A Rabat “Visa for Music”, vibrante finestra sul mercato musicale africano e mediorientale.

Dal 20 al 23 novembre prossimo, Rabat ospita la sesta edizione di ‘Visa for Music’, salone fieristico centrale per la promozione della filiera musicale dei Paesi dell’Africa e del Medio-oriente (visaformusic.com), di cui “BlogFoolk” è media partner.  Nella capitale del Marocco sono attesi delegati, artisti e professional del settore musicale provenienti da tutto il mondo; previste conferenze, incontri e, naturalmente, un nutrito programma di showcase. Ideatore e mente di Visa for Music è Brahim El Mazned, già consigliere artistico del Festival delle Arti Popolari di Marrakech. Oltre ad aver ricoperto svariati incarichi internazionali nel settore delle musiche del mondo. Brahim è anche il direttore artistico del Timitar Festival of World Music, rassegna che si occupa, principalmente, della cultura  Amazigh (berbera) e che è diventato uno dei maggiori eventi nel settore della world music. Di recente, la guida alla diversità culturale « Les Aventuriers de la Culture” ha inserito El Mazned, considerato uno dei principali promotori culturali del Morocco, tra i dieci maggiori leader dello sviluppo culturale sostenibile. Sotto la sua direzione l’associazione Atlas Azawan ha realizzato un’antologia in dieci CD sullo stile musicale tradizionale denominato Aïta. Abbiamo raggiunto Brahim El Mazned per farci presentare la nuova edizione di Visa For Music. 

Quale il ruolo di Visa For Music?
Lo sviluppo di un mercato professionista e di festival sulle musiche dell’Africa e del Medio-Oriente. Fortemente radicato nella città di Rabat, Visa For Music è la prima piattaforma professionale di riunione e federazione di artisti della industria musicale del Marocco, del Medio-Oriente e dell’Africa. Per questi territori, Visa sta diventando sempre di più uno spazio da non mancare. La fama di Rabat e le sue ambizioni a livello artistico sono in fase con questo evento su larga scala che è anche una combinazione di talenti, conoscenza e intuizione. È un luogo dove si assiste a grande fermento, ma è anche un centro di riflessione pedagogica, soprattutto attraverso le conferenze che punteggiano la manifestazione e gli intensi scambi che la animano. 
Si assiste a un reale desiderio di dare una spinta salutare alla musica del mondo presente e rigenerare l’idea di cultura declinandola al plurale. Questa sesta edizione non si discosta dal passato e vuole ancora attraversare ponti e mescolare creatività, immaginazione, individui, immagini e suoni, ognuno a modo suo e secondo le sue potenzialità. Ci si arricchisce a vicenda, si fa economia di scala, con una reciproca apertura al mondo in uno spazio comune, con il forte desiderio di rafforzare la vocazione culturale di Paesi che taluni ancora persistono nel qualificare come del Terzo Mondo. 

Visa for Music è una manifestazione piuttosto giovane: siamo alla sesta edizione. Come si è evoluta?
Ogni anno offre numerose attività, progettate per soddisfare vari obiettivi artistici e culturali. In particolare, Visa for Music organizza concerti e festival per artisti emergenti, per presentare i loro progetti musicali, conferenze per discutere di argomenti importanti relativi all’arte, alla cultura e all’intersezione della cultura con i settori economici e sociali. Ci sono seminari e corsi di formazione per sviluppare le capacità di giovani operatori culturali e artisti emergenti, c’è l’esposizione di stand per incontrare etichette discografiche, agenzie di booking, artisti e rappresentanti politici da tutto il mondo e speed-meeting per facilitare le interazioni tra artisti in erba e amministratori musicali. Dopo la quinta edizione, Visa For Music è diventato - come dicevo - uno dei luoghi di incontro essenziali per i professionisti di tutto il settore musicale con, in questi ultimi cinque anni, circa 7200 professionisti hanno assistito a 232 showcase di almeno 1461 artisti. 

Tuttavia, so che ci sono stati dei tagli ai fondi. Quali gli obiettivi nel lungo periodo? 
La nostra struttura ha avuto la fortuna di essere selezionata per beneficiare dell’Africa Creative Program, supportato da AFD, l’agenzia di sviluppo francese. È un programma di incubazione volto a strutturare il settore delle industrie culturali e creative in Africa. Fornisce, inoltre, sostegno finanziario. Anche se è un supporto destinato alla struttura organizzativa, VFM ne beneficia indirettamente, attraverso un rafforzamento dell’organizzazione e delle competenze. Abbiamo anche partner fedeli nel nostro progetto tra cui OCP, un grande progetto culturale in Marocco, per non parlare del SACEM (Société des auteurs, compositeurs et éditeurs de musique, ndr) che supporta i suoi membri e partner in tutto il mondo e la Fondazione Hiba, che è una grande struttura culturale del Marocco.

Cosa dobbiamo aspettarci in termini di presenze di professional?
Come ogni anno, abbiamo ricevuto un centinaio di domande da tutto il mondo. Riceveremo diverse delegazioni da Paesi africani, tra cui Burkina Faso, Gabon, Senegal ... ma anche da diversi Paesi europei, dall’Asia e dalle Americhe.

