Artisti Vari – A Guide to the Birdsong of Mexico, Central America and the Caribbean (Shika Shika, 2020)

L’idea di tradurre il mondo naturale in forme musicali o farlo interagire con esse non è un nuova e le procedure tecnologiche e di registrazione a partire dal secolo scorso hanno fornito grandi opportunità per catturare e interagire con i suoni della natura, delle specie animali e del cosmo. Non è questa la sede per esercitare una riflessione sull’estetica delle esperienze artistiche che hanno connesso creazione umana e paesaggi sonori naturali o animali, perché qui si presenta un progetto che combina elettronica popular e canti di specie aviarie. Nella scena del folklore digitale è conosciuto come El Búho (Il Gufo): è Robin Perkins, inglese di nascita ma messicano d’adozione. Nella sua produzione flauti andini, voci indigene e ritmi folklorici hanno incrociato i beat digitali; Perkins combina tratti delle tradizioni musicali sudamericane con suoni digitali, psichedelia e ambient. Tra i suoi lavori più recenti, segnaliamo #CaminodeFlores (2019), pubblicato dalla Shika Shika Records, collettivo musicale ed etichetta discografica berlinese di cui è co-fondatore con Agustín Rivaldo (Barrio Lindo). Già attivista dell’organizzazione ecologista Greenpeace, il trentatreenne Perkins ha deciso di far collimare la sua sensibilità verso la sostenibilità ambientale con la sua indole musicale, radunando nomi eccellenti dell’elettronica latinoamericana per lavorare su campionamenti dei canti di specie di uccelli a rischio di estinzione, sensibilizzando sul fatto che l’impatto della scomparsa della biodiversità di specie volatili non è da sottovalutare sia in termini biologici che culturali. 
Con tali propositi ha avuto origine l’album “A Guide to the Birdsong of South America” (2015), featuring, tra gli altri, personaggi del DJ set come Nicola Cruz, Dengue Dengue Dengue e Chancha via Circuito, che ha raccolto una cifra considerevole devoluta a organizzazioni ecologiste sudamericane. Dalla scorsa estate è in circolazione il secondo volume intitolato “A Guide to the Birdsong of Mexico, Central America and the Caribbean” (2020), sempre improntato sulla confluenza di forme elettronica (folktronica, groove poliritmici, chicha psichedelica, downtempo, glitch e altro ancora) e canto aviario creata da artisti delle aree coinvolte, tra i quali Garifuna Collective, Time Cow/ Equiknoxx e Tamara Montenegro. Abbiamo raggiunto Robin Perkins per farci raccontare questa sua impresa.
 
Qual è il tuo background musicale?
Ho iniziato a produrre da autodidatta musica circa dieci anni fa, ma prima ancora ho suonato il sassofono per molti anni.

Avevi interesse nei confronti del soundscape latino americano prima di dar inizio al progetto “Birdsong Guide”?
Il primo EP che ho pubblicato come El Búho si intitolava “A Guide to the Birds of South America”. Credo che questa sia stata la prima volta in cui ho iniziato a sperimentare l’idea di usare specifici canti di uccelli come fonte di ispirazione per la composizione musicale.
 
Cosa ti ha portato a creare la “Guide to the Birdsong of South America”?
Si è trattato dell’evoluzione del concetto di utilizzare il canto degli uccelli come nuovo approccio creativo al fare musica, concentrandosi sulla melodia o sul suono di una specifica specie. Per il primo progetto molti degli artisti erano amici o produttori che conoscevo dalla scena. È stato abbastanza facile convincere le persone perché il progetto offre loro qualcosa di diverso e unico.
 
Hai dato loro consigli o indicazioni su come interagire con la voce degli uccelli?
Avevamo una sola regola: usare la registrazione del canto. A parte questo, abbiamo dato agli artisti la libertà di fare quello che sentivano.

