Sollo & Gnut, L’orso ‘nnammurato, ad est dell’equatore 2018, pp.124, Euro 20,00 Libro con Cd

“Furono gli occhi infiniti di quella donna a dettarmi le parole de L’orso ‘nnammurato – racconta Sollo nel libro. La pubblicai su Facebook. Un’ora dopo il mio amico Claudio mi invia una sua canzone. “Dimmi che te ne pare?”, mi fà: “È proprio bella”, rispondo io. Solo il giorno dopo avrei capito che aveva musicato le mie parole, che quella era la prima canzone scritta insieme. L’inizio di una fratellanza umana e artistica che avrebbe reso migliore la mia vita...”. Così, nell’introduzione a “L’orso ‘nnammurato”, Alessio Sollo, musicista e cantante napoletano, racconta l’incontro con il cantautore Claudio Domestico, in arte Gnut dal quale prese vita quella perla che è “L’ammore ‘o vero”, contenuta in “Capitan Capitone e I Fratelli della Costa”. Da quel momento i due hanno dato vita ad un fortunato sodalizio artistico che ha portato a tanti concerti ed al pregevole Ep “Hear My Voice” e che ora culmina in questo libro con cd che raccoglie sessantaquattro poesie firmate da Sollo di cui quattordici messe in musica e diventate canzoni, contenute nel disco allegato. Sfogliando l’agile volumetto, le cui modalità di lettura sono consigliate nella quarta di copertina, si scopre la potente musicalità dei testi di Sollo che ritroviamo intatta nell’ascolto dei singoli brani. Nel testo trovano, poi, posto anche gli spartiti delle poesie diventate canzoni e gustosissimo è glossario ad uso di coloro che non conoscono il napoletano, utilizzato nei testi. Tema centrale delle liriche di Sollo, come lascia intendere il titolo, è ovviamente l’amore in tutte le sue declinazioni e non è un caso che sullo sfondo facciano capolino storie di vita quotidiana, il tifo per il Napoli e temi di attualità, il tutto caratterizzato da un approccio diretto e senza mezzi termini, ma anche da tanta dolcezza ed ironia. Venendo più direttamente all’ascolto dei brani, le traiettorie stilistiche seguite sono quelle di Nick Drake e Pino Daniele, ma nel contempo si apprezza la capacità di Gnut di far emergere la propria cifra compositiva. Ad impreziosire il tutto sono poi gli arrangiamenti curati da Michele Signore (mandolino, mandoloncello, violino, viola, lira pontiaca, percussioni) ed impreziositi dalla partecipazione di alcuni tra i più apprezzati strumentisti campani: Marco Caligiuri (batteria e percussioni), Valerio Mola (contrabbasso), Luca Caligiuri (basso), Gianluca Capurro (chitarra elettrica, cori), “Mr.Coffee” Daniele Rossi (pianoforte, rhodes) e The shadikal shakers (percussioni). Aperto dalla riflessiva “Tutt’a vita annanz’” in cui spicca la tessitura malinconica del violino di Signore, il disco si snoda tra l’ironia di “‘Nu bicchiere ‘e vino” e la melodia antica di “Girasole sott’a luna” per toccare poi il dixieland di “Inferno”, in cui fanno capolino la voce di Sollo e la tromba di Ciro Riccardi, e il blues di “Paraviso”. Si prosegue con l’intensa “Uocchie senza core” e il teatro-canzone di “Creaturo” e “’O Ciarlatano”, per giungere all’intreccio di corde di “’A Mossa” e alla sofferta “Votta ‘o viento”. Il vertice del disco arriva nel finale con la serenata “Robba mia”, melodia beatlesiana “Vulesse vulasse” e la ninna nanna “Me faje murì” in cui spicca la fisarmonica di Dolores Melodia. “Ll’ultimo penziero” chiude un opera preziosa che entra di diritto tra i lavori più belli ed intensi della nuova scena musicale napoletana. 


Salvatore Esposito

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