Baule dei Suoni – Tutti Giù Per Terra (Associazione Culturale Baule dei Suoni, 2019)

Nata alla fine degli anni Ottanta con l’obiettivo di avvicinare alla musica bambini, ragazzi ed adulti, Baule dei Suoni è un’associazione culturale musicale che mette al centro del suo approccio alla didattica una concezione nuova della musica d’insieme in cui la scoperta e lo studio della tradizione popolare italiana e della world music va di pari passo all’inclusività e alla condivisione. Organizzate per piccoli gruppi le lezioni sono improntate verso un apprendimento entusiasmante e poco accademico in cui i corsisti sono educati alla memoria dell’ascolto di chi suona accanto piuttosto che a privilegiare la teoria dello spartito e la tecnica. Fondatrice ed anima dell’associazione è la musicista e insegnante di violino Giulia Cavicchioni che, con la sua bacchetta magica, dirige musicisti di tutte le età, facendo sbocciare l’amicizia e l’affetto piuttosto che l’ansia da competizione tra i singoli. Accanto a lei c’è, innanzitutto, Martin Shaefer che insegna ad affinare l’orecchio musicale e a scoprire melodia ed armonia e, poi, un ampio corpo docente di musicisti che coadiuvano il lavoro attraverso l’affinamento delle tecniche strumentali e della pratica musicale. Dal 2007, parallelamente alle attività in Italia, l’associazione ha dato vita ad una sua costola africana nell’Isola di São Vicente per sostenere l’attività di una missione di frati Cappuccini che, da sessant’anni, si dedicano ai bambini delle periferie. Più volte durante l’anno, e in estate accompagnata dai ragazzi dell’associazione, Giulia Cavicchioni si reca a Capo Verde dove circa cento bambini la aspettano con ansia. 
Le attività del Baule dei Suoni non si fermano qui perché già dallo scorso anno, l’associazione è entrata a far parte del Circuito Como Senza Frontiere e partecipa alle varie iniziative volte all’integrazione dei migranti attraverso un laboratorio di musica d’insieme presso l’oratorio di Rebbio. Dai tanti gruppi di musica d’insieme, negli anni, hanno preso vita varie orchestre da Orchestra Suoneria dei più piccoli a Orchestra Sabe Sebim dei più grandi, fino ad arrivare a quella straordinaria realtà che è Musica Spiccia. Vista dal vivo nell’edizione 2016, l’orchestra è un piccolo grande miracolo della musica non solo per il suo organico transgenerazionale di circa trenta musicisti di tutte le età, ma per la commovente forza evocativa delle loro performance in cui spaziano in lungo ed in largo attraverso un vastissimo repertorio di oltre cento brani di musiche dal mondo.  Nata nel 2006 l’orchestra Musica Spiccia vanta una ormai nutrita produzione discografica, tra cui un album registrato a Capoverde con i fratelli Baptistinhas, partecipazioni a numerosi festival e diverse collaborazioni nell’ambito del teatro danza. In questo senso, da qualche anno il loro lavoro si è indirizzato verso la valorizzazione del connubio tra suono e movimento con piccole coreografie che animano i loro live act sottolineando le ritmiche e colorando di nuove nuance la loro musica. “Non perdiamo le tracce”, il loro ultimo album del 2015 raccoglie una selezione di sedici brani del loro repertorio, sedici “segni visibili e non, materiali e non che sono rimasti come documento, testimonianza, eco o ricordo di un fatto, di una situazione, di una condizione”. L’ascolto ci regala vere e proprie perle come le iniziali “Inteligencia Universal” di Luis Morais e il tradizionale capoverdiano “Coladera Sabino”, le gustose “Era Um Sonho” di Vlu e Tito Paris, l’invito alla danza di “Ballo di Mantova e Bergamasco e Ballo del Curioso Accidente” e le incursioni nella musica balcanica di “Hora Martisorului”, “Talianska” e “Ciarda Modulè”. Insomma “Non perdiamo le tracce” cristallizza in modo eccellente non solo la bellezza delle performance di 
Musica Spiccia ma anche le finalità dell’associazione in cui il recupero delle tradizionali di tutto il mondo va di pari passo con la crescita e la condivisione. Di tutto questo e di molto altro abbiamo parlato nella nostra intervista con Giulia Cavicchioni con la quale siamo andati alla scoperta di questa splendida realtà che è Baule dei Suoni.