E il programma musicale? 
Il programma di quest’anno è molto ricco e diversificato, si va dalla musica tradizionale alla musica urbana, da artisti famosi ad artisti emergenti. 
Dopo un lungo processo di valutazione, questa sesta edizione riceverà una cinquantina di artisti e DJ selezionati sulla base di quasi 800 domande ricevute da tutto il mondo. In gruppo o in solitario, faranno brillare la scena di Visa For Music. Dal Marocco ci saranno: Jaylann, Soukaina Fahsi, Araw N Fazaz (Younes Baami), Aziz Ouzouss, DJ Ucef, Gray Stars, Hamid Bouchnak, Hamza El Fadly, Lazywall, The Rogue, Nessyou, Qalam & Adil Smaali, Shauit & Wachmn’hit, Slatucada, Sophia Charaï, Soufiane Nhass e Vala Wind. Dall’Africa e dal Medio-Oriente: Aida Samb (Senegal), Almena (Egitto), Ayloul Jordan e Dendri (Tunisia),  DJ Suraj (Kenya), DJAM (Algeria), Edith Weutonga (Zimbabwe), FRA! (Ghana), Germaine Kobo & Bella Lawson (Belgio e Togo), Isabel Novella (Mozambico), Kader Tarhanin (Mali), Lindsey Abudei (Nigeria), Lucia de Carvalho (Angola), Majaz Bahrain e Natacha Atlas (Egitto e Francia) e Rasha Nahas (Palestina). Poi Samira Brahmia (Algeria), Sandra Nakouma (Uganda), Senge Cameroon e Siti & The Band (Tanzania), Sacred Drums of Réunion (La Réunion), Tan Tan (Liberia), Teriba Benin e Tiwiza (Francia e Algeria). Ancora, dal Regno Unito gli Addictive TV, dalla Russia  Namgar, dal Messico Paco Renteria, dalla Corea del Sud The Tune e dalla Spagna Yone Rodriguez. 

In che senso “Visa” può rappresentare una sponda per la collaborazione tra musicisti?
L’obiettivo di VFM è di far incontrare artisti di mondi diversi per scambiare e implementare progetti, per consentire agli artisti di crescere, soprattutto nei paesi del sud. Sono state create centinaia di date per artisti che hanno partecipato a VFM in Europa, Nord America, Africa e Medio Oriente.

Gli showcase sono aperti al pubblico? 
Naturalmente sì. Sebbene Visa sia destinato principalmente ai professionisti, è essenziale che gli artisti possano esibirsi in condizioni live di fronte al pubblico di cui si nutrono. Così da poter dimostrare l’entità del loro talento.

Un’istantanea sull’industria culturale del Marocco?
C’è un dinamismo che mi sembra interessante. Sfortunatamente, siamo in ritardo su alcune aree. Abbiamo dei festival di altissima qualità, alcune grandi infrastrutture in costruzione, ma penso che ci sia molto altro da fare in termini di sviluppo delle capacità.

Cosa offrirà Rabat ai professional e ai turisti che verranno?
Rabat, la città delle luci, è la capitale culturale del Marocco. offre una vasta gamma di attività culturali e un patrimonio artistico da visitare. Una città in gran parte moderna, in cui, però, sono presenti quartieri che testimoniano il passato della città come la Medina e la Kasbah des Oudaias. Rabat è una città ricca di storia e ha un grande parco naturale.

Hai realizzato alcuni anni fa una ponderosa antologia di Chikhates e Chioukhs de l’Aïta. Ci illustri la rilevanza culturale e musicale del progetto?
L’antologia “Chikhates e Chioukhs dell’Aïta” rivela un panorama singolare della realtà contemporanea di un’arte popolare tramandata in Marocco dalla fine del XIX secolo. Si tratta di dieci dischi accompagnati da un libro trilingue (arabo, francese e inglese) che documenta i dieci CD audio appositamente registrati. 
Sono presenti più di trenta compagnie rappresentative dei sette grandi stili regionali dell’Aïta. L’incontro degli artisti Aïta di tutto il Marocco è stata un’avventura umana in cui generosità, intelligenza e orgoglio restano ricordi indimenticabili, che abbiamo catturato per le generazioni a venire. Musicisti veterani di oltre ottant’anni e promettenti giovani, donne e uomini dell’Aïta che hanno promesso di portare sempre in alto la loro arte e di continuare a onorare i ricordi dei loro maestri. C’è una selezione di quasi 70 titoli, registrati dai migliori artisti nelle migliori condizioni tecniche dello Studio HIBA di Casablanca. Nelle mani ti ritrovi storie raccontate e fotografie piene di emozioni e orgoglio: il risultato di un’alchimia che ha richiesto più di due anni di lavoro, registrazioni e riprese. L’antologia ha ricevuto il riconoscimento “Coup de cœur 2017” per la categoria Musiche del Mondo dell’Accademia Charles Cros. Siamo stati i primi in Marocco a realizzare progetti di compilazione dei repertori marocchini tradizionali come l’antologia Aïta. Poi, c’è l’attuale progetto sul repertorio di musica rwâyes. Questa consapevolezza del patrimonio musicale marocchino è particolarmente importante data la nostra posizione a Rabat, vibrante città e capitale. 

Quale potrà essere “the next big thing” da ascoltare?
Attualmente, sto lavorando a una nuova antologia relativa alla musica Amazigh, che sarà disponibile all’inizio del 2020.

Ciro De Rosa

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