Artisti Vari – Folk Galore Highlights 2020 (Folk Galore, 2020)

Con questi diciotto highlights la Folk Galore – neonata rivista, casa discografica che con questa raccolta pubblica la sua prima produzione, e anche radio, legata alle due etichette CPL Music e Nordic Notes – chiude un 2020 ricco di musiche e approcci differenti alle tradizioni espressive del nord Europa. Il circuito degli artisti e delle band – che filtrano oltre i confini delle loro aree di provenienza verso ovest tramite poche ma instancabili case discografiche – si fa sempre più articolato e sorprendente. Se infatti dalla raccolta emerge quanto centrale sia il recupero delle vocalità e delle tecniche di canto tradizionali (le quali rimandano a una varietà tipologica straordinaria, che qui non possiamo certamente rappresentare), le soluzioni adottate dagli artisti presenti in questi highlights ci riconducono a uno spazio più organico e di grande creatività. Entro il quale trovano posto strumenti tradizionali ed elettronica (è il caso di ZeMe con “Saules Griezi-Aka Sidrabina Lietins Lija”), voci antiche e moderne, studiate e ricollocate in contesti narrativi del tutto nuovi (Tautumeitas con “Aiz azara”), sperimentazioni e ricerca storica, analisi etnomusicologiche degli stili di canto e delle applicazioni contemporanee di linguaggi e tecniche strumentali (Auli & Albin Paulus con “Alermlied Huidirido”). Si potrebbe dire che il senso di questa raccolta è proprio questo: non fermarsi alla forma tradizionale delle espressioni orali, ma approntare (in una prospettiva di recupero che si compone di approcci differenti, tutti lontani da un coordinamento centralizzato e programmato) un metodo attraverso cui elaborare un linguaggio che possa essere condiviso nella contemporaneità. In questo modo le formule che sostengono le produzioni di artisti come il duo finlandese Vilda, così come del trio lituano Sen Svaja, ma anche della bravissima Emmi Kujanpää, ci appaiono come innovative e, allo stesso tempo, ci suggeriscono una sensazione che riconduce alla durevolezza di espressioni che, anche se in gradi diversi, combinano vecchio e nuovo. La nascita di Folk Galore è stata stimolata anche da un altro motivo, più direttamente legato a interessi editoriali che, nel loro insieme, percorrono l’obbiettivo della promozione. Come si può leggere nelle note introduttive dell’album, nelle riviste di settore non si parla molto – o almeno non quanto vorrebbero i soggetti coinvolti nel progetto – delle musiche di questa parte d’Europa. Il punto di vista è ovviamente parziale, ma riscontrando un certo debito “editoriale” nei confronti delle musiche nordeuropee, Folk Galore è corsa ai ripari: è uscita in pochi numeri finora e questo album, oltre a ripercorrerne la breve storia, punta ad anticipare alcuni dei temi di cui la rivista si occuperà in questo 2021. Questa idea di anticipare alcune produzioni in cantiere è ben rappresentata, ad esempio, da “Kaleda”, brano dell’ensemble russo Vedan Kolod incluso nell’album “Gorodische”, che sarà ripubblicato da CPL il prossimo febbraio (la versione originale è stata autoprodotta dalla band nel 2014). Il brano è un sunto della visione retrospettiva del trio, legato in egual misura allo studio dei repertori canori e dei numerosi strumenti delle tradizioni musicali siberiane. Ma, allo stesso tempo, può rappresentare un buon paradigma entro il quale inquadrare l’intera raccolta, sintetizzando ricerca, riproposta e sperimentazione. Tra i passi più suggestivi – che si muovono in questa triplice direzione – vi sono “Ja na torče”, brano tratto da “Op. 2” di Stanislav Yudin e Asnate Rancane (rispettivamente contrabbassista e cantante), ed “Eiliom susedom” dell’ensemble UDU (i cui membri provengono dalla Lituania e dalla regione della Buriazia), in cui emerge, grazie al throat singing e a strumenti come morin khuur e shruty box, una melodia profonda e ipnotica. Tra i più sperimentali si possono, invece, citare “Nem Hagyon” dei Meszecsinka, “Shchedryk” dell’ensemble ucraino-estone Svjata Vatra, “Ei Meillä Ole Hätää” di Puhti, duo finlandese composto da Anne-Mari Kivimäki e Reetta-Kaisa Iles, e “Devilish Girl” di Belonoga, nome d’arte di Gergana Dimitrova, cantante bulgara con il vezzo dell’elettronica molto conosciuta anche da noi grazie al progetto Le Mystere Des Voix Bulgares. 


Daniele Cestellini

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