Tempo di Chet. La versione di Chet Baker, Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica, Roma, Venerdì 17 gennaio 2020

Sono trascorsi più di trent'anni da quel maledetto 13 maggio del 1988, quando un volo dalla finestra di un albergo di Amsterdam mise fine alla straordinaria e tormentata vicenda artistica di Chet Baker spesa tra successi ed abissi, alti e bassi di una vita vissuta costantemente sulla corsia di sorpasso che dal paradiso del successo lo condusse a perdersi nell'inferno della droga. Da allora la sua musica ha continuato a parlarci attraverso il timbro inconfondibile della sua tromba e l'intensità sofferta e toccante della sua voce. A far rivivere la leggenda del trombettista di Yale è “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”, spettacolo teatrale, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e firmato da Laura Perini e Leo Muscato il quale ha curato anche la regia. Realizzata per la stagione 2018/2019, la pièce ha avuto uno straordinario successo con numerose repliche e con un ulteriore tour previsto per quest’anno ed approdato dal 16 al 21 gennaio sul palco della Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma dal 16 al 21 gennaio. La narrazione ricostruisce la parabola esistenziale e musicale del musicista americano attraverso una perfetta alchimia drammaturgica in cui le parole del racconto si sposano con la colonna sonora (pubblicata in cd e doppio Lp in serie limitata dalla Tûk Music) composta da Paolo Fresu (tromba e flicorno) ed eseguita on stage in trio con Marco Bardoscia (contrabbasso) e Dino Rubino (pianoforte). 
L'azione scenica si svolge su una scenografia a due piani realizzata da Andrea Belli il quale ha ricreato gli ambienti di un jazz club, intorno al quale si materializza ora Los Angeles, ora New York, ora ancora Milano. A rendere ancor più coinvolgente l’atmosfera sono le luci di Alessandro Verazzi con vecchie insegne che adornano la scena e i giochi di chiaroscuri ad impreziosire il tutto. Gli otto attori (Alessandro Averone, Paolo Li Volsi, Rufin Doh, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza e Laura Pozone) impersonano magistralmente i protagonisti del racconto e muovendosi sulla scena tra tavolini, sedie e il bancone del bar, riportano alla luce i tasselli che compongono quel complesso mosaico che è la vita di Chet Baker in un susseguirsi di ricordi, testimonianze e riflessioni personali. La regia di Muscato scandisce in modo impeccabile l’azione scenica collocandola in un tempo sospeso tra passato e presente con rimandi e flashback che contribuiscono ad arricchire il continuo flusso di emozioni e suggestioni. Si parte con Chet ancora bambino alle prese con la sua prima tromba regalatagli dal padre, grande appassionato di jazz ma alcolizzato, per giungere all’arruolamento nell’esercito appena sedicenne, dopo aver lasciato il college. Si prosegue con l’ingresso nell’organico della Banda della Sesta Armata dell’Esercito e la dolorosa esperienza
dell’elettroshock a cui venne sottoposto durante il ricovero in un ospedale militare, fino a giungere all’incontro con Charlie Parker che gli cambia la vita proponendogli di entrare nel suo gruppo. Prende, così, il via la sua straordinaria avventura, costellata dai successi con Gerry Mulligan con il quale diede vita al primo quartetto pianoless e quelli solisti, ma anche dalla lenta caduta nella spirale della dipendenza dalle droghe che lo portò prima ad essere arrestato negli Stati Uniti nel 1959 e l’anno successivo a vivere l’esperienza della reclusione anche in Italia dove venne condannato a sedici mesi. La figura del padre riemerge attraverso i vari sbalzi di tempo che caratterizzano l’intreccio narrativo, così come quelle della madre e della moglie Carol Jackson con cui ebbe tre figli. L’ultima parte dello spettacolo è dedicata al suo ritorno negli States nel 1966 quando, ormai deciso a smettere di suonare, trovò in Dizzy Gillespie un sostengo importante per la sua risalita ma, tornato alla musica, il successo non fu più quello dei suoi giorni migliori. Parte imprescindibile del tessuto narrativo è la musica con la forza evocativa del trio guidato dalla tromba di Paolo Frsu ad avvolgere, accompagnare e sottolineare ogni istante dell’azione scenica in un flusso ininterrotto di emozioni. Nelle composizioni originali del trombettista e compositore sardo ritroviamo vibrante il magma creativo dei giorni della West Coast, le straordinarie collaborazioni con Parker e Mulligan, ma anche tutta il lirismo e la fragilità intimista che esprimevano i dischi solisti di Chet. Insomma, “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker” è un’esperienza musicale da vivere intensamente, immergendosi nella storia e nella musica del trombettista di Yale. 


Salvatore Esposito

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