The Rheingans Sisters – Receiver (Bendigedig, 2020)

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Nel 2018 ci avevano consegnato “Bright Field”, disco brillante, ben accolto da critica e pubblico, in cui manifestavano la loro inventiva, producendosi in arrangiamenti che valorizzavano i loro strumenti (violino, banjo, flauto e percussioni). Ora le sisters Rowan e Anna hanno realizzato “Receiver”, il loro quarto disco in coppia registrato nel villaggio gallese di Llanbadarn Fynydd, prodotto da Andy Bell e pubblicato dall’etichetta Bendigedig, nota per i suoi prodotti discografici che escono con cadenza annuale curatissimi nell’artwork. L’album, infatti, si presenta in una confezione contenente un libretto di 48 pagine che, oltre alle note sulle quattordici tracce, contiene le riproduzioni delle opere dell’arista visuale di Tolosa Pierre-Olivier Boulant, realizzate con la tecnica fotografica della solargrafia. Se la pratica di lunga esposizione diviene simbolo della collaborazione tra l’artista e il mondo da cui trae ispirazione, pure rivela le affinità del processo compositivo delle due musiciste, una creatività che non può fare a meno di ciò che si riceve dall’ambiente circostante, dagli incontri e dalle relazioni artistiche. Rowan e Anna Rheingan sono cresciute a Grinleford nel Derbyshire, figlie di un liutaio (che ha costruito i loro violini e banjo) e di una storica, scrittrice e praticante di clog dancing. Un ambiente di festival e ceilidh ha forgiato la loro formazione musicale, proseguita poi con studi sistematici e con un lungo soggiorno in Svezia, dove hanno appeso le tecniche violinistiche tradizionali. Rowan, che vive a Sheffield, è anche membro del trio Lady Maisery e, recentemente, ha portato in scena il toccante spettacolo di musica e storytelling “Dispatches On the Red Cross”, basato sulle memorie giovanili di sua nonna nella Germania degli anni ’40 del secolo scorso. Anna, che vive a Tolosa, è immersa nelle tradizioni musicali di area occitana. 
Musicalmente, dunque, le due si sono allontanate da casa, nutrendosi di un immaginario transnazionale come sempre più accade per le nuove generazioni di musicisti. Definirle un duo folk appare sicuramente riduttivo, perché siamo di fronte a un approccio contemporaneo a motivi che spesso provengono da tradizionali locali o rimandano a stili popolari orali, ma che fanno intravedere una scrittura contemporanea, attenta all’esplorazione timbrica e a forme di improvvisazione. Anna Rheingan ha descritto “Receiver” come un album che deriva “dall’attesa e dall’ascolto del mondo”, cogliendo lo spirito di questo tempo pandemico. Rowan ha scritto “The Yellow Of The Flowers”, canzone che apre l’album, caratterizzata dal bordone del violino, dalla voce limpida e dal sottile gioco minimalista tra archi (violino, viola) e synth e pocket piano. Due violini interpretano una melodia da danza tradizionale svedese, “Östbjörka”, che celebra la luce ininterrotta di mezza estate. Un rituale della Cabilia algerina, invece, è la fonte di ispirazione di “Salt of the Earth”, in cui la coppia ci sorprende con l’incrocio di voci, violino, banjo a cinque corde e pennellate di chitarra elettrica. Due banjo (cinque corde e baritono) suonano nello strumentale “One More Banjo”, cui segue “Insomnia”, una bourrée che fonde modello folklorico e sperimentazione. Nella suggestiva “Lament for Lost Sleep” emerge il flabuta (il flauto a tre fori della regione pirenaica del Béarn) di Ann sotto cui si colloca il bordone della viola di Rowan. Ancora il paesaggio del sud francese è la fonte di “Moustiques Dans Les Mûres”, un altro episodio impressionistico, dove si incrociano due violini su cui si inserisce il sax alto di Rachael Cohen. 
Ci si potrebbe accontentare di riprendere un rondeau composto dal violinista del Leicestershire John-Francis Goodacre (“The Bones Of The World”), però le due sorelle nello sviluppo in pizzicato del tema pensano bene di inserire una straniante canzone tradizionale occitana per la conta delle pecore. Con “Urjen” si chiude il cerchio tra ricerca organologica e amore per i suoni del grande nord scandinavo: tutto inizia con un estratto, datato 1935, di un suonatore norvegese di violino Hardanger (Jørgen Tjønnstaul), il cui magnetico tema è ripreso e arrangiato - dopo un lungo studio per trovare la giusta accordatura - per viola e violino. Rowan ha composto sia la delicata canzone “After The Bell Rang” (voce, banjo, tamburo a corde e sax alto) che lo strumentale “From Up Here” (per violini e Hammond), brano dall’atmosfera cinematica. In “Orogen” le due combinano danze del Béarn e un halling norvegese. La riflessione sulla storia, un altro dei principi ispiratori di Rowan, trova compimento nella canzone “The Photograph”, ispirata dalle immagini del Bloody Sunday durante una visita al Museo di Free Derry nell’Irlanda del Nord; il tema finale del brano è una mazurka del Donegal. Di nuovo una danza, un gentile valzer tradizionale del Lozère, arrangiato per banjo a cinque corde e viola, chiude un lavoro di tutto rispetto per connessioni, liriche essenziali al servizio della spiccata sensibilità, dell’intelligenza nella ricerca strumentale e timbrica. 


Ciro De Rosa

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