Markku Lepistö & Mikko Helenius – Bellows and Pipes (Rapusaari, 2019)/Petri Hakala & Markku Lepistö – Nordic Route (Rapusaari, 2020)

Combinazione inusitata, eppure di grande suggestione, quella tra l’organetto diatonico di Markku Lepistö (un Beltuna modello Samuel 3/18, ossia tre file, tre voci e diciotto bassi) e l’organo a canne di Mikko Helenius (un Kangasalan Urkutehdas costruito nel 1977), registrati in cinque giorni nella chiesa di Käpylä a Helsinki, rivelatasi eccellente sotto il profilo acustico. Non ha bisogno di presentazioni Markku Lepistö, rinomato strumentista e compositore, tra i più versatili musicisti della scena musicale folk finlandese (Pirnales, Värttinä, Accordion Samurai e sodalizi vari), meno noto al pubblico, invece, è l’organista Mikko Helenius, diploma in Musica Sacra dell’Accademia Sibelius, studi di bandoneon con Juan José Mosalin, già cantore nelle chiese di Helsinki e Oulunkylä ed organista della chiesa in cui è stato registrato il disco. Concepito nel 2016 a seguito della tesi di dottorato di Lepistö, il progetto si è sostanziato due anni dopo. L’organettista dell’Ostrobothnia fa la parte del leone come autore con la “Suite per organetto e organo” e “Lakeuden Risti”, tema dedicato all’omonima chiesa progettata da Alvar Aalto. Da parte sua, Mikko firma “Rukous”, mentre tre sono le melodie tradizionali: una danza polska (“Himlens”), posta in apertura dell’album, il noto inno “Gammal Fäbodpsalm frän Dalarna” di provenienza svedese, nel classico arrangiamento di Oskar Lindberg, e, infine, “Sen Suven Suloisuutta”, una celebrazione dell’estate. Il cuore dell’opera, tuttavia, sono le sei composizioni in forma di suite (“Overture”, “First Waltz”, “Choral”, “Second Waltz”, “Promise” e “Finale”): è soprattutto qui, difatti, che il gioco di incastri, il “contrasto” tra mantici e canne, la complicità tra intima fluidità e calda solennità restituiscono il senso compiuto dell’operazione. Parliamo di due strumenti apparentati ma dai volumi del tutto dissimili, nondimeno i due musicisti riescono nell’impresa di costruire un bell’equilibrio sonoro. 
In un altro duetto entusiasmante per affiatamento ma differente per incontro timbrico e stilistico, Lepistö duetta con Petri Hakala (mandolino e chitarre), altro veterano del nu folk finnico, visto negli Ottopasuuna e accanto alla fisarmonicista Maria Kalaniemi. Peraltro, Hakala è anche un liutaio che costruisce i suoi cordofoni. Le jam tra i due “pelimann” sono iniziate oltre vent’anni fa, però “Nordic Route” è solo la seconda produzione in duo (il loro primo album in coppia, datato 2001, è intitolato “On the tracks of the old masters”), costruita sul dialogo costante tra memoria e pratica, studio dell’estetica tradizionale e personale inventiva e ricerca tecnica e stilistica che spinge i due musicalmente “fuori casa”. Energia, lirismo, spostamenti ritmici, esplorazione delle pieghe melodiche, scambio di ruoli nel condurre i temi, mutevolezza delle ambientazioni sonore con crescendo alternati a passaggi più introspettivi: sono gli ingredienti di questo notevole album acustico, il cui programma transnazionale presenta undici strumentali ispirati alle musiche da ballo di diverse parti del globo. Dopo la vitalità del reel iniziale “Kipinä” e il garbo del valzer “Sateen jälkeen”, la prima impennata la producono le trame variate del reel “Montmagny”, numero dal profilo musical canadese. È squisita la melodia della schottish “Rapusaari”, ma sono soprattutto i due numeri successivi a strappare gli applausi; prima “Hetken epäröinti” tango portato in dote da Hakala (potrebbe mai mancare in un disco di due finlandesi?), poi la frizzante scottish “Kilsanmäki”, opera dell’organettista. Dalla sua penna proviene anche Degerby”, un hambo in stile svedese dall’andamento moderato, in cui risalta appieno il tocco fatato di Markku. “Pickwick”, invece, è un jig dove gli umori irlandesi abbracciano venature jaz; i due intrecciano trame altrettanto gustose nel valzer “Rantatie”. La chitarra inizia a portare la melodia nella milonga “Punta secca”, l’organetto pian piano si prende il suo spazio fino a condurre il gioco, mentre le corde l’assecondano con piglio deciso, superata al vetta gli strumentisti discendono nel finale con accortezza. Hakala e Lepistö si commiatano con un altro valzer (autore Petri) dall’aggraziato tocco jazzato. Seguite i sorprendenti scorci tracciati da questa “Rotta Nordica”. Come si dice in queste occasioni: “Old roots, new routes”! 


Ciro De Rosa

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