Partiamo da lontano: come nasce l’Associazione Il Baule dei Suoni?
Il Baule dei suoni nasce nel lontano 1987 con l'aiuto della mia famiglia e di altri soci fondatori con l’idea di avvicinare alla musica soprattutto i più piccoli, attraverso l’insegnamento della musica tradizionale non solo italiana ma internazionale. Canti e musiche, magari poco conosciuti, ma che per la loro semplicità ed efficacia hanno immediato e sicuro impatto su chi apprende, soprattutto se accompagnate da giochi, narrazioni di favole o storie fantastiche i cui personaggi, animali e cose sono animati dal suono degli strumenti, dal ritmo e dal canto. In queste lezioni propedeutiche i bambini, incantati come dal suono del flauto magico, scelgono lo strumento del cuore. E’ inutile, quindi, chiedere prima al proprio figlio quale strumento preferirebbe suonare tra la chitarra e il pianoforte perché forse sceglierà il violino o le percussioni, anche se ha un carattere un po’ timido ed introverso

Ci puoi parlare del tuo originale approccio alla didattica?
Lo definirei il piacere di un metodo innovativo: il piacere del far musica è alla base di un’idea di scuola che non pretende di formare dei professionisti. Tendiamo, attraverso i nostri metodi didattici ad eliminare gli ostacoli e i blocchi nello studio di uno strumento che talvolta sono provocati dalla prematura insistenza sulla tecnica e il solfeggio. Il bambino fa musica e si impegna nelle esercitazioni tecniche strumentali secondo il bisogno e ancor meglio se ne constaterà la necessità. Nella medesima maniera si parla prima di saper leggere e scrivere e si può far musica prima di saperla leggere e scrivere. Le lezioni sia per i piccoli che per i più esperti sono organizzate per piccoli gruppi: 
così si impara presto a suonare insieme. E’ l’inizio di un’esperienza di apprendimento musicale entusiasmante, poco accademico perché non privilegia la teoria e la tecnica, ma educa alla memoria dell’udito perché si impara a suonare senza dipendere dallo spartito, educa soprattutto all’ascolto di chi suona accanto a te così che puoi sentire le sue emozioni.  Con i piccoli gruppi è’ più facile allora che nascano legami di amicizia, di stima e di affetto piuttosto che ansie da competizione o prestazione all’interno dei singoli gruppi di studio e tra i vari gruppi, anche quando si riuniscono per la musica di insieme. Un momento questo in cui dirigere anche musicisti “alle prime armi”, far dialogare fra loro tutti gli strumenti e musicisti di ogni età ed esperienza (suonano anche alcuni ragazzi diversamente abili e straordinariamente abili alla musica di gruppo) è davvero speciale.

Le attività dell'associazione sono rivolte ad un universo molto ampio di associati dai bambini agli anziani, passando per gli adolescenti. Quanto è importante nella didattica l'inclusività?
Penso sia la base. Il nostro punto di forza è il non partire dalla tecnica o dal solfeggio ma insegniamo solo attraverso la pratica e lo sviluppo dell'orecchio. I più grandi, se ne avranno voglia, arriveranno successivamente anche alla lettura degli spartiti. Questo fa si che tutti possano suonare insieme sia il ragazzo diversamente abile, sia quello che ha molte più abilità e può più facilmente fare il solista e padroneggiare meglio la musica. L'importante è guardarsi in faccia e suonare insieme.

Come riuscite ad annullare le differenze?
Bisogna essere circondati da bravi insegnanti che comprendono qual è il vero senso dell'insegnamento e l'organico del Baule dei Suoni è composto da docenti eccezionali. Poi c'è il lavorare tanto insieme. Noi non facciamo lezioni singole ma lavoriamo sempre in piccoli gruppi omogenei o eterogenei.

Presentaci un po' l'organico del Baule dei Suoni...
Abbiamo insegnanti di violino, percussioni, chitarra, clarinetto, contrabbasso, fisarmonica, flauto traverso e basso tuba. Poi c'è l'insegnamento di musica d'insieme che è alla base di tutto. Abbiamo, inoltre, tre orchestre dai bambini più piccoli a Musica Spiccia che è la formazione di punta dell'associazione.

