Artisti Vari – Songbirds. Albanian Music from 78s 1924-1948 (JSP, 2020)

Le pioneristiche incisioni su supporti fonografici a 78 giri della musica del Paese delle Aquile riempiono questo box di 4 dischi pubblicato dall’etichetta JSP. Si tratta di una raccolta contenente 84 brani rimasterizzati, nell’interpretazione di musicisti albanesi locali e della diaspora, registrati a Scutari, Tirana, Atene, Istanbul e negli Stati Uniti (incisioni pubblicate da Balkan, Columbia, Viktor, MI-RE, HMV, Homokord) in un arco temporale che corre dal 1924 al 1948, attraversando passaggi cruciali della storia albanese della prima metà del Novecento, dal ridimensionamento dei confini al turbolento regno di Zog I, dall’occupazione nazi-fascista all’insediamento di un regime comunista. La veterana etichetta britannica JSP, fondata da John Stedman sul finire degli anni Settanta, è rinomata per il suo ricco catalogo di registrazioni d’annata rimasterizzate, dal blues al jazz, dal rebetiko al canto tradizionale bulgaro, dalla tradizione turca ai musicisti della diaspora ucraina negli States. La possibilità di ascoltare questi materiali si deve alla passione e allo scavo certosino di Christopher C. King, musicologo, produttore vincitore di un Grammy, cultore e collezionista di tesori a 78 giri, autore oltre che di succulente compilation discografiche, che raccolgono incisioni storiche delle musiche rurali del sud degli USA e dei Balcani, della poetica ricerca nella musicalità tradizionale greca confluita nell’imperdibile libro “Lament from Epirus” (Norton, 2018), che aveva come protagonista la musica del nord-ovest greco e il violino, ma non solo, di Alexis Zoumbas, di cui King ha curato l’album eponimo di registrazioni degli anni Venti del secolo scorso, pubblicato dall’etichetta Angry Mom Records. 
La maggior parte delle tracce del cofanetto è riconducibile ai dialetti musicali di tradizione Tosk dell’Albania meridionale, dove predomina la struttura polifonica nelle danze e nel canto, ma non mancano esempi provenienti dall’idioma musicale del settentrione Geg (con esempi di canto monodico dalle tessiture vocali acute, esecuzioni con il flauto fyull ed espressioni vocali di matrice urbana), così come sono presenti esempi sonori di altre aree di pratica polifonica (Labëri e Çamëri). Va detto che queste tre zone presentano ognuna una sostanziale comunanza, pur essendo attestate delle varianti stilistiche intra-regionali. La ragione di una prevalenza dei repertori meridionali nelle incisioni a 78 rpm, secondo Stout, si può ricondurre forse a differenze sociali e culturali tra nord e sud del Paese oppure alla più massiccia migrazione dal Sud dell’Albania verso la Turchia (almeno 400.000 durante il regno di Zog I) e gli Stati Uniti nel arco temporale preso in considerazione. Quanto al titolo dell’antologia, esso si spiega con il fatto che il canto degli uccelli, in particolare quello dell’usignolo, nella musica tradizionale albanese è imitato sia nella musica strumentale sia in alcuni brani della cosiddetta iso-polifonia. In Albania l’impianto strutturale polifonico può essere organizzato a due parti con diversi stili (unisono-separazione-unisono; donna solista-coro che canta la parte principale e 
coro che mantiene il bordone); a tre parti con due solisti e un bordone iso che occupa un ruolo fondamentale, determinando il senso di profondità del canto; a quattro parti nella complessa polifonia del sud-ovest del Paese. Si tratta del fenomeno musicale più conosciuto del paese balcanico, soprattutto da quando nel 2005 le polifonie meridionali sono entrate nella Lista dell’Intangible Cultural Heritage” dell’UNESCO (https://www.youtube.com/watch?v=TfOvbb43m6o). Esiste, d’altra parte, una manifestazione di polifonia strumentale, che riprende la composizione di quella solo canora, e una polifonia urbana con accompagnamento strumentale caratterizzata da stratificazioni stilistiche, in cui una piccola orchestra (saze, termine che indica anche il genere musicale che cede la presenza di strumenti) segue i moduli vocali. Gli ensemble strumentali emersero intorno al diciannovesimo secolo, in fase di urbanizzazione, come orchestrine attive nel fornire musica a rituali e feste. Clarinetto, fisarmonica e violino sono gli strumenti moderni incorporati nelle formazioni musicali tra Ottocento e Novecento. Le note di accompagnamento dei quattro CD, curate dalla produttrice, scrittrice, podcaster ed etnomusicologa Ramona Stout, rintracciano molto sinteticamente la storia culturale dell’Albania e fissano aspetti etnomusicologici dei repertori presentati, con accenni ad alcuni dei musicisti registrati (qui avremmo voluto maggiori approfondimenti sulle micro-storie di questi artisti e sui repertori proposti), tra i quali fa la parte del leone la famiglia Asllani di Leskovik. Le tracce propongono diversi organici strumentali (oltre a già citati strumenti, ci sono flauto e lauto) e repertori; l’assetto strumentale presenta spesso la forma del kaba, con la prima parte del brano che procede più lenta e meditativa mentre la seconda si sviluppa con ritmo più sostenuto che conduce alla danza. 
 Di certo, in questa sede risulta impossibile dar conto di tutte le chicche che troverete ascoltando i 4 album, ma – dimenticando senz’altro qualcuno – vogliamo segnalare come degni di nota Riza Bylbyli, Z. Cercis Nesim, Jonuzi & Friends, Pando Opingari, Mehdi Permeti, Sabri Fehimi, Vangjel Leskovikut, Spiridon T. Ilo, Andrea Pappas, Athanas Mone e il coro femminile del Convento Francescano di Shkoder. Di rilievo è pure la presenza di documenti dei Çamëri (oggi l’area ricade principalmente all’interno dei confini greci; in seguito alla suddivisione del 1913 e dopo la II Guerra Mondiale molti albanesi dell’Epiro occidentale greco emigrarono in Albania) e la complessa polifonia a quattro voci dei Labëri, che si caratterizza anche per le dissonanze. A ragione, il venerabile produttore Joe Boyd ha definito questo lavoro “un universo musicale raramente aperto che diventa più profondo e più profondo ad ogni ascolto”. Una strenna unica, che se non esaurisce del tutto l’inventario sonoro albanese, offre un significativo panorama storico-musicale, restituito alla fruizione pubblica e assolutamente da non perdere


Ciro De Rosa

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