Nidi d’Arac – Face B (Le Narcisse, 2018)

Nati a metà degli anni Novanta dall’amore e dalla passione del leader Alessandro Coppola per la musica tradizionale della propria terra, il Salento, i Nidi d’Arac hanno dato vita ad un interessante percorso di ricerca e sperimentazione che li ha portati ad incrociare le radici popolare prima con la world music e successivamente con sonorità che spaziano dal rock al funk, dalla new wave all’elettronica. Tutto questo, in nuce, era già presente nella scelta del nome del gruppo che è l’anagramma di aracnidi ovvero nidi d’aracnidi dove il nido va letto come il luogo di provenienza in cui è custodita la tradizione. Nel corso degli anni, la line-up del gruppo si è modificata diventando quasi un organico a geometrie variabili aperto alle collaborazioni con produttori e dj ed in grado di declinare la propria cifra stilistica in modo sempre dinamico. Per comprendere tutto questo basta ripercorrere il cammino li ha condotti dal loro Ep di esordio “Mmacarie” datato 1998 al successivo “Ronde Noe (microchips sulla terra del rimorso)”, da “Tarantulae” del 2001 e “Jentu” del 2003 fino a “St. Rocco Rave”, “Salento Senza Tempo” e “Taranta Container”. Ascoltando questi dischi, infatti, viene immediato definire la loro musica come “attuale” nell’accezione francese di “musique actuelle” e questo osservando l’ampliarsi progressivo del raggio d’azione delle loro esplorazioni che li ha portati ad incrociare linguaggi moderni con le strutture ritmiche e melodiche della tradizione. A due anni di distanza dall’ottimo concept “It-Aliens” ed, a vent’anni di distanza dal loro debutto, li ritroviamo con “Face B”, album nato dalle esperienze musicali e dagli incontri che Alessandro Coppola ha fatto a Parigi, dove si è trasferito da qualche anno entrando in contatto con nuovi generi musicali come la trap e l’afro-trap, lavorando come responsabile della parte artistico-musicale, ingegnere del suono e produttore di un centro dedicato ai giovani a rischio e basato sull’Educación popular (particolare ramo della pedagogia basato sull’apprendimento durante la pratica, nel contesto urbano di provenienza). Non a caso il titolo del disco rimanda ad un termine preso in prestito proprio dalla trap che fa riferimento a brani prodotti con pochi mezzi, partendo da un lavoro già esistente. Registrato tra Parigi, Roma e Lecce, il disco si compone di otto brani di cui quattro inediti caratterizzati da un sound che intrecciano tradizione salentina ed afrotrap con l’aggiunta di elementi rock, world, elettronica. Ad impreziosire il tutto sono i testi spesso temi attuali come quel del lavoro dal precariato alla pericolosità fino a toccare lo sfruttamento degli immigrati. Aperto dall’avvolgente melodia di “Luna All’Una” in cui si incrociano world music ed elettronica con la chitarra di Sebastiano Forte che dialoga con il violoncello di Carmine Iuvone, il disco entra subito nel vivo con le sonorità arabe e l’andamento trap di “Moustapha” e la sorprendente “Spider Man” che si muove senza confini ed oltre ogni barriera sonora. Se “Chanson Pour L’Enfer” è uno dei vertici del disco con la voce maschile e quella femminile che si intrecciano sulle corde di viola e vilino, la successiva “L’Acqua De Li Chianti” è un brano dalla trama folk ma dalla architettura elettronica ad incorniciare l’eccellente ritornello. Le increspature elettroniche di “Sona per Nui” ci conducono verso il finale con il crescendo di “Sciurnate De Fatia” tutta giocata tra chitarre ed archi e il meltin’ pot sonoro e culturale di “Quai Te Spettu” che chiude un disco di grande spessore che segnerà certamente il passo nel percorso artistico dei Nidi d’Arac. 


Salvatore Esposito

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