Maria Moramarco & Uaragniaun – Cillacilla/Uaragniaun – Perché sono Marxista (libro con CD)/Uaragniaun – Sipario Live al Teatro Mercadante (DVD) (Suoni della Murgia, 2018)

La voce mediterranea di Maria Moramarco regala sempre emozioni, cantando da oltre quarant’anni con timbro potente, caldo e cristallino storie di contrade impastate di terra e di sole, con l’intento di non disperdere un repertorio tradizionale orale di cui è al contempo testimone, mediatrice e interprete, in un certo senso, in continuità con le passate generazioni. Maria è la ricercatrice che custodisce un’enorme quantità di ore di registrazione ma, soprattutto, è il cuore e l’anima popolare dei pugliesi Uaragniaun. Con il chitarrista Luigi Bolognese e il percussionista Silvio Teot, il trio procede nell’esaltante percorso di rivisitazione di un immenso patrimonio di canti e musiche della tradizione della Murgia barese, terra di confine, già prossima alla Lucania materana.“Cillacilla”, dal capoverso di una filastrocca che ritmava saltelli eseguiti in coppia a braccia incrociate, è il titolo con cui Moramarco consegna un corpus di canti infantili di tradizione orale, raccolti nell’area murgiana. Un album – dice la cantante – rivolto tanto ai bambini di oggi, benché assorbiti dal mondo elettronico, quanto agli adulti, perché ne possano far tesoro con i propri figli. In altre parole, un progetto estetico e didattico. La voce di Maria restituisce la ricchezza del dialetto con i suoi fonemi e il suo lessico, la sua potenza espressiva e il suo ondeggiare sui melismi. Moramarco si cimenta con un repertorio tradizionale sovente trascurato, non sempre agevole non solo da rintracciare ma anche da trasmettere e riproporre dal vivo o su disco, dal momento che è stato intimamente legato alla sua funzione sociale. Realizza una sorta di racconto cantato, in cui che ha privilegiato la linearità elaborativa, seguendo la spinta della melodia, piuttosto che intervenire pesantemente nella rilettura, come è sempre nello spirito compositivo degli Uaragniaun, ai quali si aggiunge la bravura degli ospiti (Alessandro Pipino, Adolfo La Volpe e Rashmi V. Bhatt). 
Il 2018 ha portato altre due produzioni per i Uaragniuan. Il CD-book “Perché sono Marxista” ricostruisce un pezzo di storia politica e sociale murgiana degli anni Settanta del secolo scorso, attraverso la figura di Fabio Perinei. Una pubblicazione la cui linea grafica sembra quella dei Dischi del Sole, ma che attraverso musiche,  canti e recitato racconta una storia politica del Sud, in direzione “ostinata e contraria”: Invece, “Sipario”, registrato al Mercadante,  il magnifico teatro ottocentesco di Altamura, è il primo DVD ufficiale della band, allargata a collaboratori storici e a guest eccezionali (Vincenzo Zitello e Daniele di Bonaventura). Attraverso venti brani il lavoro fissa una performance del 30 marzo 2016 della storica band altomurgiana.“Blogfoolk” ha incontrato Maria Moramarco, Luigi Bolognes e Silvio Teot per parlare con loro a proposito di queste recenti produzioni.

Maria, come ci si sente ad esordire, in un certo senso, da solista?
Maria Moramarco: Premettendo che anche nel lavoro in gruppo, ho sempre avuto la possibilità di esprimere il mio punto di vista sulle scelte musicali  e sugli arrangiamenti, esordire da solista però mi ha dato la possibilità di potermi  esprimere meglio, scegliendo non solo  quello che  volevo  dire ma anche il modo in cui porgerlo, per esempio  i tempi, i singoli strumenti, la linearità negli arrangiamenti, le tonalità e in questo ammetto che sono stata determinata, non ho voluto essere condizionata anche a costo di creare qualche leggero disappunto. L’idea era quella di tessere un racconto cantato, un concept, avevo bisogno di farlo così e ne sono abbastanza soddisfatta. Comunque il lavoro da solista comporta anche maggiore responsabilità e tensione con le scelte  sempre cariche di dubbi e incertezze. Posso dire che è  stata una esperienza di cui sentivo una mia intima necessità dopo ben undici lavori fatti con i miei amici Uaragniaun.