Come è stato gestito l’intero progetto?
Il primo progetto è stato gestito come un fai da te con amici e parenti che mi hanno aiutato a realizzarlo e che è stato finanziato da Kickstarter. Il secondo volume è stato poi pubblicato dalla nostra etichetta Shika Shika, che ha coinvolto altri amici e compagni di etichetta per realizzarlo. È un processo piuttosto lungo che parte dalla scelta degli uccelli e dalla raccolta delle fonti sonore, e arriva all’identificazione delle ONG da sostenere, al lavoro con gli artisti e poi alla gestione della produzione e della consegna dell’album, dei vinili e del merchandising.
 
Ti attendevi i così elevati proventi raccolti?
Niente affatto, soprattutto per questo secondo volume dove abbiamo raccolto oltre il 400% del nostro obiettivo Kickstarter!

Parliamo proprio del secondo capitolo dedicato alle specie avicole del Centro America e dei Caraibi. Cosa ascoltiamo?
Il secondo capitolo mi sembra più conciso e scorrevole come album. Sono presenti alcuni dei migliori produttori emergenti o affermati della scena elettronica organica underground dell’America Centrale, del Messico e dei Caraibi.

In che misura i brani sono diversi in termini musicali?
La trait-d’union è che i brani sono “musica elettronica”, ma è un termine molto ampio, per cui l’album viaggia su tutto, dal jazz downtempo dei pappagalli ai cinguettii dancefloor, dal suono oscuro dancefloor degli uccelli alla mistica folktronica.

Che differenza con il precedente?
Questo progetto ha sicuramente una scala più ampia, ma ci siamo concentrati sullo stesso concetto che ha funzionato così bene per il primo volume. Forse abbiamo imparato alcune cose lungo la strada…

Come avete proceduto nella fase esecutiva?
Per questa secondo volume abbiamo spostato l’attenzione a nord dell’Equatore e sulla vulnerabilità di specie di uccelli come momoto carenado del Nicaragua, il ferminia di Cuba e il merlo giamaicano. Abbiamo scelto dieci uccelli il cui numero è diminuito a causa delle ripercussioni sul loro habitat determinate dal cambiamento climatico, dalla deforestazione e dalla cattura per il commercio di animali domestici. Ci siamo procurati le registrazioni lavorando con la comunità di Xeno Canto, che raccoglie i canti degli uccelli da tutto il mondo e con la biblioteca di Macaulay. 
Ad ogni artista è stato poi chiesto di creare un brano musicale originale ispirato al canto dell’uccello.
 
E la scelta degli artisti?
Volevamo artisti che facessero musica nella scena elettronica organica, artisti che esplorassero le radici culturali, i ritmi folclorici o i suoni trovati e li mixassero con l’elettronica contemporanea. Il che è la stessa linea seguita dalla nostra etichetta Shika Shika.
 
Quali associazioni ambientaliste sono coinvolte nel progetto?
Abbiamo selezionato tre organizzazioni da sostenere finanziariamente. Una volta coperti i costi, tutti i profitti saranno suddivisi tra questi progetti: “The Caribbean Birding Trail” che è un  progetto per formare guide locali, ripristinare i siti per i visitatori e dimostrare i benefici economici del bird watching per le comunità locali; il “Bird Education in Costa Rica”, che ha il fine di sostenere l’acquisto di materiali per l’organizzazione da utilizzare nei workshop nelle scuole e nei college. Per esempio, guide per gli uccelli, libri e binocoli. Il terzo progetto è quello della Fondazione Txori rivolto alla costruzione di una voliera per la riabilitazione dei pappagalli in Messico. Si tratta di finanziare la costruzione di un nuovo recinto per ospitare i pappagalli salvati o feriti con l’obiettivo di riabilitarli e di rimetterli in libertà.
 
Come si può sostenere il progetto e cosa si può comprare per sostenerlo?
Oltre agli album, ci sono poster e T-shirt. Per maggiori informazioni, sostenere l’album o donare a questo link.

Ti consideri più un attivista o un musicista/produttore?
Direi entrambi, sono stato un attivista per molti anni e ora sto cercando di combinare questi due mondi per creare più attivismo musicale.

Avete intenzione di trattare specie di altri continenti a rischio di estinzione?
Sì! Stiamo già pianificando il Volume III e ci piacerebbe coprire il mondo intero alla fine!


