Elida Almeida – Ora Doci Ora Margos (Lusafrica, 2015)

La voce della ventunenne cantautrice capoverdiana, originaria di Pedra Badejo, nella parte orientale dell’isola di Santiago, ti afferra subito. Non c’è che dire: Djô da Silva, produttore del disco, boss della label Lusafrica, autorità della cultura e dell’imprenditoria musicale capoverdiana, ha fatto ancora una volta centro. Infanzia non facile, tra la perdita del padre e la migrazione interna, una vita di ragazza che ha imparato da subito a lottare per una vita dignitosa, tra sogni da coltivare e una madre da aiutare nel suo lavoro di ambulante. La chiesa come palestra di canto per un’appassionata di musica che pensava a una carriera da magistrato locale. Giovanissima madre di grande forza e personalità: bada a figlio e fratelli minori, continua gli studi e coltiva la sua passione di musicista. Le sue dolci-amare esperienze di vita entrano direttamente nelle canzoni del suo disco d’esordio, “Ora Doci Ora Margos”, per l’appunto, del quale firma undici delle tredici canzoni. Artista rivelazione nei Cabo Verde Music Awards, Elida Almeida, per aspetto e stile, può ricordare la lisboeta-capoverdiana Sara Tavares. Il timbro gioioso e limpido è contagioso nell’irresistibile apertura di “Lebam Ku Bo”, un batuque levigato, perfino un po’ ammiccante, dal suono internazionale. Album concepito tra l’arcipelago atlantico e Parigi, dove il chitarrista e arrangiatore Hernani Almeida (musicista di São Vicente, nessun legame di parentela) ha radunato un bel gruppo di esperti musicisti africani e centro-americani (chitarre, basso, cavaquinho, organo, piano, tastiere, fisarmonica, armonica), arricchendo il sound della giovane autrice, senza sbilanciamenti ma con mestiere e guizzi (vedi il delizioso organo su “Joana”). La voce di Elida si vela leggermente nella minimale “Nta Konsigui”, tutta voce, chitarra ed elettrificazione leggera. Alle cedevolezze di “Storia ki Nkontadu, seguono la splendida coladeira “Nhu Santiagu” e il vitale call & response “Di Mi Ku Bo”. Proviene dal repertorio di Jorge Tavares Silva la morna “Mar Sagrado”, interpretazione degna – permettetelo – dell’indimenticata ‘diva dos pés descalços’: tra i vertici dell’album. Un altro spettro del repertorio canoro della cantante lo offre “Djam Nkrel Pa Mi”, brano di respiro global, che esalta la cifra dei musicisti che la affiancano. Attacco di fisarmonica a siglare il ritmo di funana di “Txibu Branku”, che porta inevitabilmente alla danza. Le atmosfere si ammorbidiscono nuovamente in “Tomam El”, mentre un’armonica introduce le tinte folk-jazzy-carioca di “Joana”. Il ritmo si irrobustisce elettrificandosi in “Txuputin”, brano pop-rock del conterraneo Uziel Sança. Prevalgono le tinte folk-pop-brasileire in “Nha Fidju Spera”, di segno folk acustico, invece, la conclusiva “Nha Violão”, per voce e chitarra. Un notevole debutto. 


Ciro De Rosa
Nuova Vecchia