Guappecartò – Sambol Amore Migrante (CSB Productions, 2019)

I Guappecartò nascono nel 2004 dall’incontro tra ‘O Malamente (violino), Frank Cosentini (chitarra), Dott. Zingarone (fisarminica), Mr. Braga (contrabbasso) e ‘O Brigante (batteria e percussioni), cinque giovani fuorisede - provenienti da Campania, Puglia, Lucania e Friuli - accomunati dal desiderio di dare vita ad un originale percorso di ricerca che, partendo dai rispettivi background musicali, si dipanasse attraverso la musica gitana, i ritmi latin e le sonorità del rock, il tutto permeato da una potente dose di ironia. Dal punto di vista musicale il loro approccio incarna da sempre la doppia accezione del verbo francese “jouer” che vuol dire sia giocare ma anche suonare. In questo senso, non è causale la scelta dell'autoironico nome del gruppo che rimanda alla spavalderia dei bulli di quartiere napoletani. Dopo aver mosso i primi passi come musicisti di strada, il loro percorso artistico ha avuto una vorticosa accelerazione grazie all'incontro con l'attrice Madeleine Fischer che, colpita dalla loro musica, gli commissiona la colonna sonora del film "Uroboro". Da quel momento, si sono trasferiti a Parigi che è diventa la loro città di adozione e, sui palchi francesi, si sono fatti notare da pubblico e critica. Dopo aver debuttato nel 2009 con “L’amour c’est pas grave”, il quintetto ha messo in fila concerti in tutta Europa e ben tre dischi: "Guappecartò" nel 2012, "Amay" con la cantautrice Neripè e l'apprezzato “Rockamboles” del 2015. A quasi cinque anni di distanza da quest'ultimo, li ritroviamo con “Sambol. Amore Migrante”, disco liberamente ispirato all’opera del musicista fiumano Vladimir Sambol (1913-1997) del quale, su sollecitazione della figlia, hanno ripreso nove brani. A raccontare la genesi del progetto è lo stesso gruppo nelle note di copertina: “La signora Mirjam Sambol Aicardi, dopo aver assistito ad un nostro concerto decise di affidare a noi Guappecartò il compito di dare nuova vita alle composizioni di suo padre, Vladimir Sambol. Non conoscevamo Mirjam, né tanto meno Vladimir; ma riconoscemmo subito nella sua richiesta un dolcissimo desiderio: far rivivere il padre attraverso le note da lui lasciate e da lei preziosamente custodite per tanti anni”
I Guappecartò hanno, così, approcciato il repertorio del compositore fiumano rileggendo e, in alcuni, casi riscrivendo i brani, riportando alla luce l’avventurosa vicenda dell’autore: “Vladimir Sambol, per gli amici Vlado, fu un compositore di inizio novecento. Costretto ad abbandonare la sua città natale, Fiume, per via delle tensioni generatesi nel secondo dopoguerra, intraprese una lunga odissea che lo portò ad avventurarsi lontano, per territori nuovi e sconosciuti, approdando, infine, in Svezia, dove sua moglie Yone gli diede una figlia, Mirjam. Durante l’esodo, Vlado fu armato solo del suo strumento e di un grande amore per la musica. Questo disco è dedicato a quell’“amore migrante”, che non teme barriere, viaggia, va al di là dello spazio e del tempo e si tramanda di padre in figlia. Tale sentimento, in cui ci riconosciamo, è diventato la materia prima per plasmare questo nuovo disco”. Il risultato è un lavoro prettamente strumentale che riporta alla luce il genio compositivo di Sambol e con esso le sensazioni e le suggestioni che ispirarono quei brani in cui il gruppo si è riconosciuto: La storia di Mirjam e Vlado ci ha portato ad abbandonare le nostre zone di conforto, a trovarne altre adatte al confronto; ed è stata la fonte di ispirazione per dare nuova forma al nostro suono”. Registrato presso gli studi “Officine Meccaniche” di Milano e mixato a Londra da Laurent Dupuy, il disco vede la partecipazione di diversi ospiti come Vincent Segal (violoncello), Hamid Moumen (req, tabel, karkabou), Marzouk Mejri (daff, tar), Daniele Sepe (sassofono), Francesco Arcuri (sound design), Adele Blanchin (didgeridoo, marranzano) e Jeremy Nattagh (handpan, sansula, percussioni) che, con i rispettivi strumenti, hanno contribuito ad impreziosire di molteplici colori musicali gli arrangiamenti. 
L’ascolto si apre con le sonorità balkan di “Vlado”, tutta giocata in crescendo con violino e fisarmonica a guidare la linea melodica, per toccare le atmosfere notturne di “Tango” in cui giganteggia la chitarra distorta di Frank Cosentini. L’evocativa “Amore Migrante” in cui spicca il violoncello di Vincent Segal e le percussioni di Hamid Moumen e Marzouk Mejri ci introducono alla irresistibile “Chance”, il vertice del disco, nella quale chitarra, fisarmonica e violino dialogano con il sax di Daniele Sepe. Se “Balkanica” colpisce per la sua architettura sonora cinematografica, la successiva “Sorgen” è una piccola suite in cui si susseguono spaccati sonori differenti che spaziano dalle suggestive trame acustiche iniziali alla parte centrale ballabile per toccare il finale quasi misterioso in cui fanno capolino il marranzano e il digeridoo di Adele Blanchin e le percussioni indiane di Jeremy Nattagh. La poetica ballata “Anonimous Fiumanus”, introdotta da una registrazione originale di Sambol, ci conduce verso il finale con le melodie balcaniche “Cvijetak” e “Vagabondo pensiero” a chiudere un disco denso di fascino e ricco di sorprendenti intuizioni musicali. Da non perdere!



Salvatore Esposito

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