Artisti Vari – Luangwa To Livingstone/Artisti Vari – Music from Barotseland (SWP, 2020)

Molta bellezza che non deve passare inosservata: perché questi due box, consistenti in quattro CD accompagnati da un corposo apparato di 48 pagine con immagini e note esplicative, sono un atto di dedizione che, nel contempo, documenta l’enorme varietà musicale che possiamo ancora trovare nello Zambia, paese dell’Africa centro-meridionale, privo di sbocchi sul mare, con una superficie di 752.618 km² e con una popolazione di oltre 17 milioni di abitanti. Non parliamo della azione di un’equipe etnomusicologica di formazione accademica, ma dell’impegno sul campo di Michael Baird, batterista di impronta jazz e improvvisativa, fondatore della Sharp Wood Production, (swp-records.com), etichetta con sede a Utrecht, dove è residente il suo patron. Nato nella Rhodesia settentrionale, precisamente nella capitale Lusaka, da genitori inglesi in epoca coloniale, cresciuto con le musiche locali, all’età di dieci anni Baird rimpatria nel Regno Unito poco dopo l’indipendenza e la nascita dello Zambia (1964). Una volta entrato nel mondo discografico pubblica, meritoriamente, le incisioni dell’archivio dell’etnomusicologo sudafricano Hugh Tracey (effettuate tra gli anni ‘40 e ’50). Tracey lavorava per la South African Broadcasting Corporation e ha lasciato oltre 35000 registrazioni disponibili nella Biblioteca Internazionale di Musica Africana della Rhodes University di Grahamstown, in Sud Africa, Proprio accedendo a questi materiali eccezionali, Baird ha maturato l’idea di indagare cosa resti oggi di quel patrimonio di conoscenze e repertori musicali. Ritornato in Africa australe nel 1996, mosso da motivazioni di “urgent anthropology” e con non poca confidenza con il Paese, Baird ha intrapreso ripetute campagne di rilevazione sul campo privilegiando musiche di ambito rurale che ancora oggi si possono ascoltare nello Zambia, nonostante la presenza di interessanti confluenze tra idiomi locali e suoni che provengono dalle aree confinanti: che si tratti della rumba congolese, del kwaito del Sud Africa, delle musiche dell’altrettanto influente Zimbabwe o dei suoni global dell’hip-hop. Davvero interessante il catalogo dell’etichetta SWP, che ha pubblicato hit zambiani dagli anni ‘60 agli anni ‘80, ha pubblicato esempi del kankobela dei Batonga e forme della popular music chiamata kalindula, andata forte in Zambia fino agli anni ‘80. Questa la cornice motivazionale e operativa che ha portato alla realizzazione dei due cofanetti, che coprono un arco temporale di registrazioni che va dal 1996 al 2018. Il primo box, intitolato “Luangwa to Livingstone”, passa in rassegna musiche dall’estremo est della provincia di Lusaka fino a coprire la provincia Meridionale, dalla confluenza dei fiumi Luangwa e Zambesi fino alle cascate Vittoria. Sono documentati diversi generi musicali delle popolazioni Chikunda, Nsenga, Soli, Cewa, Tonga, Ila e Leya. I suoni raccontano di canti in forma responsoriale, di danze cerimoniali e di iniziazione, di “advice songs” su tematiche pressanti e delicate, di canti celebrativi di eminenti personaggi storici, di accadimenti cantati pieni di saggezza e ironia. Sul piano strumentale si ascoltano flauti di Pan (i celebri ngororombe dei Chikunda), diverse fogge di lamellofoni e di xilofoni a più chiavi, cordofoni auto-costruiti, archi musicali come il kalumbu, simile al berimbau, suonato da Enock Mbongwe Haciwa che si è esibito anche ai Proms alla Royal Albert Hall di Londra. Oltre a strumentisti veterani (purtroppo, alcuni di loro nel frattempo sono scomparsi), Baird ha registrato musicisti più giovani, tra i quali ci piace segnalare Edward Mwanza Mufrika, suonatore di kalimba e