Perché un disco sui canti infantili?
Maria Moramarco: Ciò che mi ha spinto è la convinzione di sempre, la stessa convinzione che ha animato tutto il mio lavoro Uaragniaun , cioè che questo “materiale” di tradizione  ha un valore non abbastanza esplorato e che in qualche modo conviene salvaguardare e consegnare. Con Uaragniaun  ho optato anche  per la riproposizione, nell’ idea che “ricantare, risuonare” non serve a riportare un passato di cui non siamo affatto nostalgici, ma serve a stimolarne la conoscenza. Oggi più che mai mi sembra urgente capire che sono cambiati i contesti, siamo cambiati tutti noi, ma non dimenticare chi siamo e da dove veniamo può servire a salvarci da molte meschinità. Finora il riscontro è stato molto positivo, soprattutto nell’ operazione di una sorta di restituzione alla nostra comunità. L’infanzia è un mondo affascinante, ognuno si porta dentro il bambino che è stato, anzi stranamente più avanti vai con gli anni più emergono flashback di un passato lontano, è nell’infanzia che si pongono le basi delle nostre esistenze e in particolare con questo lavoro, attraverso il potere evocativo del canto ho cercato di richiamare ricordi dell’infanzia della civiltà contadina che ho per certi versi conosciuto anche direttamente attraverso il mio vissuto. La particolarità di questo lavoro è quella di essermi sentita diretta informatrice oltre che ricercatrice e interprete. Nel disco ci sono  giochi della prima infanzia, semplici ma teneri, che insieme ai suoni dell’antico dialetto dell’alta murgia, coinvolgono  sensi e movimento. Si gioca infatti con poco, si gioca con carezze, solletico o buffi movimenti del corpo. Ci sono preghiere, fonti di protezione e cura, rafforzamento, difesa dai mali fisici e non, ci sono rime che evocano immagini che spaziano  dal comico e paradossale al poetico ed evocativo. Il mondo contadino non è certo edulcorato e delicato con i bambini, la miseria, la povertà non fa sconti  per nessuno neanche per i più indifesi. Si tratta, infatti, di una infanzia negata: i bambini  si ritrovano ad essere forzatamente adulti  già all’età di sei sette anni, senza possibilità di scelta. 
Le tristi vicende dei  pastorelli della Murgia o dei lavoratori a bottega affidati alla sorte di adulti non sempre con loro clementi e virtuosi completano purtroppo questo mio racconto che proprio a causa del peso di tanta sofferenza necessita di essere raccontato. 

Come ti sei accostata alle rielaborazioni?
Maria Moramarco: Le rielaborazioni che in questo lavoro sono volutamente minimali, hanno trovato espressione in pochi strumenti o singoli strumenti. Il disco esce a mio nome, ma i Uaragniaun ovviamente sono sempre accanto  a me, in particolare Luigi Bolognese in questo lavoro mi ha supportato e pazientemente sopportato nella maniacale e faticosa  fase della strutturazione dei brani, ma anche Filippo Giordano, il violinista, che ringrazio per avermi da subito incoraggiata e Pino Colonna che ha suonato e curato nei particolari, la grafica del disco. Michele Bolognese, mio figlio, oltre che suonare mandolino e tamburello, ha realizzato i disegni contenuti nel CD. Erika Maiullari è al violoncello, Nanni Teot alla tromba e ovviamente insostituibile Silvio Teot alle percussioni. Ci sono graditi ospiti quali Alessandro Pipino, che ha dato un ricco contributo a questo lavoro, è infatti presente in diversi brani, Adolfo La Volpe all’oud e Rashmi Bhatt  eccellente suonatore di tablas, che ha partecipato regalandoci una parte di canto in sanscrito e in hindi completamento di una ninna nanna  che si apre con una  registrazione del 1977 della voce di  mia nonna (1899-1980). 