Quanto è importante la dimensione del concerto per i vostri ragazzi?
E' la cosa più bella. Quando siamo in giro a suonare siamo sempre molto felici. Abbiamo un nuovo spettacolo e collaboriamo con un clown, Andrè Casacca di Castel Fiorentino che ha curato la regia. Insomma non ci piace stare fermi quando suoniamo.

Dall’esperienza didattica ha preso vita il progetto Musica Spiccia. Com’è nata l’idea di questa grande orchestra transgenerazionale?
L'orchestra dei Musica Spiccia, nacque durante una delle settimane in musica nel mese di giugno 2006, contestualmente alla registrazione del primo album omonimo, dettato dall'esigenza di fissare su supporto oltre nella memoria tutto il lavoro fatto in quel momento con il gruppo di musica d'insieme che ormai si era consolidato e che veniva anche chiamato per esibirsi in pubblico in diverse manifestazioni. La sua particolarità e novità era data dal fatto che oltre ai giovani che seguivano i laboratori di musica dal mondo, l'organico veniva aperto anche a chi avesse avuto voglia di cimentarsi con questa esperienza e in particolare con lo studio e la ri-proposizione di musica popolare italiana e di musiche dal mondo. Molto spesso gli stessi genitori dei ragazzi, vengono attirati dalla voglia di provarci a prescindere dal fatto che sapessero o meno già suonare uno strumento. Attualmente l'organico è composto da circa una quarantina di elementi di tutte le età, da 10 anni agli "anta", che suonano archi, fiati, fisarmoniche, corde e percussioni.
  
Il lavoro fatto in questi anni è stato documentato anche da alcuni dischi... 
Dopo i primi due album omonimi del 2006 e del 2008, il terzo “T'Chal Bai – Lasemela Andà” del 2009 è stato registrato in parte a Capo Verde insieme al gruppo Baptistinhas e a novembre 2010 ha vinto il Premio Italiano Musica Popolare Indipendente come "miglior autoproduzione" nell'ambio del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza. 
A distanza di quattro anni da "Mazeltov" del 2011 è arrivato "Non perdiamo le tracce" che raccoglie una selezione di brani che, dal 2006 abbiamo via via aggiunti ad un repertorio attualmente di oltre centro brani, condiviso anche con la nostra scuola creata a Capo Verde

Come si è evoluto il percorso di questa formazione?
Noi partiamo sempre dal fatto che suoniamo solo musica tradizionale e world music. Molti brani che suoniamo arrivano da Capo Verde perché da dodici anni portiamo avanti una splendida esperienza in quel luogo meraviglioso, e questo ha fatto sì che imparassimo una infinità di musica loro. Abbiamo, poi, la ventennale collaborazione con Martin Shaefer, violinista tedesco che si considera un po' zingaro e ci porta tantissimi brani da suonare. Io personalmente continuo a fare ricerca per ricondurre tutto questo ad un livello didattico. Forse non è semplicissimo ma ce la caviamo bene.

Ci puoi raccontare il progetto che avete realizzato a Capo Verde?
E' nato nel 2007 quasi per gioco perché Martin Shaefer frequentava spesso Capo Verde e mi diceva sempre della loro tradizione musicale molto ricca. Così mi sono decisa ad andarci una prima volta con una ventina dei miei ragazzi e, poi, abbiamo finito per fermarci perché i frati Cappuccini che sono lì da sessant'anni mi hanno proposto di dargli una mano nella loro attività rivolta ai bambini delle periferie dell'Isola di São Vicente. Così ci abbiamo provato. 
Abbiamo lì oltre cento ragazzi e ne abbiamo formati tantissimi. L'ultimo chitarrista che ha suonato con Cesaria Evora è stato un mio allievo, pur essendo un musicista già consolidato ma ha perfezionato con me la parte didattica con me e ha portato avanti l'Orchestra Capoverdiana. Questa realtà è stata anche valorizzata dal Ministero della Cultura e che suona musica tradizionale capoverdiana.

Com'è nato “Tutti giù per terrra”, il vostro nuovo disco?
Questo è il primo disco che esce con il nome "Baule dei Suoni" e in questa occasione abbiamo voluto coinvolgere proprio tutte le anime dell'associazione. La prima parte dell'album è molto semplice perché le musiche non sono elaborate ha visto oltre cinquanta persone prendere parte alla registrazione dai bambini di cinque anni agli adulti. La cosa bella è proprio questa, ovvero vederli suonare tutti insieme.

