Alessandro Portelli (a cura di), We Shall Not Be Moved. Voci e musiche dagli Stati Uniti (1969-2018), SquiLibri, 2019, pp. 340, Euro 39,00 Libro + Digipack 4Cd

Parafrasando Giovanna Marini, diciamo che Sandro Portelli “ci parla dell’America”, ricostruendo mezzo secolo di ricerca e di documentazione sonora; un racconto in presa diretta che, cronologicamente, inizia con le voci dell’opposizione di piazza a Nixon nel 1969 e si conclude (ma i movimenti di opposizione non finiscono e il lavoro sulla memoria non si esaurisce: è sempre un cantiere aperto, chiosa Portelli) con quelle di ragazzi in corteo a New York contro la National Rifle Association e l’uso indiscriminato delle armi. Se questi possono essere simbolicamente i due momenti topici della ricerca sul campo sulle culture popolari orali, in mezzo c’è una messe di materiali musicali eccezionali, che accostano voci note e semisconosciute (ma assolutamente da conoscere), canti di operai in lotta e inni sindacali, forme di gospel intonati nelle Chiese afro-americane, note blues, country e bluegrass, ballate anglo-americane e folk song appalachiane. Una sintesi clamorosa, entusiasta, passionale e attenta al rigore scientifico di un possibile “trail” lungo una vita nella ricerca della storia orale e della musica popolare. Portelli suddivide l’opera in quattro nuclei tematici, cui corrispondono i quattro dischi del cofanetto: “We Shall Not Be Moved” contiene canzoni sindacali e politiche dagli anni’30 ad oggi; il secondo Cd, “Lonesome Dove. Blues, old time, work songs”, raccoglie canzoni, blues e ballate; il terzo, “Amazing Grace”, forme di gospel bianco e nero. Infine, il quarto disco, “L’America della contestazione, Un viaggio nel 1969 e un ritorno” è l’edizione ampliata di uno storico Lp da tempo fuori stampa, pubblicato in origine da I Dischi del Sole, dallo stesso Portelli e da Ferdinando Pellegrini. Un significativo reportage fotografico di Giovanni e Vilma Grilli arricchisce la lettura appassionata del volume di oltre 300 pagine, che si configura come una sorta di diario di viaggio, che non ha la foggia del saggio ma si propone come accompagnamento analitico per ogni traccia, che è storicizzata e chiosata dando conto del contesto nella quale è stata registrata, presentando sempre il testo originale la e traduzione italiana. Una lettura che diviene essa stessa una lezione di metodologia della ricerca sul campo. L’ascolto, poi, riserva sorprese e meraviglie, nonostante le differenti circostanze delle registrazioni e i diversi apparati tecnologici in cinquant’anni di ricognizione sul campo (dal Gelosino casalingo agli strumenti professionali di oggi). Dalla grande, storica voce di Barbara Dane, bianca, bionda e dalla voce blues, che fa la parte del leone, anche perché è colei che ha fatto capire a Portelli che doveva partire per il Kentucky, a suo figlio Jesse Cahn, da Mike Seeger a Harold Dutton, da Sam Gleaves a Becky Ruth Brae, da Nora Guthrie (con Giovanna Marini) a Jane Sapp, passando per memorabili registrazioni che riempiono il disco sul gospel. Nessuna nostalgia, nessuno sguardo compiaciuto o indugio passatista; si avverte, per contro, il bisogno di raccogliere le storie dal basso, di guardare al passato per comprendere ma anche per pensare a un futuro di trasformazione. Davvero imprescindibile. 


Ciro De Rosa

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