Garadice – Garadice (Autoprodotto, 2018)

Un quartetto irlandese di tutto rispetto, proveniente dalla contea di Leitrim, che si è guadagnato la copertina del mensile “Irish Music Magazine” e che allinea Eleanor Shanley (voce) – un tempo vocalist dei De Danann – , Dave Sheridan (flauti, organetto e tastiere), Padraig McGovern (uilleann pipes, concertina e whistle), John McCartin (chitarre,). In realtà, il loro incontro è stato propiziato da Leitrim Equation, il programma residenziale, finanziato dalle istituzioni locali e nazionali per la promozione dello sviluppo professionale dei musicisti che, tra il 2006 e il 2009, ha coinvolto importanti artisti tradizionali irlandesi, impegnati a interagire con musicisti, scuole e comunità locali. Ora, per il loro esordio discografico in quartetto (parlare di debutto tout court sembra fuori luogo, considerata la classe dei singoli e i percorsi artistici. Si veda www.garadicemusic.com) contano sulla complicità dell’immenso Donal Lunny (bouzuoki, chitarre e bodhrán, del Dervish Tom Morrow (violino) e di Utsav Lal (piano), John Joe Kelly (bodhrán), Shobsy e Eleanor Quaine (cori). Insomma, niente male come biglietto da visita per lanciare l’album eponimo (Garadice è il nome di un lago della contea di Leitrim), che mette in programma tredici tracce, alternando strumentali e songs. Il gruppo affronta i materiali tradizioni con buona dialettica strumentale e dinamismo, imprimendo originalità all’interpretazione di classici d’autore come “Both Side Now” di Joni Mitchell e “Motherland” di Nathalie Merchant, mentre “Wild Mountain Side” di John Douglas, di ambientazione scozzese, a tratti rischia di far alzare il tasso glicemico. C’è un forte senso di appartenenza locale nella scelta di una parte dei materiali strumentali, a iniziare dal set di apertura “Gan Ainm/Sunny Hills of Beara/The Castleblaney Piper”, per proseguire con le song “Leanbh Aimhréad” e “Leitrim Lover” e perfino con un tema di Turlogh O’Carolan, “Planxty Reynolds”, che fu composto per onorare una famiglia locale. Un’altra parentesi internazionale la offrono i due motivi asturiani (“Saltón De Meres/Pasucias of Coana”). Non siamo di fronte a un disco innovativo, intendiamoci, ma a solida Irish music, che soddisfa palati, di qua e di là dell’Atlantico. Notevole è l’interazione dei musicisti in “Leitrim Rover/Johnny Doherty's” e nei due strumentali composti da McGovern e Sheridan (“The Limerick Return/Two Days of Summer”). Brillano anche l’accoppiata “A Sligo Air / Gladstone’s Bill” e il set di ben quattro reel scoto-irlandesi, messi in conclusione (“Keep it up/The Cloone Reel/The Old Schoolmaster/The Missing Reel”). 


Ciro De Rosa

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