Quali sono le sfide e le difficoltà che incontra il Baule dei Suoni?
La sfida più grande è quella di attirare l'attenzione di chi ci segue verso musiche e tradizione non particolarmente conosciute ma dal fascino irresistibile che alla fine riescono a coinvolgere sia gli adulti che i più giovani, proprio perché le linee melodiche e le atmosfere che richiamano mondi
lontani sono semplici e accattivanti anche per i più piccoli ma nello stesso tempo di grande valore artistico e compositivo. Le difficoltà maggiori sono quelle che vive un po' tutto il mondo della cultura e in particolare quello delle piccole associazioni. Difficoltà a sostenere le spese di gestione, a volte anche minima del progetto, difficoltà nel trovare sostegno economico sia nel pubblico che nel privato e difficoltà nella promozione del progetto e delle attività, nonostante i numerosi concerti e le numerose esibizioni. Grosse difficoltà logistiche, anche perchè se è vero che come orchestra non abbiamo particolari esigenze tecniche e ciò ci consente di suonare ovunque, è vero anche che essendo numerosi abbiamo necessità di organizzare tutto nei minimi dettagli dai trasporti all'alloggio.

Come sostenete economicamente le vostre attività?
Siamo un’associazione culturale e abbiamo una tessera annuale che costa dieci euro e poi vi è un costo per ogni singolo laboratorio. Il progetto a Capo Verde viene sostenuto dalla vendita dei dischi e dai concerti che facciamo in giro.

Qual sono i progetti futuri dell'associazione?
C'è un nuovo spettacolo che stiamo mettendo in piedi, un nuovo laboratorio e, poi, stiamo lavorando con nuovi insegnanti che ci stanno portando tanti nuovi stimoli. C'è un ottima collaborazione con Daniele Richiedei nell'ambito della musica tradizionale e dell'improvvisazione. Recentemente abbiamo fatto uno stage con Maurizio Geri e penso che continueremo la collaborazione con lui. Dopo aver lavorato con noi Maurizio ci ha detto: "La musica d'insieme si fa così". Ci sono tante persone che ruotano intorno a noi e questa è la cosa splendida.



Baule dei Suoni – Tutti Giù Per Terra (Associazione Culturale Baule dei Suoni, 2019)
Nella ormai trentennale attività di Baule dei Suoni mancava all’appello un disco che compendiasse e documentasse le attività delle le diverse formazioni musicali nate all’interno dell’associazione. A colmare questo vuoto è il recente “Tutti Giù Per Terra”, album che mette in fila diciotto brani incisi nell’arco di tre giorni dal 1 al 3 novembre 2018 ad Erba (Co) presso il salone dell’Associazione Noivoiloro. Si parte con l’orchestra Musica Spiccia, integrata dai più giovani di Sabe Sabin, che propone il tradizionale sardo “Unu ballu pilicanu”, il divertente brano Yiddish “Danza dei piccoli rabbini”, un salto in Grecia con “Papastratos” prima e “Sto perigiali” di Miki Teodorakis per poi spaziare al blues con il medley tra “Rock Me Baby” di B.B. King e “Sequence Blues” di Luca Tagliabue. La scena è, poi, tutta per Musica Spiccia che ci regala gli omaggi a Capoverde con Ausençia scritta da Gorna Bregović per Cesaria Evora e “Ilidio”,  tradizionali ungheresi “Csuros Ciarda” e “Aria Ungherese” ma soprattutto l’elegante valzer russo “Valzer di Urga”. Se il quintetto Sipario presenta i due ottimi brani originali “Smoking Culb” e “Ventisette giorni e Mezzo”, il finale è affidato ancora a Musica Spiccia, per l’occasione integrata dalla partecipazione degli insegnanti Flaviano Braga, Daisy Citterio, Matteo Finizio e Fausto Tagliabue con i quali propongono l’elegante crescendo di “Palotas” e l’approdo in Brasile con “Vou vivendo” che chiude un disco appassionante che non mancherà di regalare buone vibrazioni ascolto, dopo ascolto.


Salvatore Esposito

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