C’è un brano al quale sei particolarmente legata?
Maria Moramarco: Questa volta davvero mi è difficile fare una scelta; sono legata a ognuno di quei brani, ma sarà che l’acqua in Puglia era considerata un bene assai prezioso, tanto che le architetture tradizionali erano fatte in modo da evitare di disperdere l’acqua piovana.. 
mi sento legata al brano “Chiove e chiove” che  mi rievoca ogni volta una particolare atmosfera che mi riporta indietro quando da bambini ci si incantava a vedere le goccioline di pioggia che rigavano i vetri e attraverso esse  lontano si fantasticava  in un mondo quasi fiabesco dove, dopo l’incontro con la Madonna dell’Acqua, salutavi la luna nuova e a lei chiedevi la cosa più preziosa: il coraggio di affrontare e di sfidare le tue paure più nascoste e lei sempre ti accontentava.

Aspirazioni, futuri sviluppi e sogni ancora nel cassetto per Maria Moramarco?
Maria Moramarco: I sogni nel cassetto non finiscono mai, ma più che pensare ad un prossimo lavoro, mi piacerebbe avere la possibilità di far conoscere il lavoro fatto, siamo stati davvero prolifici nella nostra esperienza. Ad essere sincera mi piacerebbe che qualcuno si ricordi di noi, spesso invece capita di rimanere tristemente fuori, per una ragione o per un’altra. Mi disturbano le  logiche di confine che penalizzano il nostro essere di una terra di confine e che purtroppo riducono l’importanza e la portata di quello che canto, certo veicolato nel dialetto del mio paese, ma espressione di un contenuto fortemente identitario. Temo che quando ciò sarà chiaro potrà essere tardi. Passando invece al sogno, se proprio posso osare fantasticare, mi piacerebbe vedere  coniugate le nostre sonorità con altri linguaggi, il cinema, la danza, forme di spettacolo allargato.

Silvio, avete pubblicato lo spettacolo “Perché Sono Marxista”. Di cosa si tratta?
Silvio Teot: È un lavoro che nasce inizialmente per restare un live, un recital di poesie, canzoni e storie che riassumessero la grande personalità di Fabio Perinei, nostro concittadino e grande amico, nonché il più grande meridionalista dell’Alta Murgia della fine del secolo scorso. 
Fu presentato nel lontano 2011 per ricordarlo a tre anni dalla sua prematura scomparsa.

Proviamo a ricostruire il contesto di quegli anni e chi sono i protagonisti?
Silvio Teot: Il contesto era quello degli anni Settanta, quando Fabio guidava una sezione del PCI frequentata soprattutto da braccianti e contadini. La sua fu prima di tutto una missione culturale: educare i “compagni”, riabilitandoli da un senso di minorità tipica della gente del Sud. Lo faceva riproponendo le grandi questioni che segnavano l'arretratezza delle nostre contrade: l’emigrazione, il caporalato, la miseria. Lo faceva come se non si trattasse di una sede di partito ma di una casa del popolo. Insegnando a scrivere e leggere, a comprendere e ad apprezzare la poesia, la grande narrazione. Usava coinvolgere in questa sua missione testi di poeti come Scotellaro e Sinisgalli o la musica dei cantori e cantanti che meglio rappresentavano le tematiche che gli stavano a cuore: Matteo Salvatore, Otello Profazio, Enzo Del Re, Ivan Della Mea e, dopo il golpe in Cile, anche gli Inti Illimani. Naturalmente, la canzone politica italiana era poi l’elemento portante degli spettacoli che Perinei allestiva.

Quale repertorio è proposto?
Silvio Teot: Ci sono canti murgiani popolari che Perinei riadattava nei testi rafforzandone gli elementi più politici. Soprattutto, ci sono brani degli autori che ho già citato reinterpretati da noi... fino a un Domenico Modugno d’annata con “Amara terra mia”. Non mancano testi recitati, molto ben interpretati da Rocco Capri Chiumarulo, e note di cronaca che sottolineano i contesti storici. Per questo lavoro ci siamo affidati alla splendida voce di Saverio Indrio, doppiatore e narratore fuori campo dei programmi televisivi di Alberto Angela. 
Ovviamente, l’album si chiude con la nostra versione di “Bella ciao”.

