Loano, al centro del folk

In estate, da quindici anni, la cittadina della riviera savonese diventa la capitale della musica di ispirazione tradizionale italiana. Dal 22 al 26 luglio concerti, incontri, una produzione musicale speciale e l’assegnazione degli award del Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana. 

Cinque giorni di note e parole intorno alla contemporaneità del folk: è il Premio Nazionale Città di Loano, organizzato dall’Associazione Compagnia dei Curiosi in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alla Cultura della località rivierasca del ponente ligure, con il contributo della Fondazione A. De Mari, di Nuovo IMAIE e il patrocinio della Regione Liguria e dell’ANCI. Su questo traguardo di un decennio e mezzo di Festival, Lucia Campana, una delle menti ideative e organizzative della Compagnia dei Curiosi ci dice: «Il Premio Nazionale Città di Loano è un piccolo festival, ma con grandi responsabilità, visto che negli ultimi quindici anni da noi sono passati praticamente tutti gli uomini e le donne impegnati nella riscoperta e nella riproposta della musica tradizionale italiana. Esiste una comunità pensante e operativa che si è creata intorno a questa idea del Premio e che la sostiene, al di là del budget ristretto. Loano è una “città del folk” di musicisti, giornalisti, studiosi e operatori culturali che per cinque giorni si danno appuntamento ogni anno, in un momento storico certo non facile per i progetti culturali nel nostro Paese. Nel tempo, il Premio ha saputo raccontare questa scena, diventando esso stesso motore del suo sviluppo»
Ebbene sì, perché siamo in Italia e non al Festival Folk di Førde, in Norvegia, dove le risorse a disposizione sono fatte di cifre a sei zero. Nondimeno, Loano come “luogo del folk” può svilupparsi e crescere ancora: già oggi è uno degli spazi privilegiati di dialogo di un movimento musicale fortemente creativo, aperto a collaborazioni attive con il territorio e con manifestazioni che condividono le medesime prospettive culturali. Ma è uno sviluppo che porta con sé anche «la riflessione sul proprio oggetto» - rileva il musicologo Jacopo Tomatis, da due anni direttore artistico del Festival. - «“Da Pasolini al liscio” è il titolo di questa edizione volta a indagare, in un voluto paradosso, due antipodi della ‘tradizione italiana’. Da un lato, la musica da ballo romagnola, a lungo emarginata perché ‘non tradizionale’: musica che si è sostituita ai balli antichi, importando suoni forestieri e nuovi comportamenti. Ma non è forse così che si costruisce ogni tradizione? Dall’altro, il tentativo pasoliniano di raccogliere e dare dignità alla poesia popolare, pure questo a lungo ignorato dagli studiosi». Srotoliamo, dunque, il programma di questa edizione numero XV, i cui concerti serali, ospitati sul lungomare e nel Chiostro di Sant’Agostino, saranno inaugurati dai Tre Martelli, Premio alla Carriera 2019, che negli incontri collaterali de “Il Premio incontra…“, bel corollario alla serata che vedrà il gruppo alessandrino in formazione allargata, raccontare gli oltre quarant’anni di storia e ricerca musicale. 
Il giorno successivo riflettori su Erasmo Treglia della storica ed influente label Finisterre, al quale sarà assegnato il Premio alla Realtà Culturale 2019. Entrambi gli appuntamenti saranno curati da “Blogfoolk”. Di seguito, due concerti serali: prima il concerto-performance con La Banda della Ricetta (Clara Graziano, Valentina Ferraiuolo, Teresa Spagnuolo e Carla Tutino), protagonista di un concerto ben condito di cibi, poi il climax della serata con l’attesa esibizione di Raffaello Simeoni (voce, liuti, organetto, cornamuse), premiato dalla giuria di oltre 50 giornalisti specializzati e studiosi per il Miglior Album 2018. Il polistrumentista reatino, che nel frattempo è anche finalista delle Targhe Tenco nella categoria dialetto, presenterà dal vivo il suo “Orfeo Incantastorie” con la sua band, che comprende Marco Iamele (zampogne, flauti pastorali e ciaramella), Giordano Ceccotti (ghironda e vielle), Cristiano Califano (chitarra), Paolo Paniconi (piano e sinth) e Carlo Ferretti (batteria e percussioni). Novità di questa edizione, mercoledì 24 luglio, il “Premio Incontra…” si sposta al Rifugio “Pian delle Bosse” per un evento realizzato in collaborazione con il C.A.I. di Loano. Ad accogliere il pubblico, dopo la camminata nell’entroterra, Fabio Rinaudo, magistrale piper savonese, il quale ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta della sordellina, uno degli strumenti antichi della musica italiana di tradizione.
