Mulatu Astatke & Black Jesus Experience – To Know Without Knowing (Agogo, 2020)

Ormai vicino agli ottant’anni, Mulatu Astatke ci regala l’ennesima perla. Nato nel 1943 a Jimma, nell’Etiopia occidentale, i suoi studi musicali l’hanno portato a Londra, New York e a Boston, primo studente africano a laurearsi al Berklee College of Music. Ha così avuto modo di suonare con gruppi jazz di primo piano e di registrare i suoi primi album (nel 1966) “Afro-Latin Soul - Volumes 1 & 2”. Negli anni Settanta ha offerto il suo contributo all’ethio-jazz pur continuando ad avere come base gli Stati Uniti. Le vicende politiche hanno avuto un impatto negativo sulle musiche etiopi e sulle possibilità di produrre dischi in Etiopia con il risultato che gli anni Ottanta hanno coperto di oblio questo periodo e di Mulatu Astatke si è ricominciato ad ascoltare musica soprattutto grazie alla riedizione delle sue registrazioni nel 1998 con “Éthiopiques Volume 4: Ethio Jazz & Musique Instrumentale, 1969–1974”. Da una quindicina d’anni è nuovamente attivo e in tour, inanellando collaborazioni con Jim Jarmush e poi con la Either/Orchestra e gli Heliocentrics. La più recente, dal 2009, riguarda il collettivo di Melbourne Black Jesus Experience, rapper ed improvvisatori che incrociano esperienze da Etiopia, Marocco, Zimbabwe, insieme a quelle “locali” maori ed australiane. In questo ottetto suona il sax alto Peter Harper che ha respirato musica etiope in casa: negli anni Sessanta il padre era fra gli insegnanti musicali della banda musicale della marina etiope. Con i Black Jesus Experience le melodie del Corno d’Africa si intrecciano volentieri col jazz e con andamenti funk e R&B. Con Mulatu Astatke hanno realizzato “Cradle of Humanity” nel 2016 ed ora “To Know Without Knowing” nasce dal loro secondo incontro in studio di registrazione, ad Addis Ababa e Melbourne, ed offre un ventaglio di musiche ben pensate e suonate, articolate in nove brani, ognuno con un suo carattere distinto. Saltate dritti al terzo brano, “Kulun Mankwaleshi”, se quel che cercate è un tuffo nell’ethio-Jazz, qui rigenerato dalla voce di Enushu Taye, costretta a lasciare l’Etiopia nel 1992. L’altro cantante è Mr. Monk (Liam Monkhouse) famiglia a cavallo fra Zimbabwe e Australia e forte vena lirica che sa incanalare in testi rap che invitano alla tolleranza e a prendersi cura degli altri, già a partire dall’intervento nel titolo iniziale “Mulatu”, vero e proprio tributo ad Astatke ed al suo vibrafono. Già col secondo brano, “Ambassa Lemhi”, fanno capolino arrangiamenti che richiamano anche l’Africa occidentale e che fanno da trampolino per la tromba di Ian Dixon e la voce ed i versi in amarico di Enushu Taye. Solo nel quarto brano, “Living On Stolen Land”, ai cantanti si aggiunge anche Vida Sunshyne con testi in inglese che cesellano parole pesanti e ribelli cui fa eco la chitarra acida Zac Lister a raccontare il dolore e le ingiustizie inflitti agli aborigeni australiani. Le due voci principali cantano insieme nel brano che da il titolo all’album “To Know Without Knowing”, nipotino già maturo dell’afro-latin-jazz battezzato oltre cinquant’anni fa da Mulatu Astatke e qui fatto volare dall’eccellente lavoro pianistico di Thai Matus e dalla sezione fiati. Il successivo “Lijay” ha un andamento rilassato ed apre nei testi ai sentimenti più intimi: lij significa “bambino/s” in amarico ed è l’occasione per Enushu Taye per raccontare della propria maternità e del suo desiderio di futuro. Qui Monk veste i panni del figlio e canta le lodi della madre. Nel finale c’è spazio per celebrare il “nuovo anno” che in Etiopia comincia a settembre: viene riletto in salsa latina un classico come “Mascaram Setaba” (“quando arriva Settembre”), occasione per canti di rinascita e crescita e per un intervento del pianista Bob Sedergreen. Si chiude con un bel blues in sedici misure, “A Chance To Give”, che libera lo spirito improvvisativo Mulatu Astatke al vibrafono, Peter Harper al sax, MC Elf Transporter e Robbie Belchamber alla chitarra. Il tutto solidamente costruito sulla batteria di Pat Kearney e il basso di CassaWarrior, oliato ingranaggio ritmico-propulsivo.  


Alessio Surian

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