Asmâa Hamzaoui & Bnat Timbouktou – Oulad lghaba (Ajabu! Records, 2019)

Le figlie (bnat) di Timbouktou raccontano i bambini (ighaba) del villaggio. Da qualche anno Asmâa Hamzaoui, cresciuta a Casablanca, si è guadagnata sul campo un ruolo di primo piano nella musica gnawa, coinvolgendo un gruppo tutto femminile (inedito in questo ambito), Bnat Timbouktou. Con loro suona dal 2012, ma il percorso di avvicinamento a questa musica nasce già in culla: è la figlia del maâlem (maestro) Rachid Hamzaoui, che ha spesso accompagnato nelle cerimonie gnawa. Da suo padre ha appreso l’arte del canto e del gimbri, il liuto a tre corde che fa da basso propulsore ai canti gnawa. Oggi ricorda: «Mio padre avrebbe voluto un figlio, dato che nella tradizione gnawa il maâlem trasmette la sua arte ai figli maschi che a loro volta la trasmetteranno ai propri figli. Ma gli è toccato insegnarla a mia sorella maggiore Aicha e a me, e ne è stato ugualmente felice. Non si preoccupava troppo del fatto che fossimo donne. Per lui è stata una gioia e motivo di orgoglio vedere che suonavamo bene gnawa. Quel che gli importava era che investissimo noi stesse nella musica». Anche quando venne il momento per Asmâa Hamzaoui di chiedere il permesso dei genitori per poter tenere i suoi concerti in pubblico, suo padre ha scelto di stare dalla parte di Asmâa: «Non avendo un figlio maschio, dev’essergli piaciuta l’idea di poter essere il primo maâlem gnawa in Marocco a saper trasmettere i propri insegnamenti ad una musicista donna». Il passo seguente per Asmâa fu quello di coinvolgere nel gruppo, ai cori e alle percussioni (le castagnette metalliche qraqeb), la sorella Aicha, l’amica d’infanzia Soukaina Elmelyjy, e Lamgammah Hind. I concerti da vivo hanno subito fatto apprezzare il loro affiatamento e crescere la loro reputazione e, a fine 2019, il gruppo l’ha consolidata suonando a Tampere al WOMEX e pubblicando con l’etichetta svedese Ajabu! Records il primo album, “Oulad Lghaba”, un disco solare e convincente dedicato alla spiritualità gnawa. “Bala Yourki” apre le danze con il guimbri di Asmaa Hamzaoui che chiama le percussioni metalliche e le voci del gruppo facendo progressivamente salire di intensità il brano, per poi lasciare spazio a “Rebi Ya Moulay”, una preghiera in cui la voce solista e il coro dialogano con il guimbri mentre le percussioni imprimono un ritmo sostenuto alle parole di lode a Dio e a al profeta Maometto. Il canto devozionale attraversa tutto l’album e sembra trovare un culmine nei due brani “Alal” e “Sandia”, in cui l’accompagnamento ritmico viene prima scandito con le palme delle mani, mettendo ancor più in evidenza il contrappunto fra voci e guimbri, per poi liberare la forza propulsiva delle qraqeb. Asmâa Hamzaoui ci tiene ad evidenziare che nonostante «molti hanno un’idea preconcetta che la nostra musica abbia come scopo di farsi amici gli spiriti, ma non si tratta di questo. Al contrario: per la maggior parte la musica gnawa è musica che esprime devozione verso Dio. Per me è importante provare a smontare gli stereotipi che circolano, soprattutto in Marocco, riguardo ai gnawa». In chiusura, l’album lascia spazio al solo coro per un “Interlude” breve quanto affascinante in cui le voci si rincorrono e salgono di tono e di intensità; “Sidi Lafquih”, l’ultima traccia, vede Asmâa Hamzaoui da sola: si annuncia con una lunga introduzione di guimbri, cui verranno anche affidate le ultime note, e sulle corde dello strumento innesta la voce, cristallina ed espressiva, canto solista che sa rievocare i tanti accenti corali e responsoriali ascoltati nei brani precedenti. 


Alessio Surian

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