Kiko Dinucci – Rastilho (Autoprodotto, 2020)

“Rastilho” rimanda a più di un significato: può essere la miccia che fa scoppiare la bomba oppure il piolo d’osso che blocca al ponte le corde della chitarra. Dell’album colpisce subito la copertina, una natura “marcia” realizzata da Pablo Saborido: elementi tropicali che si avviano alla putrefazione, uno sguardo senza veli sul presente. Kiko Dinucci colloca il suo lavoro, ancora una volta, a São Paulo: «La musica viene dal terreno su cui camminano le persone, dalla polvere che sollevano, non solo da un mondo artistico. ‘Rastilho’ fa parte del desiderio di trovare questi luoghi. Sono canzoni che ho composto nell’arco di un mese». Sono state registrate in modo analogico, in tre giorni, ad inizio settembre 2019 da André Magalhães e Bruno Buarque. «Prima di produrre il suono ho fatto ascoltare loro dischi degli anni ’60 di Sergio Ricardo, Geraldo Vandré, Edu Lobo, Pedro Sorongo con quegli effetti di eco, delay e reverberi. Abbiamo provato a riprodurre quel tipo di ambiente sonoro in questo album». Accanto alle esperienze rock degli anni ’90 con Personal Choice e samba-punk con Bando Afromacarrônico, Dinucci, dal 2007, ha sviluppato la sua attività di compositore, in particolare per Juçara Marçal (ottima protagonista di “Gaba” in questo nuovo album) con cui condivide dal 2011 l’esperienza Metá Metá, insieme a Thiago França. Nell’altro suo gruppo, Passo Torto, collabora con Romulo Fróes, Rodrigo Campos, Marcelo Cabral, Ná Ozzetti. “Cortes Curtos”, il suo primo album solista, è del 2017 e già aveva per tema São Paulo e il suo “samba sujo”, attraversato da rock e post-punk. «Il modo in cui suono oggi è stato influenzato dalle mie esperienze con i gruppi punk rock e hardcore di São Paulo degli anni ‘90, dal samba e dalle esperienze religiose con Ilê Leuiwyato, guidate dalla sacerdotessa Iya Sandra Medeiros Epega». Quest’ultime influenze sono evidenti in “Exu Odara” che apre l’album e nella splendida versione di “Vida Mansa”, composizione di José Batista e Norival Reis. Gli altri nove brani sono stati tutti composti da Dinucci che spiega così la molla da cui è scaturito il lavoro: «Da molto tempo desideravo dedicare un album alla chitarra. Da bambino la vedevo come un giocattolo. Da adolescente l’ho coperta di pezzi di scotch e ho provato le più diverse accordature per riprodurre i riff dell’heavy rock. Sul finire dell’adolescenza, quando si suonava samba in cerchio, mi sono sforzato di vincere le mie paure e di trovare le cadenze giuste per accompagnare chi cominciava a cantare. La chitarra è sempre andata avanti per prima e mi ha accompagnato. Mi piace molto la tradizione chitarristica brasiliana. Ho cominciato a vedere un modo diverso di far interagire lo strumento alla forma canzone a partire dai lavori afro di Baden Powell e nel modo di suonare di Dorival Caymmi, João Bosco, Jorge Ben, Rosinha de Valença e Gilberto Gil». La temperatura sale con Ava Gaitán Rocha che offre a “Dadá” una serie di vocalizzi nervosi e ulceranti che mantengono il brano sempre in tensione, quasi un preludio al “Veneno” cantato e narrato in coppia con “OGI” (Rodrigo Ogi) nel brano successivo. Per cinque brani Dinucci ricorre anche ad un coro femminile a quattro voci: Juçara Marçal, Dulce Monteiro, Maraisa e Gracinha Reis. Sono in evidenza in apertura dell’album così come in chiusura, con la felice interazione fra i poliritmi della chitarra e l’energia che sprigionano le voci sia in “Tambú e Candongueiro” sia nella conclusiva “Rastilho”, con l’ultima parola affidata proprio alle sole voci e alle percussioni, a mettere in evidenza la carica ritmica e spirituale dell’intero lavoro. Sottolinea Dinucci: «Sulla chitarra ho sempre cercato di lavorare sul ritmo, specialmente quello della mano destra, quella che arpeggia o da l’attacco. Ho sempre voluto suonarla come strumento percussivo. Il modo in cui vengono suonati il samba e lo choro con la chitarra, distinguendo le corde gravi dalle corde acute mi ha molto aiutato a sviluppare una prospettiva più poliritmica. Nel modo in cui suono la chitarra in genere sono presenti sia linee di basso, sia contrappunti acuti»


Alessio Surian

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