La Serpe d’Oro – Il pane e la sassata (L'amore... è come l’ellera?) (Autoprodotto/Distrokid, 2021)

La Serpe D’Oro nasce nel 2013 a Siena da un’idea del contrabbassista Jacopo Crezzini che raduna intorno a sé Luca Mercurio (fisarmonica), Francesco Amadio (mandolino) e Igor Vazzaz (voce, chitarra acustica, chitarra 12 corde, chitarra elettrica, percussioni, ghironda, armonica, kazoo, banjo) per dare vita ad un progetto volto a rileggere la tradizione musicale toscana, ripercorrendo le orme dell’indimenticata Caterina Bueno. Dopo un lungo rodaggio dal vivo, fatto di concerti in piazze, pub, osterie e ristoranti, nel quale presentano uno spettacolo ispirato al cabaret ed all’intrattenimento da strada, il gruppo comincia ad affinare la propria cifra stilistica, nella quale convergono influenze che spaziano da Johnny Cash a Nick Cave, da Les Negresses Vertes ai Pogues per toccare i Calexico. A riguardo affermano: “Suoniamo quel che suoniamo non per “salvare” un repertorio: lo facciamo perché i pezzi che scegliamo sono belli, “ci parlano” e vale assolutamente la pena di riprenderli. Affinché ci parli davvero, è assolutamente necessario che il repertorio venga “interrogato” (ossia vivificato) con i suoni e le soluzioni che ci sono affini, nella nostra “lingua musicale”, senza forzarci volendone parlare un’altra. Per noi la canzone popolare toscana è il “nostro blues”, e infatti parla di lavoro, fatica, amore, sofferenza”. Nel 2017 arriva anche l’album di esordio “Toscani randagi. Canti d’amore, rabbia e osteria” a cui segue, nello stesso anno, lo spettacolo teatrale “Maledetta Toscana. Viaggio cantato per motti e indoli nella regione più amata (e odiata) d’Italia” e, l’anno successivo, il recital “D’amore, d’anarchia e di altri virus letali. Canzoni (e passioni) tra la Toscana e Timbuctù”, realizzato con Andrea Kaemmerle. Seguono alcuni avvicendamenti nella line-up che attualmente vede protagonisti oltre a Crezzini e Vazzan, Fabio Bartolomei (fisarmonica, percussioni, cori), Andrea Del Testa (mandolino, prispolo, cori) e Flavio Iacopi (violino). A distanza di quattro anni dal debutto, la band toscana torna con “Il pane e la sassata (L'amore... è come l’ellera?)”, album che prosegue il cammino tracciato dal precedente proponendo “una commistione di suoni acustici ed elettrici, fondamentale per sottrarci a qualsiasi dimensione bucolica, illustrativa, cartolinesca”, come evidenzia Igor Vazzaz, “all'insegna di un folk contaminato, che accoglie con generosa ospitalità elementi rock, blues, desertici, costruendo un ideale palco sonoro da teatro-canzone”. Un progetto artistico ben preciso nel quale al centro vi è la valorizzazione del repertorio tradizionale “Per La Serpe d’Oro volgere lo sguardo al repertorio popolare è un modo di interrogarsi sul futuro, anche perché lo affrontiamo con le sonorità, le soluzioni, pure le debolezze musicali che ci hanno formati, e quindi il folk, il blues, un certo tipo di rock contaminato: non suoniamo come se fossimo contadini, altrimenti saremmo davvero inautentici, posticci. Tradire, per essere fedeli, come dicono certi filosofi”. In questo senso determinante appare anche la scelta del titolo: “Il pane e la sassata è un’espressione piuttosto enigmatica e neppure diffusa in tutta la Toscana: equivale a dire "o bene bene, o male male", ma c’è chi la interpreta pure come un’apposizione di qualcosa di buono (il pane, appunto) subito seguito dal suo contrario (la sassata)”. L’ascolto ci regala un gustoso spaccato di teatro-canzone con tredici brani, intercalati dai quattro stasimi ed un epilogo in cui vengono proposti i frammenti dell’antica ballata toscana “Sotto il ponte della Sieve”, nata con la collaborazione del chitarrista jazz Claudio Riggio e Stefano Giannotti di OTEME. Si parte con la bella versione di “Son partito da Arcidosso (Vogliamo le bambole)” proposta in medley con lo strumentale originale “Giga di Arcidosso” firmato da Vezzaz, a cui segue “Va' su quel poggio e piega quella rama” e il canto d’amore “All'amore ci ho fatto e ci fo” con la voce e la fisarmonica di Pamela Larese. Il primo stasimo di “Sotto il ponte della Sieve” ci introduce al primo singolo del disco “Amor, la vaga luce” (il cui videoclip di Debora Pioli è stato presentato in anteprima sulle nostre pagine) che riprende la canzone recitata da Dioneo alla fine della Giornata V del Decamerone di Giovanni Boccaccio. La divertente “I’ grillo” cantata in duetto da Igor Vazzaz e Pamela Larese e il crescendo del medley “La rocca/Cade l’uliva” ci schiudono le porte al secondo stasimo di “Sotto il ponte della Sieve” e alla sequenza con “Pan pentito”, “Stornelli mugellani (L’amore è come l’ellera)” dal repertorio di Caterina Bueno e “Marassi Blues”, brillante riscrittura in otaliano di “Folsom Prison Blues” di Johnny Cash. L’ultima parte del disco ci regala l’elegante resa della ninna nanna “Avevo un cavallino brizzolato”, il canto della Passione “Maria la stava in casa (La Passione) in mash-up con lo strumentale “Taranteretike” firmato da Vezzaz. Il quarto stasimo di “Sotto il ponte della Sieve” ci accompagna verso il finale con la versione desert-blues di “Tramonta o sole”, la rilettura di “Sfiorisci bel fiore” dal songbook di Enzo Jannacci e l’epilogo che chiude un disco di pregevole fattura, un lavoro maturo e ben strutturato che non mancherà di sorprendere l’ascoltatore. Info: www.laserpedoro.it - www.facebook.com/laserpedoro 


Salvatore Esposito

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