#blogfoolksession: Luca Ciarla

Molisano di nascita e romano di adozione, Luca Ciarla è considerato uno dei violinisti di maggior talento della scena musicale internazionale, tanto per l'originale approccio allo strumento, quanto per la sua straordinaria capacità di destreggiarsi tra percorsi musicali differenti dalla musica classica la jazz fino a toccare la world music. La sua solida formazione accademica gli ha consentito di dare vita ad un articolato percorso artistico, costellato da collaborazioni prestigiose in Italia (tra gli altri Daniele Sepe, Danilo Rea, Luciano Berio, Andrea Piccioni, Mimmo Locasciulli, Fabrizio Bosso, Sergio Cammariere, Ferruccio Spinetti) ed all'estero (Gregg Cohen, Joshua Bell, Edgar Mayer, Sylvain Gagnon, Anthony Fernandes), nonché una ormai nutrita discografia personale in cui spiccano i più recenti "Fiddler in the loop" e "Violinair" in quartetto. Sfuggendo ad ogni tipo di etichetta, compresa quella di musicista jazz, Ciarla ha coltivato da sempre il momento creativo come base di partenza di una ricerca sonora a tutto campo. Non è casuale, infatti, che negli anni si sia confrontato con diverse formazioni e in diversi progetti per concentrarsi, più recentemente, sui concerti in solo da "Mediterramìa" in cui protagonisti sono particolari arrangiamenti di brani della tradizione popolare italiana e mediterranea, 
alla musica classica di "Bach into my self" e "Spiritualia", passando per "Jazz Violin 2.0" per giungere al più recente "SolOrkestra". Visto dal vivo nell'ultima edizione dei Seminari di Mare e Miniere, il musicista molisano sul palco esplora ed esalta le potenzialità espressive del violino dando vita ad un viaggio sonoro a tutto campo in cui la sua tecnica strumentale interagisce con strumenti giocattolo e una loop station, incrocia l'improvvisazione e si apre a sorprendenti riletture di brani tradizionali come di composizioni originali, senza dimenticare qualche omaggio alla canzone d'autore. Nel nuovo appuntamento di #blogfoolksession Luca Ciarla ci ha raccontato il suo percorso artistico, le sue influenze stilistiche per soffermarsi sulla sua scrittura e sull’istant composing. 


Partiamo da lontano. Come hai intrapreso il tuo percorso artistico?
Mio padre suonava un po' la chitarra e mia madre ha sempre cantato ma non professionalmente, così come i miei nonni avevano un po' di strumenti. Nella mia famiglia c'è sempre stata un po' di musica nell'aria. Ho scoperto il violino verso i sette, otto anni e subito dissi ai miei genitori che volevo imparare a suonarlo ed, in effetti, sono stato di parola.

Ci puoi raccontare le tue principali esperienze artistiche?
Ho un background di musica classica ma ho cominciato a suonare musica folk verso i diciotto, vent'anni con Silvana Licursi e facevamo musica arbëreshë, era un bel gruppo in cui suonava anche Massimo Carrano e con loro iniziai ad affrontare il repertorio dei Balcani che mi è sempre piaciuto. Nello stesso tempo ho cominciato a suonare jazz ed anche pianoforte, ad improvvisare. Ho sempre portato avanti tutti e tre i mondi. Ho finito gli studi di musica classica, ho studiato negli Stati Uniti per vari anni, dove ho studiato jazz.

Stai portando in tour il progetto SolOrkestra. Com'è nata l'idea di questo concerto in solo?
E' nato da questa macchina infernale che è una loop station che sta diventando sempre più comune ma è uno strumento bellissimo anche per studiare perché è come se fosse uno specchio musicale che da la possibilità di rivedersi e risentirsi. Il progetto è nato per gioco riarrangiando dei miei brani ed utilizzando dei piccoli strumenti. Così piano piano, qualche anno fa ho realizzato anche un disco "Fiddle & Loop" e attualmente sono al lavoro ad un altro album che dovrebbe uscire a fine anno. Mi diverto molto. 
Sto usando anche la voce. Ci sono una serie di cose che prima non avrei mai pensato di fare con il violino. 

Quali sono state le difficoltà che hai avuto nella realizzazione del concept dal vivo? Quali sono gli aspetti peculiari di questa esperienza?
Pochi maestri. Non ho tanti punti di riferimento. Ci sono tanti colleghi bravissimi che fanno un lavoro magari più ritmico con la loop station ma non siamo in tanti a fare un concerto intero in solo, quindi riuscire ad evitare un eccesso di ripetitività, introduzioni, loop diversi, però tuto è fatto dal vivo. Quello a cui ho tenuto sin da subito è stato quello di evitare materiale registrato. Non lavoro su basi, ma suono tutto dal vivo, errori compresi. Quello che viene fuori, viene fuori. Piano piano sono riuscito a mettere su un bel concerto con una visione fresca e diversa del violino. 

Il violino è considerato uno strumento da ensemble mentre è più raro vederlo da solo. Qual è la ricchezza che hai scoperto nell'esibirti in solo e i territori nuovi che hai scoperto...
Hai detto bene è uno strumento che si lega in formazioni più allargate ma è una voce lui stesso. Lavorare con le voci non è molto semplice perché si sta sulle stesse frequenze però la creatività può venire fuori da tante cose. Se avessi la ricetta te lo direi e certamente avrei fatto più dischi. Sicuramente posso dirti che c'è un ascolto molto ampio. Ho sempre amato musiche che vanno dalla tradizione indiana al bluegrass americano, chiaramente il jazz, Gismondi, i Balcani che danno sempre una carica che cerco di portare nel mio concerto.

A livello stilistico quali sono i tuoi riferimenti?
Beh ho amato molto il Turtle Island String Quartet che è un quartetto d'archi californiano, sfortunatamente poco conosciuto in Italia ma che ha fatto tanto in ambito alternativo e non solo per il violino e il violoncello. C'è poi Didier Lockwood, violinista francesco che, tra l'altro, è scomparso da poco. Lui è stato uno grande maestro perché era un violinista completo che si potesse ammirare.

Dal punto di vista competitivo come nascono i tuoi brani?
Ho un paio di nomi che ascolto tanto e spero di aver preso molto da loro e parlo di Keith Jarrett e Egberto Gismondi.

Quanto spazio ha l’improvvisazione nel tuo spettacolo?
Tanto. Le prime tracce sono un po' più chiare e definite perché suonandoci sopra diventerebbe veramente complesso ma tutto il resto spesso è nuovo e poco scritto. 

Lavori anche sull'istant composing?
Mi piace moltissimo la free improvvisazioni o istante composing che dir si voglia, e questo soprattuto in duo come è accaduto di recente lavorando con Enrico Zanisi, pianista jazz bravissimo. Quel tipo di lavoro è bello farlo anche con altri non solo da solo.

Ci puoi dare qualche anticipazione sul nuovo disco?
Saranno quasi tutti brani originali come quello che proporrò in parte e che si chiama "Alberocrazia". In questo brano c'è l'idea di rimettere l'albero al centro della vita perché penso che per ogni cittadino, ogni persona dovrebbe esserci almeno un albero in ogni città. Ho deciso di scrivere questo brano pensando alla creazione di una democrazia della natura come punto centrale.



Salvatore Esposito

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