Companhia do Canto Popular – Rebento (Sons Vadios, 2019)

Rebento vuol dire germoglio, il primo della Companhia do Canto Popular, un nome che forse non avete ancora mai ascoltato, ma che in Portogallo è noto soprattutto per i trascorsi di tutti i suoi componenti in alcuni dei gruppi più conosciuti degli ultimi trent’anni: André Sousa Machado (batterista dell’Orquestra do Hot Clube de Portugal, ma anche di Fausto, Rão Kyao e tanti altri), Artur Fernandes (concertina, fondatore dei Danças Ocultas), José Manuel David (voce, piano, flauti, tromba e gaita con Gaiteiros de Lisboa e con 4aoSul), Manuel Rocha (il violino della Brigada Victor Jara), Manuel Tentúgal (voce e sanfona di Vai de Roda), Rui Costa (basso elettrico e chitarra acustica con i Silence4), Rui Vaz (voce e percussioni con Gaiteiros de Lisboa e 4aoSul), Sara Louraço Vidal (cantante e arpista con Luar na Lubre, A Presença das Formigas, Diabo a Sete), oltre a un tecnico del suono di prima grandezza come Tó Pinheiro da Silva (Banda do Casaco). A metterli tutti insieme è stato il cantante e chitarrista José Barros (già con Grupo Navegante e 4aoSul). Queste le sue parole nel presentare il gruppo a primavera dell’anno scorso: «In fondo si tratta di condensare in uno spazio di costruzione musicale il meccanismo di formazione delle società umane fin dall’inizio dei tempi: il meticciamento. Delle persone e dei loro sguardi sul mondo». Già allora aveva chiaro che il comune di Serpa avrebbe ospitato le registrazioni e che il repertorio avrebbe spaziato e incluso "un po’ di tutto", da composizioni originali al cancioneiro popular portoghese, attingendo alla vasta esperienza dei membri del gruppo. Nel nuovo CD presentato a fine anno, il brano tradizionale “Tu Gitana” apre le danze lasciando ben intuire l’enorme potenziale di questo gruppo stellare, con la possibilità di alternare tre voci del calibro di Sara Louraço Vidal, José Barros e Rui Vaz, sia come solisti, sia come coro, a dialogare con i tanti solisti del gruppo. Certo, si fa presto a dire “brano tradizionale”: qui le parole, che invocano una profezia, vengono dal Cancioneiro de Vila Viçosa, ma il compositore che gli ha dato forma musicale è il padre di tutti questi musicisti, José (Zeca) Afonso. L’arrangiamento di José Manuel David sa restare vicino a entrambe queste feconde radici, pur offrendo alla canzone un vestito tutto nuovo, al servizio del suo carattere fortemente melodico e sognante. I tredici brani si susseguono lungo una scaletta ben pensata. Col secondo brano, “Rosinha”, José Manuel David e Manuel Tentúgal arrangiano ed ampliano un altro pezzo della tradizione riuscendo a pescare un tempo lento che invita all’ascolto delle sfaccettate componenti timbriche del gruppo, per poi voltare pagina con la concertina di Artur Fernandes e il violino di Manuel Rocha a dialogare con il rap, i call & response e i ritmi scanditi di “Rap Lenga”. Attraverso gli arrangiamenti dei diversi membri del gruppo riaffiorano e a volte si svelano elementi dei registri che hanno caratterizzato i lavori passati di alcuni dei principali gruppi portoghesi, dal danzante minimalismo di Artur Fernandes (“Farol da Campaniça”), ai cambi di passo e alle sonorità non temperate dei Gaiteiros de Lisboa care a José Manuel David (“Moinho de Mão”). Il filo rosso restano sempre i ritmi e le polifonie della musica della sfaccettata tradizione popolare portoghese. Rui Vaz regala una piccola sorpresa al decimo brano e reiventa le parole per coro di “Já lá cantam”. Si chiude a passo di danza con “Senhora d’Azenha”, altro riuscito arrangiamento di José Manuel David che sa rendere l’accompagnamento essenziale quando si tratta di mettere in primo piano la voce e l’incalzante scansione ritmica di Sara Louraço Vidal, per poi far crescere di intensità e coralità la musica, in tensione fra il sicuro ancoraggio percussivo e la voglia di spaziare, anche armonicamente, delle tastiere. 


Alessio Surian

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