Tautumeitas – Dziesmas no Aulejas (CPL Music, 2020)

Con “Dziesmas no Aulejas” parliamo di un disco, di un ensemble e di una storia tutta femminile. Dopo un esordio discografico che ha voluto presentare alcuni degli argomenti centrali delle musiche tradizionali lettoni - e che ha il merito di introdurre l’ascoltatore a un vasto repertorio attraverso la selezione di alcune tipologie, come funeral songs, orphan songs, ninna nanne ecc. - le voci del sestetto Tautumeitas tornano con un album che fa luce su un’area e un repertorio ben precisi della Lettonia. Lo fanno nella direzione della ricerca sul campo, e raggiungendo la regione di Latgale, nell’estremo est lettone. In particolare le Tautumeitas - quattro delle quali hanno svolto studi di etnomusicologia alla Jāzeps Vītols Latvian Academy of Music - abbracciano i repertori vocali del villaggio di Auleja, dove ancora oggi è possibile documentare un insieme vivido di canti tradizionali con caratteristiche peculiari. Asnate Rancāne, cantante e violinista in forza nel sestetto, lo ha scoperto probabilmente prima delle altre e ha guidato l’ensemble in questo eccezionale progetto di riproposizione. La sua tesi di laurea, discussa nel 2016 nel dipartimento di etnomusicologia dell’Accademia, si intitola proprio “Stylistics of Seasonal Bolsi from Auleja” e ha costituito il punto di partenza sul quale è stato costruito il programma dei sedici brani di cui è composto l’album. Un programma estremamente vario e articolato, dentro il quale si propongono alcuni degli elementi stilistici più rappresentativi del repertorio di Auleja, caratterizzato da melodie “piene di grazia” e “lisce” (come si dice nelle note al disco), ma anche da una forma di canto articolata e complessa. A margine di queste considerazioni, legate alla ricostruzione storica e all’approccio scientifico nei confronti del progetto e su cui dobbiamo ritornare più avanti, vale la pena notare l’importanza di questo album nell’intero processo di promozione e valorizzazione delle tradizioni musicali lettoni. E, di conseguenza, il fatto che da quelle aree (su cui la CPL Music e la Nordic Notes lavorano instancabilmente) stanno giungendo notizie positive, sia sul piano strettamente musicale, sia su quello del marketing culturale e, in generale, dell’industria musicale. Da un lato, infatti, la Tautumeitas (il cui album di esordio è del 2018) sono entrate a far parte di uno scenario musicale molto più ampio, che ha già da un pò travalicato i loro confini nazionali e ha attratto l’attenzione del grande circuito della world music (basti pensare, a questo proposito, che hanno già partecipato al Womex). Dall’altro lato, la promozione di questo nuovo album aderisce alle pratiche di lancio e comunicazione più consolidate, arrivando a sovrapporsi alle politiche di marketing internazionali con molta sicurezza e fiducia nel fatto che gli ascoltatori siano pronti a nuovi suoni e nuove storie (l’album è uscito a gennaio 2020, accompagnato da una versione limitata in vinile bianco in trecento copie, e una riedizione in vinile del primo lavoro discografico, a cui si aggiunge la stampa di cinquecento vinili rossi con artwork differenziati). Insomma, non si vede tutti i giorni una confluenza così felice tra musiche tradizionali e mercato discografico. Questo ha ancora più valore se, come dicevo prima, teniamo conto che l’elemento che meglio esprime il carattere dell’album è quello della ricerca, oltre che della riproposta. A tratti sembra di leggere uno di quegli album in cui gli etnomusicologi inserivano i risultati delle loro analisi, annotando questioni relative ai contenuti, agli stili, alle esecuzioni, alla storia della ricerca. Quest’ultima ha un valore di primo piano in “Dziesmas no Aulejas”, perché sembra aver raggiunto l’interesse di figure che, nell’ambito locale, ricoprono ruoli differenti e che, nonostante questo, hanno avuto un’importanza centrale per l’evoluzione del progetto. Ancora una volta, entrano in comunicazione gli “opposti” del tradizionale e del contemporaneo. Da un lato vi è un gruppo di donne e ricercatrici di Auleja (mai menzionato finora), che ha mantenuto vivo il repertorio, eseguendolo con rigore e passione. Sono le “Aulejas Sievas” (“Women from Auleja”), prima fonte delle Tautumeitas e da loro indicate con la splendida definizione di “ehnographic ensemble”: registrare loro - si legge nelle note - “provide a networthy example of traditional singing”. Dall’altro lato c’è l’ultimo tassello, un’altra donna che raccoglie il talento e la passione delle altre donne coinvolte. Si tratta di Iveta Medene, creatrice e direttrice del programma radiofonico “Laika rata riti” (“Rites of the wheel of time”) di Latvijas Radio, che invita le Tautumeitas a registrare in studio ciò che hanno raccolto sul campo (e che era originariamente destinato a essere presentato in un concerto). Il risultato è lo splendido “Dziesmas no Aulejas” (ovvero “Songs from Auleja”). 


Daniele Cestellini

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