Non vuole essere un’operazione nostalgica…
Silvio Teot: È la prima cosa che ci siamo chiesti anche noi. Ci abbiamo pensato, ne abbiamo discusso tra noi e siamo arrivati alla conclusione che era un disco da fare proprio perché segnava un altro tassello della storia del nostro territorio e, storicizzando i contenuti, non appariva affatto come una operazione nostalgica. Anche noi in quegli anni eravamo quello che si ritrova in questo album. Ci rincuorava inoltre il bel successo che aveva avuto la rivisitazione di “Bella ciao” ad opera dei nostri amici Riccardo Tesi e Elena Ledda, appena pochi mesi prima dell’uscita del nostro “Perché sono marxista”.

Luigi, cosa si trova nel DVD “Sipario”?
Luigi Bolognese: “Sipario” nasce dal desiderio di presentare in teatro il disco “Primitivo” con la presenza di tutti i musicisti storici Uaragniaun insieme agli speciali ospiti che hanno partecipato alla registrazione del cd., Vincenzo Zitello, Daniele di Bonaventura e Carlo Lamanna. Abbiamo scelto il Teatro Mercadante di Altamura, da pochi anni restituito alla città, un teatro di fine Ottocento, una piccola bomboniera nella quale gli Uaragniaun avevano fatto un concerto negli anni Ottanta prima della chiusura quasi trentennale di questo prestigioso contenitore. Ritornare al teatro Mercadante con una formazione quasi orchestrale per noi ha rappresentato il coronamento di un sogno, e proprio per questo abbiamo deciso di realizzare un DVD per questo evento coinvolgendo un gruppo di ragazzi, alcuni di loro studenti a Cinecittà, che hanno popolato il teatro di tante telecamere fisse e mobili. Abbiamo deciso di iniziare il concerto con alcuni brani “classici” del nostro repertorio per passare alla presentazione di “Primitivo”. 
Da subito con la complicità del pubblico si è creata una situazione magica, senza dubbi credo che abbiamo fatto uno dei concerti più belli della nostra quarantennale carriera.

Siete da più di quarant’anni sulle strade del folk. Come valutate il passato revivalistico con lo sguardo di oggi?
Silvio Teot: Una storia ancora da raccontare ai più. Ancora troppo marginale che meriterebbe una ricognizione mediatica che ne garantisse visibilità e rispetto artistico.
Luigi Bolognese: Nel 2018 abbiamo festeggiato i nostri 40 anni di attività, e posso affermare senza ombra di dubbio d aver vissuto una straordinaria esperienza con i miei compagni di viaggio Maria Moramarco e Silvio Teot. In questi  lunghi anni abbiamo visto le varie fasi di questo revival. Noi stessi siamo stati i testimoni del passaggio dalla fase della ricerca sul campo a quella della spettacolarizzazione. Abbiamo vissuto all’ interno del gruppo queste due visioni cercando sempre un compromesso tra Maria ,che da vera ricercatrice ha sempre lottato per salvaguardare le linee melodiche da eccessive ridondanze sonore, e il resto del gruppo, io e Silvio, tesi alla ricerca di sonorità meno usuali e contaminate. Il frutto di questo compromesso è all’ origine del sound degli Uaragniaun che ci viene riconosciuto da molti addetti ai lavori.

Cosa vi piace del presente del mondo folk-trad?
Silvio Teot: I nuovi protagonisti, i giovani, che tecnicamente sono già più bravi di noi: hanno anche studiato e saputo ascoltare.
Luigi Bolognese: Come dice Silvio, dell’attuale mondo folk-trad mi piace la presenza di molti gruppi formati da giovani ragazzi, alcuni dotati di tecnica incredibile. 
In alcuni casi stiamo assistendo ad un vero e proprio passaggio di testimone come nel caso del Canzoniere Grecanico Salentino, la nuova formazione ha completamente cambiato la modalità esecutiva e gli arrangiamenti portando il repertorio verso nuovi lidi di composizioni creative in stile popolare. Questa la ritengo una cosa molto interessante. Nel nostro gruppo in questi ultimi anni ci hanno accompagnato in sala di registrazione e in concerto i nostri figli, Michele Bolognese e Nanni Teot, questa è una cosa che mi ha reso felice ma spero che questi ragazzi facciano delle esperienze anche al di fuori di Uaragniaun soprattutto per capire se la strada del folk-trad è quella a loro congeniale o se ce ne sono altre in cui si riescono ad esprimere senza particolari vincoli con massima soddisfazione.

