Artisti Vari – Folk & Great Tunes from Russia (CPL Music, 2020)

Nuovo e fresco di stampa, questo densissimo disco pubblicato dall’instancabile CPL Music propone un panorama molto dettagliato sulle musiche russe. Entrando nel particolare, attraverso ciò che si può leggere nelle note introduttive dell’album - scritte da Daryana Antipova, musicista e cantante della band Vedan Kolod -, sembra davvero di avere a disposizione una selezione imprescindibile di band, artisti, stili, repertori, attraverso cui cominciare a indagare un grande e profondo scenario. Una selezione ovviamente è necessaria. Chi ha presente le collane di world music, come “World Music Network” o “Rough Guide”, alle quali credo si possa ricondurre l’idea di questa “Folk & Great Tunes”, può comprendere l’entità del problema. Si ha sempre l’impressione che qualcosa ci venga “nascosto”. Non perché venga omesso (non necessariamente), ma perché viene presentato dentro l’economia di una raccolta che ha lo scopo di descrivere, pur nella prospettiva di sottolinearne peculiarità e differenziazioni interne, l’insieme delle espressioni musicali riconducibili alla tradizione. Personalmente trovo fondamentale questo approccio, che può essere ovviamente integrato con indagini più capillari, allo scopo di seguire più da vicino e analizzare i dettagli che più ci interessano. Come ho già scritto a proposito del lavoro di CPL e Nordic Notes, questo programma di presentazione ha un valore imprescindibile, specie se si considerano due aspetti che interessano sia lo studioso che l’appassionato. Da un lato il fatto che alle raccolte le due etichette, capitanate da Christian Pliefke, aggiungono spesso in catalogo produzioni sui singoli artisti che vi compaiono, realizzando così il doppio scopo di rendere riconoscibili gruppi altrimenti difficili da raggiungere e agevolando il pubblico nel processo di comprensione delle loro produzioni. Dall’altro lato, creando le condizioni per la ricerca, non necessariamente scientifica, sulle espressioni popolari, rielaborate in chiavi spesso molto diverse, di regioni marginali rispetto ai circuiti internazionali, la cui musica è spesso priva di elementi commerciali. Scorrendo la scaletta, composta da trentacinque brani organizzati in due dischi, ci si accorge di come quella selezione abbia tenuto conto dei tanti aspetti che si riconducono alla commercializzazione della world music. Il primo elemento che è stato posto alla base della scaletta è la “contemporary and young folk music”, con le formazioni e gli artisti che meglio rappresentano la dinamica musicale russa di questo periodo (alcuni calcano le scene da poco più di un anno). In riferimento a questo aspetto, ci viene fornita una panoramica delle diverse “soluzioni” stilistiche, presentate in duo, trio, attraverso artisti solisti, ensemble e generi tradizionali - come il throat singing e il polyphonic singing - e formazioni di riproposta in chiave folk-rock. Da qui l’attenzione si sposta verso una dimensione territoriale, con riferimenti alle aree più marginali di questo enorme territorio. In particolare verso la Siberia - nelle regioni del nord si contano più di quaranta popolazioni indigene - e le regioni dell’estremo est (in alcuni casi indagate in produzioni precedenti di cui abbiamo trattato in queste pagine). A fare da contrappunto a questa scena così composita vi sono almeno altre due macro categorie. Da un lato i progetti riconducibili a forme di etno-elettronica (si possono citare, e vale la pena tenere d’occhio, Alyona Minulina, Sage, Eduard Andriyanov e Juncti), per la maggior parte legate ai grandi centri urbani. Dall’altro lato la scena più propriamente tradizionale, che sta generando un interesse crescente, dimostrato anche da alcune campagne di crowdfunding, accolte con entusiasmo, programmi televisivi dedicati e premi come i “Russian World Music Awards”. Per concludere, vi sono alcuni riferimenti alla scena della world music moscovita e siberiana, oltre che alla new wave del “Peters folk” (leggi San Pietroburgo): rispettivamente con Varevo, Taisia Krasnopevtseva e i già citati Vedan Kolod, e le band emergenti Karelia e EtnoZapil. 

Daniele Cestellini​

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