 
Artisti Vari – A Guide to the Birdsong of Mexico, Central America and the Caribbean (Shika Shika, 2020)
Il secondo capitolo dell’opera concepita da Robin Perkins per sensibilizzare il pubblico sulla scomparsa della biodiversità aviaria è un album (digitale e vinile) che include dieci tracce elaborate a partire dal canto di uccelli a rischio di estinzione viventi nelle aree naturali di Messico, America Centrale e Caraibi. I proventi raccolti dalle vendite del nuovo album e del merchandising saranno destinati a tre iniziative che mirano alla conservazione di diverse specie di uccelli minacciati. Saranno finanziati  programmi di educazione ambientale, corsi di formazione per guide naturalistiche locali e costruzione di voliere per ospitare gli esemplari feriti prima di ridare loro la libertà. Come per la selezione sudamericana che lo ha preceduto (“A Guide to the Birdsong of South America”), anche questa volta Perkins ha convogliato, dagli otto paesi nei quali vivono le dieci specie selezionate, dieci artisti, che si si sono adoperati per comporre tracce a partire dal canto che diventa esso stesso voce e strumento in un mix di suoni organici ed elettronici. Ad aprire le danze è Jiony, anzi è il Cotorra Serrana Occidental, il pappagallo beccoforte, sul cui verso il producer messicano non si è fatto prendere la mano nell’uso sorvegliato di synth ed effetti ambientali, puntando sul ritmo dello schioccare di dita e sulle fluide linee di un contrabbasso. I Garifuna Collective hanno prodotto uno dei numeri di punta dell’album con il loro “Black Catbird” (Melanoptila glabrirostris), la cui lotta per la sopravvivenza trova, in un certo senso, un parallelismo nella lotta culturale della popolazione afro-amerindiana Garifuna dell’America centrale. Il gruppo del Belize porta chitarre elettriche e tamburi che fanno da contraltare al timbro acuto del Melanoptila glabrirostris. Il produttore del Costarica Mȁ̲̠̻ͥ̾ra͔͔̥̩̾̾͊͊̑cuyá͊ si impone con “Cuco Cuco Picogordo de la Española”, dove sulla stratificazione folktronica fluttua la voce di Ximena Obregón. L’idea del guatemalteco Di Laif (“Colín Ocelado”) circuirà i clubber con il beat su cui agiscono campionamenti di flauti e voci in loop e il cinguettio incessante della quaglia ocellata. L’estetica folktronica si manifesta anche nella scelta di Tamara Montenegro & NAOBA (“Momoto Carenado”); l’artista di spicco della scena elettronica nicaraguense predilige una fisionomia danzante, ordendo trame che, costruite su beat elettronico puntellato da eruzioni luccicanti e tocchi di cordofoni, marimba e tastiere, conducono a un risultato di grande effetto. Invece, circonda il “Tecolote Barbudo” (Assiolo di Santa Barbara) di densità elettronica Alex Hentze, il cui brano finisce per dare la sensazione di trovarsi in una fitta foresta, mentre il collettivo riddim futurista di Kingston Time Cow/ Equiknoxx si muove nell’ambito della sua fluttuante destrutturazione delle basi dancehall nel rendere omaggio al merlo giamaicano (“Jamaican Blackbird”). Altra personalità multiforme è quella del producer e DJ costaricano NILLO, dalla forte impronta nativista (considerato il suo interesse e attivismo sulle arti indigene), nel cui brano il passeriforme “Tangara Hormiguera Carinegra” (Habia atrimaxillaris) dialoga con il canto di Majo (María José Marín). I glitch di Siete Catorce esaltano il pappagallo “Loro Cabeza Amarilla” (Amazzone testa gialla), mentre ci accompagna melodiosamente alla conclusione DJ Jigüe da Santiago de Cuba con l’avvolgente “Ferminia”, che poi è lo scricciolo di Zapata. Una finestra sul palpitante fermento del mondo elettronico centro-americano che vale la pena di conoscere anche per l’urgenza della chiamata all’azione ambientalista.

Ciro De Rosa

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