Opa Cupa - Centro Di Permanenza Temporanea (11/8 Records/Felmay/Egea)

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Opa Cupa, da leggersi Opa Tzupa, è il grido tipico che da inizio alle danze dei zingari del Sud-Est Europeo, e Cesare Dell’Anna lo ha voluto come nome del progetto musicale nato nel corso di interminabili tourneé su un fugone al quale presto si sono aggiunti anche Adnan Hozic e Admir Shkurtaj. Ben presto quello che era un semplice gioco è diventa uno rigoroso percorso di ricerca nel repertorio tradizionale balcanico, il tutto senza perdere di vista l’interesse per stili e culture diverse. Piano Piano Opa Cupa è diventato un vero e proprio collettivo che vede riuniti intorno all’eclettico e vulcanico trombettista Cesare Dell’Anna musicisti provenienti da culture sempre più varie che spaziano dall’Albania all’Algeria passando per il Salento fino a toccare la Romania. Il sound di Opa Cupa è così un caleidoscopio sonoro ricco di fascino, caratterizzato da una colta e raffinata tecnica interpretativa, che mescola esperienze che vanno dal folk a jazz, passando per gli estam e gli horo dai tempi dispari ed irregolari tipici della tradizione balcanica. Il nuovo album degli Opa Cupa, Centro di Permanenza Temporanea è dedicato all’Albania Hotel, la cui storia rappresenta la risposta dell’arte e della cultura alle immotivate e fin troppo rigorose politiche per l’immigrazione del governo. Cesare dell’Anna, ha voluto raccontare con la sua musica, questo luogo di speranza, questo contenitore multietnico, dove moltissimi extracomunitari senza permesso di soggiorno trovano un pasto caldo, un letto, uno strumento da suonare. A lavorarci sono musicisti, artisti, persone straordinarie che riescono a risolvere i problemi di tutta questa gente, che approdando là evita il centro di accoglienza, evita il rimpatrio, evita i lager legalizzati. Nelle tracce di questo nuovo lavoro degli Opa Cupa confluiscono le sonorità del Mediterraneo, quelle che partono dal Salento e toccano i Balcani, sono sonorità che vivono nel sangue e nel cuore dei tanti immigrati che approdano d’inverno sulle spiagge del Salento alla ricerca di una speranza, di una terra libera. Centro Di Permanenza Temporanea è un disco di resistenza pura, di resistenza all’indifferenza, un disco che sprigiona forza, contenuti sociali, e che lancia un grido di disperazione ma allo stesso tempo d’amore. Durante l’ascolto emergono così brani come la famosa My Favorite Things di John Coltrane riletta in una travolgente ritmica 7/8 tipica del balkan jazz, ma anche brani tipicamente bandistici come la bellissima Neelie, già presente nel live di Girodibanda, la splendida Ebb Tide dalla colonna sonora dei Clowns di Fellini, o ancora la sentita Mr. Hozic dedicata al cantore bosniaco Adnan Hozic scomparso recentemente. Tra i brani migliori vanno segnalati certamente la struggente CPT, due inutili parole cantata dalla bravissima Irene Lungo, e il tributo a Nino Rota, A Rota. Centro di Permanenza Temporanea è un disco prezioso che, oltre ad essere un saggio di eccellente eclettismo musicale, rappresenta un importante messaggio per quanti hanno dimenticato il problema degli immigrati sulle coste Salentine, dopo i clamori generati dalla stampa nei primi anni novanta.
Salvatore Esposito