Tiziano Tononi & The Ornettians – Forms and Sounds. Air Sculptures (Felmay, 2018)

Batterista e compositore tra i più apprezzati della scena jazz italiana, Tiziano Tononi vanta un articolato percorso formativo, intrapreso da autodidatta in alcuni gruppi rock e proseguito in ambito jazz, alla fine degli anni Settanta, studiando dapprima alla Scuola Civica di Milano con David Lee Searcy e, successivamente, a New York al fianco di Andrew Cyrille e Bob Moses. Nell’arco della sua ultratrentennale carriera, aperta dall’esperienza con i Nexus con il sassofonista Daniele Cavallanti, ha messo in fila una lunga serie di collaborazioni in ambito nazionale ed internazionale, nonché una corposa discografia, tra cui spiccano “Awake Nu A/A Tribute To Don Cherry” e “We Did It, We Did It (Rahsaan & The None”) che gli hanno fruttato rispettivamente il premio Top Jazz nel 1996 e nel 2001. Tra gli album più interessanti degli ultimi anni vanno certamente annoverati quelli relativi al suo intenso lavoro sulla musica di Ornette Coleman, a cui ha dedicato i pregevoli “Peace Warriors” nel 2004 e “Forgotten Children” nel 2006, entrambi pubblicati dalla Black Saint. A dodici anni da quest’ultimo lo ritroviamo con “Form and Sounds. Air Sculptures”, album che completa la trilogia dedicata al padre del Free Jazz e che lo vede affiancato da The Ornettians formazione a geometrie variabili composta da Alberto Mandarini e Mirko Cisilino (trombe), Piero Bittolo Bon (sax alto, clarinetto basso e flauto), Francesco Chiapperini (sax alto e clarinetto basso), Daniele Cavallanti (sax tenore), Emanuele Parrini (violino), Paolo Botti (viola e banjo), Mysterious Traveller (percussioni), Tito Mangialajo e Silvia Bolognesi (basso). Registrato tra il 12 e il 13 dicembre 2017 agli Orlando Music Studio, il disco è idealmente diviso in due parti. La prima “The Air Sculpture Suite/A Celebration of Free Jazz” è una superba suite, composta ed arrangiata dallo stesso Tononi che si snoda per 37:03 minuti, ovvero la durata esatta del seminale “Free Jazz” di Coleman a cui è ispirata e alla quale viene reso omaggio. Il batterista nelle note di copertina, nelle note di copertina, scrive: “Ho immaginato come alcune delle figure più importanti (dell’arte figurativa) di quel tempo avrebbero potuto interpretare le suggestioni di Ornette in “Free Jazz”. Non trovando una risposta, ho cambiato prospettiva e ho cercato di creare una mia realtà per avere una risposta. Così, ho assegnato ad ogni musicista una artista di riferimento per le loro ispirazioni”. Destreggiandosi tra la batteria e la conduction, Tononi guida magistralmente i suoi Ornettians tra improvvisazione, spaccati corali e divagazioni in solo, ispirati da artisti come Jackson Pollock, Marcel Duchamp, Roy Litchenstein e Alberto Giacometti. Nella seconda parte il disco ci regala otto brani di Ornette Coleman, tratti dal periodo in quartetto nei quali The Ornettian si scompongono in formazioni ristrette, dando vita ad arrangiamenti originali che esaltano la modernità delle composizioni del sassofonista di Fort Worth. Ascoltiamo veri e propri gioielli come “What Reason (could I give)”, “Peace”, “The Blessing”, “Broken Shadows” e “Una Muy Bonita” che culminano nell’imperdibile finale con la magnifica resa di “Law Years” e “… (What reason) Could I Give”. I “Forms and Sounds. Air sculptures” è, dunque, un piccolo gioiello che realizza quello che era l’auspicio di Ornette Coleman ovvero che la sua musica diventasse la base di partenza per una ricerca musicale originale e a tutto campo. 

Salvatore Esposito

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