Alla sera, evento imperdibile al Chiostro di Sant’Agostino per il concerto-spettacolo di Mauro Palmas “Palma de Sols”. Parliamo del disco terzo classificato negli award loanesi (dopo Banditaliana), con il suo immaginifico itinerario tra la Sardegna e il Mediterraneo, guidato dalla mandola del leader, con l’organo di Alessandro Foresti, le percussioni di Andrea Ruggeri, il basso di Silvano Lobina, i fiati di Marco Argiolas e la voce di Simonetta Soro. Il 25 luglio debutterà “LinguaMadre: il Canzoniere di Pasolini”, una produzione originale, nata in collaborazione con il Premio Parodi e il Festival Mare e Miniere. Nel 1955 Pier Paolo Pasolini pubblica “Canzoniere italiano”, un’immersione nelle molte lingue della poesia popolare italiana, compiuta proprio in quello snodo epocale per il nostro Paese, quando si avvia la lenta erosione del dialetto come lingua madre di una consistente parte della popolazione. Nel frattempo, Alan Lomax sta battendo la Penisola per le prime registrazioni sistematiche di musica tradizionale, non esiste ancora il folk revival, già domina il Festival di Sanremo (sic!) e l’immaginario italiano non è stato ancora travolto dall’onda travolgente del rock’n’roll. In questo contesto, Pasolini raccoglie e pubblica quasi ottocento testi, che coprono il Paese da nord a sud. Non esente, in seguito, di critiche da parte degli studiosi, il “Canzoniere” pasoliniano, nondimeno, ha ispirato diverse generazioni di poeti e musicisti. 
Se è vero, da un lato, che a Pasolini interessava la musicalità della parola dialettale, dall’altro sulla musica di questi componimenti il poeta e intellettuale friulano dice poco. Da qui il progetto di intessere il filo tematico della “madre”, non solo figura centrale di molti motivi tradizionali ma da intendersi anche lingua, per (ri-)dare suono e voce alle poesie raccolte da Pasolini, rilette con il senso estetico e le procedure sonore di chi oggi suona e interpreta in maniera creativa musiche di tradizione orale. Un intervento a detta dagli organizzatori di “archeologia creativa”, sul quale diamo ancora la parola al direttore artistico del Premio: «L’idea di una produzione sul Canzoniere Italiano si deve a Enrico de Angelis, poi – grazie alla collaborazione di Elena Ledda (in rappresentanza del Premio Parodi) e di Mauro Palmas (per Mare e Miniere) – l’abbiamo declinata in una direzione che fosse efficace e soprattutto sostenibile. Non è più il tempo, purtroppo, delle produzioni-monstre con decine di musicisti e super-ospiti, perché costano molto e sono giocoforza destinate a morire nel momento in cui nascono. Chi si caricherebbe l’onere di vendere uno spettacolo con 7-8 musicisti, agende da incrociare, voli da coprire... Le regole che ci siamo dati miravano appunto alla sostenibilità, ed è un format che spero riproporremo: quattro musicisti a rappresentare diverse aree e lingue d’Italia, quattro giovani che stanno costruendo la loro carriera ma che già vantano un curriculum importante. E, soprattutto, quattro artisti capaci di andare oltre l’idea di “musica di tradizione”, innovando, inventando, aggiungendo». Proprio così, visto che i musicisti di cui parliamo sono i fratelli Nicolò e Simone Bottasso (organetto, violino e tromba), 
la cantante friulana Elsa Martin – anche lei finalista delle Targhe Tenco 2019 per la categoria dialettale – e il polistrumentista calabrese Davide Ambrogio (chitarra, lira, percussioni, voce). La prima parte del concerto vedrà in scena il Duo Bottasso, in compagnia del sound designer Simone Sims Longo, in qualità di vincitori del Premio Loano Giovani per il miglior album con “Biserta e altre storie”. Al pomeriggio la produzione sarà presentata in un incontro con il direttore artistico della manifestazione, il giornalista Enrico de Angelis e Domenico Ferraro, editore, studioso e operatore culturale. Il Premio chiuderà venerdì 26 luglio con un giornata dedicata alla febbre del ballo romagnolo, iniziando dallo Strauss del liscio Secondo Casadei che, con Carlo Brighi “Zaclen”, è un padre nobile del ballo romagnolo. Infatti, protagonista della pomeridiana de “Il Premio incontra…” sarà Riccarda Casadei, la figlia di Secondo, responsabile di Casadei Sonora. Converseranno con lei Jacopo Tomatis e il giornalista Pierfrancesco Pacoda. Per chi già storce il naso, diciamo che il cosiddetto liscio è una delle poche ‘invenzioni’ musicali popular nostrane, capaci di articolare un immaginario ricco di suggestioni. E poi, giusto per chiudere il cerchio, ricordiamo che “Romagna mia” è stata incisa proprio nel 1954, l’anno dell’arrivo di Lomax in Italia. La centrale Piazza Italia ospiterà la serata finale del Premio in quella che si preannuncia come una festa popolare con balli, attività per bambini, circo di strada, laboratori di strumenti musicali, di recupero e giocoleria. E poi via con una delle espressioni più significative della poetica musicale romagnola contemporanea, gli Extraliscio, che tiene insieme musicisti chiave nel nu-liscio del XXI secolo, quali Moreno “il Biondo” Conficconi, Mauro Ferrara e Mirco Mariani. Un gruppo che ha fatto entrare in relazione con molta spontaneità e disinvoltura, il rigore esecutivo del liscio con altri linguaggi musicali (rock, elettronica), fruttando la struttura aperta del repertorio romagnolo. A Loano, dunque, per un’occasione imperdibile di fare il punto sul folk italiano, tra mare e cibi sopraffini, nel segno delle musiche tradizionali attuali. 

Ciro De Rosa

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