Andrés Vargas Pinedo – El fabuloso sonido de Andrés Vargas Pinedo. Una colección de música popular amazónica (1966-1974) (Buh, 2021)

La quena di Andrés Vargas Pinedo apre i quaranta minuti di questa raccolta su note danzanti e squillanti: il gruppo lo raggiunge subito offrendo un incalzante tappeto percussivo che chiama i ballerini senza smettere di descrivere un paesaggio ben preciso. Ce lo ricorda anche una voce: “Questa canzone profuma di montagna”. Una dopo l’altra le melodie invitano ad un viaggio attraverso gli innumerevoli volti della musica popolare amazzonica peruviana. Andrés Vargas Pinedo sa evocarli con intensità ricorrendo alla quena e al violino, strumenti ascoltati fin da bambino, il primo nelle feste, il secondo nelle veglie funebri. Da autodidatta ha imparato a suonare la quena a undici anni e il violino a 13: “doni di Dio”. Viene da Yurimaguas, nella provincia Alto Amazonas, nella regione di Loreto, cieco a pochi giorni dalla nascita: “Sono l’ultimo di nove fratelli, a Yurimaguas non potuto studiare, non avevamo i mezzi. Dio non mi ha mandato figli, però ho inciso due dischi con Corazón de la Selva, altri due con Pihuichos e moltissime registrazioni con altri gruppi, dieci cassette solo con Jibaritos de la Selva. Ora verranno altri dischi con Buh”. Oggi ha settantasette anni e la sua vita artistica ha preso corpo a Lima, dove vive da quarant’anni e da trent’anni lavora come musicista di strada nel distretto di San Isidro, nella “cuadra” sei del quartiere Las Begonias. Lì è possibile ascoltarlo dal lunedì al sabato, fra le 11.00 e le 15.00, ma prima della sindemia legata al Covid ci restava fino alle 20.00. Purtroppo, il Covid gli ha causato la perdita del gusto e dell’olfatto, un duro colpo dopo la morte della moglie, a settembre, cui era legato da cinquantatré anni. Cioè dagli anni Sessanta, il periodo in cui compose “Alegría en la selva”, uno dei brani che ha segnato il cammino della musica amazzonica, ennesimo esempio di musica che nasce dall’ascolto del canto degli uccelli. Una sera lungo il fiume, un cinguettio che sembra fatto apposta per un flauto, il desiderio di imitarlo con la quena, “di prendere il mio strumento e di metterci le mani e la testa”. La sera stessa provò la nuova composizione, che ancora non aveva un nome, con il gruppo Corazón de la Selva. Quella notte la suonarono una ventina di volte in una festa di carnevale a nord di Iquitos. Il modo in cui i presenti la ballavano gli suggerì il titolo giusto, “Alegría en la selva”. Con una voce serena, calda e vissuta, dice che per lui l’Amazzonia è una serie di “vegetazioni che si intrecciano a vicenda. Quel che cade da quelle parti è molto difficile ritrovarlo. E’ il patrimonio del Perù, piena di misteri non ancora scoperti, di grande ricchezza”. Da quel mondo e dal decennio a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta l’etichetta Buh ha tratto quindici brani legati al lavoro di Andrés Vargas Pinedo con i suoi primi due gruppi, Conjunto Típico Corazón de la selva e Los Pihuichos de la selva. Con loro, e con gruppi come Los Solteritos, Flor del Oriente e Selva Alegre ha cominciato ad essere riconosciuta la musica popolare amazzonica ed i vari ritmi pandilla, sitaracuy, movido, cajada, chimayche che collegano idealmente la costa e la sierra peruviana, attraversati anche dalle influenze che al tropico legano Brasile, Colombia e Ecuador, in uno spirito di festa e danza collettiva. Sui ritmi del bombo e del rullante, la voce o la quena o il violino cantano linee melodiche sempre ben riconoscibili. “Corazón de la Selva è stato il primo gruppo, nel 1965. L’abbiamo creato per Radio Loreto, per dar vita al programma Cantares de la Selva. Ebbe una buona accoglienza e fui il primo ad incidere in un disco musica folclórica della selva: registrammo ad aprile 1966 per l’etichetta El Virrey. Abbiamo avuto successo soprattutto in montagna. Poi, quando mi sono trasferito a Lima, Corazón de la Selva andò in crisi. Mi raggiunsero il violinista e il percussionista, cui si affiancarono due chitarre e qualche altro musicista. Nacquero così Los Pihuichos de la selva e registrammo inizialmente solo brani strumentali. Per il secondo disco chiesi a mia moglie di cantare, con il nome d’arte La Chamita. Oggi il mio conjunto (gruppo) è Los Mensajeros de la Selva. Purtroppo, da più di un anno, da quando c’è la pandemia non ci sono più occasioni per suonare. Ma non si vive senza un lavoro e così ho scelto di suonare per strada”




Alessio Surian

Nessun commento