Sale – L’innocenza dentro me (Materiali Sonori, 2019)

“Scrivo canzoni da molti anni”: è la prima frase che Eugenio Saletti - in arte Sale – ha detto, rispondendo alle domande che Blogfoolk gli ha posto per entrare nel mondo sel suo album di esordio “L’innocenza dentro me”; e sono parole che non ti aspetti da un ragazzo di 21 anni, che immaginiamo ancora alle prese con i “sogni di rock ‘n roll” cari a certi cantautori di provincia emiliana. Ma forse perché Sale ha poco a che vedere con quei sogni e quella provincia, forse perché la sua strada è sempre stata lastricata di accordi e strumenti, in definitiva questa affermazione non meraviglia davvero. Eugenio Saletti poi lo conoscevamo già come musicista, su palchi importanti e impegnativi. Dal 2015 è infatti chitarrista e cantante di Caracas, gruppo fondato da Valerio Corzani e da suo padre Stefano Saletti. E sempre con quest’ultimo, nel 2016, lo abbiamo visto suonare anche per Banda Ikona, durante il tour di presentazione di “Soundcity”, disco straordinario di musica mediterranea. E non è un caso che in questo album Sale suoni chitarre, basso, tastiere, moog, cavaquinho e ukulele (gli altri musicisti: Seby Burgio, piano, tastiere, moog; Martina Bertini, basso; Filippo Schininà, batteria, percussioni; Cristina Cecilia, voce in “Rimani”). In effetti, dietro il suo sguardo di ragazzo curioso e ancora meravigliato di tante realtà, Sale non nasconde affatto le sue certezze musicali. 
Foto di Paolo Soriani
Già dal primo ascolto è proprio questa la prima impressione: la certezza, la sicurezza, la chiarezza dell’idea musicale da seguire. Che sia chiaro: non la maturità! Perché in alcuni casi lo stesso concetto di maturità fa venire in mente la pera che sta per cadere dall’albero. No: “L’innocenza dentro me” è un disco giovane, fresco, radiofonico, gradevole; un disco leggero ma davvero mai superficiale. Questa certezza non va confusa con la supponenza o l’arroganza. Sale parla del suo mondo, della sua età, della sua crescita, della sua educazione sentimentale. È ovvio: se c’è riuscito senza mai esagerare, affidando solo alla voce l’ingenuità dell’età, è anche per la collaborazione e il ruolo artistico avuto in questo progetto da Stefano Saletti. Le canzoni hanno infatti la doppia firma: “Lavorare con lui è stata un’esperienza bellissima; insieme abbiamo creato un bel team di lavoro. Ognuno ha portato le proprie idee e le proprie influenze musicali e insieme abbiamo cercato un modo di scrivere le canzoni che potesse differenziarmi dagli altri miei ascolti”. Si capisce e si sente. E d’altronde l’album è prodotto, arrangiato, registrato e missato da “The Salettis”, una bella squadra davvero, che ci sarebbe piaciuto vedere all’opera. Eugenio, poi, ha mostrato anche di sapere benissimo quanto siano importanti la collaborazione e la formazione. Frequenta con soddisfazione una delle realtà culturali più felici in questi anni cupi e intellettualmente poveri. Grazie alla Regione Lazio infatti, esiste a Roma l’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, che ha una sezione dedicata ai cantautori: “è un’Accademia dove professionisti del mondo della musica ti insegnano l'arte del Cantautore o dell'Interprete; molte canzoni presenti nel disco sono state lavorate con i professori e con gli allievi dell’Officina. 
Foto di Paolo Soriani
Stare a contatto con questi professionisti del mondo della musica è un’esperienza molto importante per la mia crescita artistica.” Rubando una recente espressione di Michele Serra, usata in una sua “Amaca”, studiare è “fatica e lavoro, fatica e lavoro, fatica e lavoro”. E siamo stanchi di approssimazione e incompetenza. C’è bisogno di studio e lavoro e fatica. E se un talento come Sale saprà sempre tenere presente questa verità, andrà lontano. Di certo meriterebbe una circolazione mainstream proprio la title track, una composizione pop suonata e missata con maestria. E ci piace accennare anche a”Ricordati di me”, al testo dalle citazioni fossatiane e dallo spirito vero di un uomo che cresce. Per non parlare dell’amara ma ironica “Fuga di cervelli”, che magari canteremo in estate pensando alle Hawaii, dove un giorno finiremo per scappare tutti. “Siamo sale”, infine, è una ballata poetica, che nasce per forza da un cuore giovane: quando “la felicità” è ancora “un tassello vuoto”. Che un giorno verrà riempito però, se ancora saremo capaci di essere “sale che in acqua si scioglie”… e se ancora esisterà la possibilità di fare arte. E va detto da questo punto di vista che, come ci ha spiegato il giovane cantautore romano, iniziative come “S’illumina”, il bando Siae destinato agli Under 35 - grazie al quale questo progetto, presentato da Eugenio e dall’etichetta Materiali Sonori, è stato finanziato – sono essenziali per il futuro della musica italiana. Intanto, grazie a questa iniziativa, abbiamo scoperto in Sale un cantautore pieno di idee e di musica da raccontare. Avanti così.


Elisabetta Malantrucco

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