Marcelo Moguilevsky e Sebastián Espósito – Cliché (Club del Disco, 2019)

Il polistrumentista e compositore Marcelo Moguilevsky è originario di Rosario (Argentina) dove ha cominciato a suonare il flauto a sei anni per acquisire poi grande maestria di clarinetti, sax soprano, duduk, fisarmonica, piano e voce. Ha fatto parte di alcune delle formazioni argentine più apprezzate, da Puente Celeste al Cuarteto Cuareim, alle prove in duo con César Lerner, con cui esplora la tradizione askenazita, e con Juan Falú, (“Improvisaciones”) rileggendo le tradizioni argentine. Altrettanto apprezzato è il chitarrista Sebastián Espósito, collaboratore di numerosi artisti di primo piano (da León Gieco a Yusa) e protagonista di formazioni in trio (“Francesca”) e duo con il contrabbassista Guillermo Delgado (“Sin cabeza”) e con Diego Rolón (“Espolón”). Nel 2015 ha dato vita alla Pequeña orquesta de música popular Argentina. Le chitarre di Espósito sono sia acustiche, sia elettriche, a sei e a otto corde. La collaborazione fra Moguilevsky e Espósito è cominciata nel 2018 (a volte accompagnati dal vivo dal percussionista Mario Gusso) ed in Argentina ha immediatamente raccolto attenzione e consensi, tanto da convincere il Club del Disco a produrre il loro primo album, registrato con un’ottima presa di suono a febbraio 2019 nello studio Satori di Buenos Aires da Alejo Nobili e in distribuzione da giugno. Ognuno dei dieci brani di “Cliché” è un piccolo gioiello, impreziosito da una varietà di soluzioni timbriche e armoniche. Le atmosfere poetiche e di sognante esplorazione di “Calesita”, scritta da Sebastián Espósito, non lasciano supporre l’energico cambio di passo che Marcelo Moguilevsky imprime con “Gitano”, con i bassi della chitarra ad otto corde di Espósito in bella evidenza. Tre sono gli omaggi ai classici ispanici e lusofoni. Si comincia con “Noche de ronda” del compositore e interprete messicano Agustín Lara, El Músico Poeta, autore di canzoni e boleros molto conosciuti in tutta l’America Latina. Composto nel 1935 usando lo pseudonimo di María Teresa Lara", “Noche de ronda” divenne titolo di una film diretto nel 1943 da Ernesto Cortázar, ma la prima registrazione risale al 1937, anni in cui la RCA Victor poteva far accompagnare Pedro Vargas dall’ orchestra di Alfonso Esparza Oteo. In questo caso Moguilevsky e Espósito offrono un’intelligente arrangiamento giocato sull’essenzialità: la chitarra elettrica sa offrire tutto lo spazio necessario alla voce e al clarino espressivi di Moguilevsky, richiamando con arguzia lo sviluppo narrativo, l’attesa triste, ma non rassegnata, l’inevitabile finale sospeso. La scelta cade invece sulla chitarra acustica per “Triste sorte” e su una serie di riff che dribblano l’accompagnamento canonico che, a priori, sembrerebbe richiedere questo fado, affidato alla voce e ai flauti di Moguilevsky. Qui siamo di fronte a un repertorio che testimonia dell’approfondito interesse boarense per il fado, anche quando si tratta di autori parchi nella loro produzione e poco frequentati da decenni, come il compositore Alfredo Marceneiro e il poeta Joao Ferreira Rosa, conosciuto soprattutto ad Alcochete. Chiude l’album “Por el amor de amar” e qui il pensiero corre a Concha Buica ne “La pelle che abito” di Almodovar, abile a ripescare questo classico di José Toledo, composto nel 1960 per il film “Os Bandeirantes” di Marcel Camus. Un finale che lascia nelle orecchie il calore e la qualità sonora della chitarra acustica di Espósito e della voce e del sax soprano di Moguilevsky e che porta a quattro i temi cantati, ben intercalati nella scaletta rispetto ai sei brani strumentali, tutti composti dai due protagonisti, ma mai a quattro mani, come se, per ciascun musicista, nell’assumere il ruolo di compositore non ci sia bisogno di sedersi a tavolino con il partner: evidentemente, la conoscenza e la sensibilità reciproca permette di disegnare percorsi musicali che ogni volta sanno trarre dal compagno di viaggio il meglio dalle numerose virtù e timbri a disposizione. 


Alessio Surian

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