Cosa non vi piace?
Silvio Teot: La mia è una risposta molto personale. Mi piacciono poche cose. Sarà che sono diventato troppo esigente, sarà che invecchio e scopro di sorprendermi poco... Insomma non ci sono produzioni che davvero “mi fanno sangue”. Attualmente ascolterei soltanto Renaud-Garcia Font o le cose di Paolo Fresu ma, mi rendo conto, sono già altre rispetto al folk revival che non intendo più suonare. Ho già dato.
Luigi Bolognese: Sicuramente non mi piace vedere tanti musicisti e gruppi che credono di essere portatori viventi di una tradizione che per la giovane età non hanno potuto vivere in prima persona. Prendere brani da varie regioni, fare un cocktail e presentare il tutto con effetti sonori light show e tanto altro, mixare etno-folk nostrano a sonorità celtiche, irlandesi o balcaniche porta  a creare degli ibridi preoccupanti. Ma oggi i tempi sono veloci, le mode anche. 
Temo che il motto che ha contraddistinto la nostra esperienza che diceva: “vogliamo ricercare e studiare il mondo e le tradizioni popolare della nostra terra di origine per capirle e riproporle ma senza fare il verso ai contadini”, oggi non sia più adatto a chi si vuole accostare alla tradizione, ma spero di sbagliare.

Sono passati sei anni da quando “Blogfoolk” vi ha fatto questa domanda: la riproponiamo, sondando le vostre nuove sensazioni: quali, e future aspirazioni e i sogni ancora nel cassetto?
Silvio Teot: Mi piacerebbe fare un nuovo disco con Uaragniaun: un’antologia di brani di Enzo Del Re che è nelle nostre corde e si presta ad arrangiamenti che ritengo consoni ai nostri gusti e al nostro modo di suonare. D’altra parte i suoi brani originali erano eseguiti dalla sola voce e dall'accompagnamento ritmico delle mani battute su di una sedia. Per nuovi arrangiamenti si aprono pertanto praterie immense e stimolanti.
Luigi Bolognese: I sogni sono una componente importante della vita di ognuno di noi, senza di essi non saremmo niente. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire ad avere la forza, l’ entusiasmo insieme a Maria e a Silvio di continuare a far conoscere il repertorio della nostra Murgia al di fuori dei nostri confini. Questo repertorio immenso che grazie al lavoro di ricerca svolto da Maria Moramarco ha portato alla luce oltre 150 canti di una tradizione che per molti addetti ai lavori era ritenuta marginale. Spero che  le istituzioni ad iniziare dai comuni e la regione Puglia diano molta più attenzione e risorse alla tutela e alla conservazione di questo enorme patrimonio immateriale.



