Mauro Sigura Quartet feat. Luca Aquino – TerraVetro (S’ard Music, 2020)

Che un disco suoni bene non va dato per scontato. Che “TerraVetro” restituisca un suono eccellente è la prima cosa che balza alle orecchie, ascoltando questa seconda opera discografica del quartetto guidato da un musicista di caratura internazionale, Mauro Sigura, torinese di nascita ma di residenza oristanese, studi di filosofia alle spalle, solido chitarrista di formazione poi entrato, anima e corpo, nell’universo dell’oud e del bouzouki greco. Dell’eccellenza sonica del disco va dato merito non solo ai musicisti presenti, ma a chi si muove dietro la console, vale a dire Michele Palmas, che di S’ard Music è anche titolare e ispiratore. Chi sono i protagonisti di “TerraVetro” è presto detto: Mauro Sigura (composizione, oud e bouzouki), Gianfranco Fedele (piano, elettronica, dronin e composizione), pugliese transfuga nella magnifica isola sonora, e i sardi Tancredi Emmi (contrabbasso) e Alessandro Cau (batteria), con la partecipazione di Luca Aquino (tromba) in cinque delle otto tracce del lavoro. Di Sigura ci siamo già occupati in queste pagine con termini lusinghieri in occasione della sua prima produzione, “The color identity”; non risparmieremo elogi nemmeno per “TerraVetro”, album che per ridurne la complessità si potrebbe definire di ispirazione etno-jazz, ma così finiremmo per perpetuare l’uso di formulette che poco dicono dell’essenza della musica. Difatti, se da un lato si può riconoscere l’influenza delle opere di Anouar Brahem, Rabih Abou Khalil o Dhafer Youseff, che rappresentano fari dei dialoghi sonori tra strutture della musica araba e mediorientale e che sono senz’altro punti di riferimento per Sigura, dall’altro si avverte l’intento di coniugare il suo sentire mediterraneo-internazionalista con una scrittura che riflette il lirismo introspettivo e l’attenzione per lo spazio “respirativo”, per le pause accordate agli strumenti del jazz di matrice scandinava. Anzi, va detto che il portato jazzistico appare più marcato in questo nuovo lavoro, sia per la direzione compositiva intrapresa da Sigura sia per la presenza dei profili disegnati della tromba di Aquino. La terra e il vetro “rappresentano la solidità della terra sotto i nostri piedi e la fragilità di cui spesso sono costituite le nostre realtà e le realtà di chi attraversa il mare per una vita migliore”, spiega Sigura nelle note introduttive di un disco che, come costante costitutiva, porta il tema delle suggestioni del viaggio e degli incontri. Ad aprire è “Désir” (coautori Sigura e Fedele), che si caratterizza per l’incisività ritmica su cui si innesta la melodia. La tromba di Aquino e l’oud– quest’ultimo illumina la parte centrale del brano ispirato alle calviniane “Città invisibili” – marcano le atmosfere mediorientali, mentre la seconda parte si giova delle aperture armoniche del piano di Fedele. In assetto di quartetto (oud, piano ed elettronica, contrabbasso e batteria) ecco arrivare “Carthago”, luogo delle storia e della memoria imprescindibile per la Sardegna, motivo in cui la struttura compositiva quasi per contrasto cerca un’ambientazione meditativa nordica. Segue “Ad un solo passo”, che vede di nuovo entrare la tromba, mentre Mauro imbraccia il bouzouki che si prende la scena in un episodio che fa convivere le inquietudini e le tensioni del viaggio che si fa prossimo per chi cerca un’altra vita, ondeggiando tra solerte senso melodico, armonizzazioni e slancio ritmico. Con “Listen, Noodle” (scritta da Gianfranco Fedele) la tromba apre squarci lirici nel ben collaudato dialogo d’insieme dei quattro musicisti. Segue “I muri di Ceuta”, dove i modi arabi tornano centrali nello sviluppo, ma è ancora una volta il piano a introdurre felici digressioni e contrappunti nella seconda parte del tema, prima del ritorno nell’alveo mediorientale nella parte finale della composizione. Se si conosce la natura del vento di nord-ovest si comprende come “Mistral”, suonata in quintetto, proceda tra andamento melodico e figurazione ritmica in levare puntando ancora verso la sponda sud del mare per poi mutare e svilupparsi nel cambiamento finale annunciato dal solo di piano. La successiva “Requiem per il Calderone” è dedicata al ghiacciaio appenninico del Gran Sasso, il più meridionale d’Europa, purtroppo ridotto a un glacionevato: si tratta di un dialogo riflessivo e austero condotto dalla coppia oud e tromba. Il commiato lo porta “The Secret Conflict Of Pireo” che, seguendo le procedure del makam, evoca – con la sua tensione mai risolta – la catastrofe dello scambio di popolazioni che seguì la guerra greco-turca del 1919-1922, omaggiando quel mondo di confluenze musicali. Qui Fedele suona il dronin, uno strumento costruito da un artigiano sardo, costituito da una tavola, delle corde, un ponte e dei magneti. Si suona con l’archetto e il suono viene filtrato e modificato dall’elettronica. Ritorna, quindi, appieno l’idea di far dialogare anime musicali del jazz contemporaneo nordico con le memorie delle rotte musicali mediterranee. Bell’affiatamento e livello di espressione sempre alto, musica ricca di suggestioni, viva e pulsante. 


Ciro De Rosa

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