Paolo Grassi, combattivo artista-organizzatore dello spettacolo che sapeva pensare in grande

Paolo Grassi (Milano, 1919 - Londra, 1981) dedicò la vita al teatro, dimostrando lungimiranza, spirito d’iniziativa e rigore intellettuale nel segno del rinnovamento. Ricoprì ruoli di rilievo al “Teatro alla Scala”, in RAI e in ambito editoriale. Nel contributo ci soffermeremo soprattutto sull’esperienza del “Piccolo Teatro”, dove operò in difesa e a favore di un “teatro culturale per tutti” e di una produzione artistica di rilievo, ideata per una società dinamica e “glocale”, qual era quella milanese già nella seconda metà del secolo scorso, ben orientata a valorizzare le proprie ricchezze e, al contempo, disposta ad aprirsi con coraggio al confronto culturale internazionale.  

Dal “Piccolo Teatro” per pensare in grande 
Cuore pulsante dell’attività professionale di Paolo Grassi è stato il “Piccolo Teatro”, da lui fondato, a Milano, insieme a Giorgio Strehler il quale dichiarò: «Il Piccolo è stato inventato come idea per primo da Paolo. Poi, subito dopo, da me. Insieme l’abbiamo voluto, costruito nel 1947. Il Piccolo non ci sarebbe stato se non ci fosse stato l’uomo, l’intellettuale, della prassi quotidiana, accanto a me».  Grassi era pragmatico ed entusiasta. Con tenacia e perseveranza, seppe realizzare il primo teatro stabile comunale di prosa, in cui all’esperienza artistica venivano uniti impegno civile e promozione sociale, ma anche studio, idee innovative, abilità di mediazione politica, capacità gestionale manageriale e confronto con le più importanti realtà dello spettacolo, nazionali e internazionali. Per permettere ai professionisti del teatro di svolgere al meglio il proprio lavoro, sono necessari strutture e investimenti adeguati. Come “operatore culturale” (così, talvolta, si definiva bonariamente), Grassi dominò la scena cittadina per alcuni decenni. Scrisse e ribadì in vari contesti che l’organizzazione teatrale non è burocrazia. Richiede rigore, passione e professionalità: «L’organizzazione consiste nell’essere dotati di strumenti che ti consentano di rispondere con efficienza organizzativa a quelle che sono le ragioni supreme per le quali si fa teatro. E che non sono quelle di rispettare un programma, bensì di fare al meglio il programma».  
Facendo tesoro di varie esperienze internazionali, agì con il fine di costruire un “teatro d’arte”, nel quale arte è sinonimo di innovazione, qualità, cultura e confronto con repertori e pubblici eterogenei, tra cui quello composto dalle fasce più deboli e meno abbienti della società. Allo stesso tempo, arte è anche ricerca di promozione civica e culturale, di cui la società italiana aveva disperato bisogno nei periodi immediatamente successivi alla costituzione della Repubblica. Strehler ebbe a dire che Grassi era «…un inventore di cultura. Uno stupendo costruttore di cultura nella realtà della storia, in un paese così povero di uomini, che siano al tempo stesso poeti, visionari e figure capaci di calarsi nel concreto delle cose, senza dimenticare mai gli ideali più alti». Grassi possedeva una visione innovativa rispetto alla diffusione dell’opera teatrale, che gli permise di promuovere impegnative tournée (anche sotto il profilo finanziario) in diverse aree del mondo, compresi i Paesi dell’Est e del Nord Europa. In merito, Strehler dichiarò: «(…) del Grande Comico hai la capacità di portare con te, avanti, la gente, le grandi carovane del teatro, i grandi circhi o i piccoli circhi come è stato il nostro…Hai la tirannia del Grande Impresario, questa gloriosa, umana figura che corre lungo il teatro unita e divisa da quella dell’attore, a seconda dei casi e talvolta anche scrittore, talvolta persino politico o uomo di mondo. E hai anche la mania meravigliosa dei viaggi attraverso il mondo con la tua baracca, con gli elefanti e le foche quando occorre, quelle che suonano la tromba e che tu ami, e che “deve essere aperta ogni sera, qualunque cosa succeda, perché il teatro non si deve chiudere mai”. Quante volte l’hai ripetuta questa frase?».  
Significativi sono i concetti espressi dallo stesso Grassi in merito alla propria attività: «Ho viaggiato con il Piccolo e con la Scala in quasi ogni parte del mondo. La mia convinzione è che dove vi è una manifestazione che faccia capo alla mia persona o una istituzione che ho l’onore e l’onere di dirigere, il mio compito sia quello di dare del nostro Paese una identità diversa. Migliore di quella che viene diffusa dalla cronaca quotidiana di questi tempi sciagurati di crisi e di scandali. È un problema di comportamento e di dignità».
Grassi organizzò numerose attività teatrali nei quartieri popolari e periferici della città (con alterni risultati), parallelamente ricercò un diretto rapporto con il pubblico locale e con i cittadini affezionati alla vita teatrale della propria città, capaci di divenire, attraverso regolate forme di associazionismo, motore indispensabile per la promozione pubblica delle attività e per un confronto civico di spessore in termini qualitativi. In tale direzione va intesa la sua opera di raccordo che portò alla costituzione dell’associazione “Amici del Piccolo”, intorno alla quale si riunirono intellettuali, appassionati, cittadini comuni e liberi professionisti, espressione dell’economia locale, talvolta necessari per una sinergica promozione delle diverse attività teatrali.

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