cantante trentasettenne, a cui nella session si unisce lui stesso alle percussioni. Un intero album, del cofanetto, inoltre, è dedicato a un’interessante storica formazione, la Kalonda Band, la cui produzione artistica in passato ha avuto un notevole riscontro nel Paese. Va da sé che le campagne di ricerca di Baird non sono fondate su una metodologia non da ricercatore accademico, ma da musicista, che opera con naturale attenzione verso lo scambio artistico. Sul piano pratico: una volta scelta un’area dove è presente un interessante fenomeno musicale o di un musicista di pregio, Baird costruisce relazioni con i musicisti locali per potere compiere le sue sessioni. 
I musicisti sono retribuiti per le registrazioni effettuate e, se necessario, sono pagate le dovute royalties. “Music from Barotseland. Recordings in Zambia western’s province. Lozi, Mbunda, Nkoya Luvale” è il secondo box, il cui focus è sulle musiche della Provincia occidentale, il Barotseland, un territorio dalla storia complicata, legata a forme di autonomia godute nel passato e a un forte senso identitario di appartenenza locale che si manifesta anche con istanze nazionaliste e secessioniste. Anche qui percussioni e xilofoni a iosa, tra cui degno di nota il silimba, che può raggiunge anche i 5 metri di lunghezza, suonato perfino da quattro o cinque persone simultaneamente. L’attenzione va senz’altro riposta nel secondo CD, che porta il titolo di "The Barotse Guitar" e dove sono rappresentate tre band e un solista di banjo (in realtà è una sorta di ukulele auto-costruito). Le popolazioni di quest’area cantano e suonano per quarte e quinte parallele. Le chitarre del Barotseland seguono l’accordatura del piano a pollice e dello xilofono (Do, Re, Mi, Sol, La, Si). Questo stile chitarristico, che presenta anche un interessante accompagnamento percussivo (su legno, metallo o bottiglie) e armonie vocali con la seconda voce che è spesso in falsetto: Da non perdere la Lipa Band e la Libala Band). Il terzo CD del lotto si intitola "Kangombio Silimba Jazz": pur non ascoltando propriamente jazz, l'improvvisazione è alla base della gran varietà di espressioni presentate. Il quarto album, "Drums, Voices and Sticks", è - per dirla con Baird “hardcore real Barotse thing” . Cinque diversi gruppi culturali, a turno, cantano e ballano nelle diverse tracce del disco. Ancora una volta dobbiamo elogiare Baird per la sua abnegazione e per la dedizione verso la musica della sua terra natale. Tra le espressioni più significative è l’uso di tamburi a frizione, le cerimonie di iniziazione e, soprattutto il tukonkobele, una tipologia di canto funebre eseguito per ore davanti al defunto. Accanto a queste due cofanetti, Baird ha prodotto di recente un vinile intitolato “Zam Groove” , ma soprattutto un docu-film di prossima distribuzione, “Mutanuka and Syasiya. Music as an Endangered Species”, il cui titolo fa riferimento a due suonatori di xilofono e di kanimba (un piano a pollice) e che, partendo dalla testimonianza dei due maestri di cui il primo è da poco mancato, presenta lo stato della musica rurale nello Zambia. Siamo sicuri che queste due raccolte della SWP Records potranno rappresentare in futuro un riferimento per gli studi di musica tradizionale, perché presentano un corpus di musiche, strumenti e saperi musicali, anche inediti, accuratamente selezionati. Non da ultimo, va osservato che i proventi delle vendite dei dischi concorrono a finanziare le spedizioni sul campo di Baird, il quale non ha concesso i suoi prodotti alle consolidate piattaforme di streaming: essi sono disponibili solo tramite bandcamp o si possono acquistare in formato CD. 


Ciro De Rosa

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