Maria Moramarco & Uaragniaun – Cillacilla/Uaragniaun – Perché sono Marxista (libro con CD)/Uaragniaun – Sipario Live al Teatro Mercadante (DVD) (Suoni della Murgia, 2018)
“Sipario” è la documentazione di un concerto tenutosi nella restaurata bomboniera di Altamura, il Teatro Mercadante, nel 2016, trentatré anni dopo la prima esibizione con cui i Uaragniaun avevano portato nel tempio della lirica la musica dei “cafoni”. Tre decenni da quell’ottobre del 1983, fatti di tanti dischi realizzati e di successi sulle strade del folk da parte del trio altomurgiano. Un concerto imperniato sull’album “Primitivo”, ma che permette anche di ricapitolare quattro decenni filati di musica con la proposta di classici del gruppo, che vede la presenza di tutti gli storici membri, in un organico semi orchestrale, e di diversi guest artist: Vincenzo Zitello (arpa), Daniele di Bonaventura (bandoneon) e Carlo Lamanna (contrabbasso). Come ci ha abituati, la band si concede soluzioni musicali di grande respiro, che valorizzano i timbri acustici e le straordinaria vocalità di Moramarco. Invece, con il progetto “Perché sono marxista”, i Uaragniaun propongono un libro di 80 pagine con i testi integrali dello spettacolo omonimo, saggi, foto degli anni Settanta e un CD audio con tutte le poesie, ballate e canzoni che costituiscono l’omaggio al meridionalista Fabio Perinei, attivo negli anni Settanta,  quando nell’area altamurana si propongono spettacoli sulla condizione bracciantile nel Sud, sulla questione del divorzio, sul tema dell’emigrazione al nord nel secondo dopoguerra e sui temi dell’ antifascismo. Da quelle esperienze artistiche, sociali e politiche nasce lo spettacolo-collage “Perché sono marxista”, omaggio allo scomparso Perinei, intitolato proprio a partire da una sua bellissima. 
Non si tratta di un progetto ammantato di nostalgia ma l’ipotesi su uno spettacolo che Fabio Pirenei avrebbe voluto allestire. Tra gli altri, l’album contiene brani di Uaragniaun, Enzo Del Re, Matteo Salvatore, Ivan della Mea, Otello Profazio e recitati poetici di poeti meridionalisti, toccando finanche la nueva cancion cilena. Con la storica band altamurana suonano le nuove leve Nanni Teot, Nicolas Ventricelli, Leo Zagariello e le voci di Rocco Capri Chiumarulo, Saverio Indrio, Nicola Caggiano e Mimì Lorusso. Veniamo a “Cillacilla”, il concept album a firma di Maria Moramarco, sviluppato come una narrazione sonora, un affresco di memoria che raccoglie echi di matrici musicali eterogenee e in cui irrompono frammenti di registrazioni autentiche (le voci di Maria Tragni e Maria Cristallo) a evidenziare le modalità originarie di alcuni canti, ma in cui ci sono anche le voci di adolescenti di oggi. Il disco è corredato da un bel libretto contenente foto d’epoca, illustrazioni e descrizioni, al fine di riprodurre alcuni dei giochi infantili cantati. Al centro la voce unica di Moramarco, la linearità melodica e la comunicazione del testo intorno ai quali sono stati costruiti gli arrangiamenti, come sempre per Uaragniaun, sobri e mai eccessivi nelle forme di rielaborazione. In punta di chitarra si snoda “C’ere e ’ngere”, il primo pezzo forte del disco, che nel finale si apre al pieno strumentale. Alessandro Pipino ci mette i suoi mantici in “Furnacedde”, un tempo una cantilena cantata su girotondo con gioco ad esclusione, e in “Chiove e chiove”, altra chicca del lavoro che si apre a ritmi di valzer in “Giacchenidde lu puasturidde”. 
Squarcio di nitore dolente nel canto mediterraneo di Moramarco che si erge in “O’ Vinde”, impreziosita dei ricami dell’oud di Adolfo La Volpe. La religiosità popolare entra in scena in “Santere e Santorre”, voce e ritmo di tamburi a cornice in “I mise”, cui segue la divertentissima “U munacidde”. Ancora, svetta “Nonna Maria”, dove al canto nudo di Maria su un modo che richiama ancora il mondo sonoro arabo, si inserisce una nenia indiana cantata in sanscrito e hindi da Rashmi V. Batt. Il violino di Filippo Giordano e i plettri guidano “La restocce”, mentre si muove tra ritmo danzante e innesti di fiati antichi (lo chaloumeau di Pino Colonna) il successivo “Putresenella”. Prevalgono atmosfere sognanti nel celebre canto lucano “Fronne d’alije”; si passa per la preghiera dell’informatrice Maria Cristallo fino alla conclusiva ninnanna “Derme Bambinedde”, che offre ancora un esempio della fulgida e intensa vocalità di Moramarco. “Cillacilla” è uno spaccato prezioso di storia del mondo popolare locale, reso con grande stile dalla factory altamurana Uaragniaun, ma anche un’importante proposta educativa.


Ciro De Rosa

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