Lakvar – Sabotage and Tradition (recordJet, 2020)

Quando il titolo dice tutto, il messaggio arriva prima della musica: “Sabotage and Tradition” infonde una prospettiva, è una dichiarazione programmatica che si realizza immediatamente nel tradizionale bulgaro “Csubri”, arrangiato da Zura Dzagnidze. Il brano, messo in apertura della tracklist, ti risucchia con il suo vorticoso incedere su tempo dispari, le aperture prog, la chitarra che vaga tra ovest ed est mediterraneo. Presentiamoli subito i Lakvar: band cosmopolita di residenza tedesca (Stoccarda), fondata dalla cantante ungherese-bulgara Hajnalka Péter e dal chitarrista e compositore georgiano Zura Dzagnidze che all’incirca tre anni fa, dopo aver assistito a un concerto di musica medievale, decisero di mettere su un gruppo con valenti musicisti viventi nel Sud della Germania. Così sono nati i Lakvar (un nome che non ha un significato preciso, ma che si è manifestato a Hajnalka dopo un sogno), che accanto alla coppia fondatrice vedono il bassista ungherese di formazione jazzistica Péter Papesch, Florian Vogel, violinista, tedesco anch’egli gravitante nell’alveo jazz, il fisarmonicista lituano Aleksejs Mascakovs, il percussionista bulgaro-turco Tayfun Ates e il batterista italiano Santino Scavelli. Il figlio di questo sodalizio artistico fa presa per la matassa di suoni atemporali e liberamente disposti, una convergenza di tradizioni balcaniche, canzone, rock, jazz e sperimentalismo improvvisativo. Il disco si è guadagnato la nomination per la “Schallplattenkritik” tedesca. Perché “Sabotage and tradition”? Hajnalka la mette così: «Abbiamo bisogno di entrambi: la tradizione e il sabotaggio della tradizione. Se la tradizione è qualcosa che si è sviluppato per un lungo periodo di tempo, allora è piena di tali valori che non possiamo semplicemente buttarla via. Pertanto la tradizione è vitale. Allo stesso tempo, c'è un costante bisogno di rinnovamento, perché quando nulla cambia nulla si evolve: tutto muore. Per non morire, abbiamo sempre bisogno di qualcosa di nuovo, quindi dobbiamo sabotare la tradizione. La necessità di entrambi non è una contraddizione. Non sono cose alternative ma complementari. È come chiedere quale è meglio, giorno o notte? Alcune persone scelgono il giorno, altre la notte. Allora cosa succede? Entrambi fanno parte della vita ed è positivo quando sappiamo che c'è sia tradizione che sabotaggio, sia vecchio che nuovo. La nostra musica riflette tutto questo, mentre lavoriamo con molti elementi folk tradizionali, li spostiamo in modo che abbiano una nuova vita propria. Libertà significa vivere con contraddizioni e non sbloccarle: questo è un paradosso con cui dobbiamo imparare a convivere. La reinterpretazione della tradizione è necessaria affinché la tradizione sopravviva. Il sabotaggio sta portando la tradizione progressivamente oltre. La tradizione vibrante richiede una crescita vibrante». La forza vocale di Hajnalka riempie la rielaborazione del tradizionale bulgaro “Dilmano Dilbero” (celebre anche da noi per via di Elio & Le Storie Tese). Qui, però, dimenticate la versione polivocale a cappella di matrice Voci Bulgare, perché il “mistero” è presto rivelato dai destabilizzanti cambi di scena ritmica. La plurilingue “Hajnal comes” (L’alba viene) è un numero potentissimo, che vira verso un rock teso e ruvido. Così la cantante ne rammenta la genesi: «Ricordo di aver visto una dimostrazione qualche anno fa a Tbilisi, in Georgia. Osservando l’energia di quella giovane generazione, ho potuto vedere una fame di cambiamento. Si poteva vedere che in un mare di conservatorismo quei giovani volevano un futuro diverso, si stavano muovendo a un ritmo diverso da ciò che li circondava. Questa è stata la prima fonte d’ispirazione per questa canzone. Quando si è trattato di scrivere i testi era ovvio che catturare l’idea di libertà e l’idea della capacità di cambiarla non poteva essere scritta in una lingua. Quindi la canzone è un collage in cui ho mescolato georgiano, bulgaro, ungherese e inglese, un flusso che ha perfettamente senso nella canzone che pone la domanda: «Sarai davvero pronto? Lo sarai quando arriverà il momento per te? Quando sorge il sole, quando arriva la mattina, quando arriva il momento, quando arriva il futuro, sei pronto a fare il cambiamento giusto? Hai una scelta: puoi scusarti e puoi dire che le cose non possono cambiare o puoi capire il potere dentro di te di cambiare e capire l’importanza di quel cambiamento. è solo un dato di fatto che ci muoviamo a ritmi diversi, che potrebbero essere cultura, paese, età, genere, molte cose. E se il tuo ritmo non è il mio, se lanci oscurità, ti restituirò luce. Siamo tutti così diversi, è facile da vedere ma abbiamo il cuore e quel cuore ha un battito. Possiamo fare una scelta. Se mi parli male, posso essere educato. Posso decidere di gettare indietro l’odio o gettare amore». Il tradizionale moldavo “Kezes” abbassa i toni, aprendosi a squarci luminosi, anche grazie alle concatenazioni armoniche della chitarra di Dzagnidze. Un altro celebre tema bulgaro, “Devoiko Devoiko”, è brillantemente rielaborato dall’ensemble con la voce della Péter si conferma duttile strumento. La presenza istrionica ed emozionale di Hajnalka si impossessa del canto moldavo “Rózsa”, mentre nel titolo guida, di tradizione rom, la voce si muove in egual misura tra lampi e carezze, acidità e tenerezze, faincheggiata dal violino sinuoso fino alla propulsione strumentale alimentata dai tempi “zoppi”. Le figure ritmiche si conservano baldanzose e festose in “Gergelem”, con passaggi esplorativi nel segno del compatto insieme strumentale. Nel commiato i Lakvar scivolano in una sorta di valzer svaporato, “Zuhanni kezd az éjszaka” (composizione di Papesch su testo della Péter), che lascia spazio alla melodia di una nostalgica e malinconica fisarmonica. Così la regista romena Kincses Réka racconta il senso della musica dei Lakvar: «La madre è morta. Il padre è sconosciuto. Dio lo zingaro ci aiuta. Solo l’anello e il messaggio sopravvissuti. Siamo un popolo, un sentimento o solo un’immagine nelle nostre teste? E se sì, di chi?». Insomma, è proprio necessario definire? Meglio mettersi in ascolto di questo sorprendente esordio. https://lakvar.bandcamp.com/


Ciro De Rosa

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