmeni istiche i mana”, ma da non perdere sono anche l’Inno del Venerdì Santo di Casarano meglio noto come “Vieni ‘o Morte” eseguito dalla banda, “Stava Maria dolente”, interpretato da I Cantori dei Menamenamò e dalla Filarmonica Città di Gallipoli in una registrazione tratta dall’album “O Fieri Flagelli”. Il disco riserva ulteriori sorprese come una intensa “Munti Munti” proposta da Luigi Marra, la versione del “Lamento di Maria” con una variazione sul tema popolare di Luigi Pasquale Mengoli per voce, chitarra e quintetto di fiati, “Chiangi Maria” e “La Simana Santa” eseguite da Antonio Castrignanò e Rocco De Santis che riprende un testo tradizionale privo della linea melodica dal titolo “Le ure de la Passione”, ma soprattutto “I Passiuna tu Christù” nella rilettura per sola voce di Gianni De Santis ancora dall’album “O Fieri Flagelli”. Completano il disco ulteriori materiali tratti dall’archivio di Luigi Chiriatti tra cui le diverse varianti della Passione in lingua grika e “Lu Lazzarenu” in una registrazione dal vivo del 2011 dei Cantori di Sannicola con Carlo “Canaglia”. “Santu Lazzaro e Dintorni” è, dunque, l’occasione per riscoprire i canti tradizionali salentini della Settimana Santa dei cui riti ci vene offerto un suggestivo ed articolato affresco, ma il progetto dell’associazione Sud Ethnic ha avuto una ulteriore declinazione con il documentario omonimo, realizzato da Meditfilm per la regia di Fabrizio Lecce, proposto come contenuto extra, è un viaggio tra i riti della Settimana Santa nel Salento, attraversando la tradizione, i luoghi e le usanze nelle notti che precedono la Domenica delle Palme con i cantori visitano le famiglie del paese portando al tradizione nelle loro case, una tradizione che sempre di più è un collante per le comunità che si riconoscono in memorie e riti condivisi. 


Salvatore Esposito

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