Gianni Maroccolo – Alone Vol.1 (Contempo Records, 2018)

In questa nuova puntata di Contemporanea vi parleremo di “Alone”, il primo “capitolo” dell’ambizioso progetto firmato dal bassista e produttore Gianni Maroccolo. Tra i fondatori dei Liftiba negli anni ottanta, è poi passato a Beau Geste e C.S.I, associando l’attività di musicista e compositore di musiche per il teatro a quella di produttore discografico per artisti come Timoria, Diaframma o Marlene Kuntz, tra i molti. Prendendo in parte le distanze dalla musica rock e da alcune dalle esperienze appena citate, il nuovo album sembra riconnettersi invece alle radici sperimentali del suo autore prima dell’esperienza con i Liftiba, ritornando al suo essere giovane compositore elettronico e studioso di fonologia a Firenze. “Alone” è senza dubbio un album sperimentale, “esplorativo”, per attitudine vicino a “VDB23/Nulla è andato perso”, la recente collaborazione con il grande Claudio Rocchi ma è soprattutto un “disco perpetuo”, come lo ha definito lo stesso Marok. Il volume che vi presentiamo oggi infatti, è solo il primo passo di un articolato percorso sonoro suddiviso in molteplici tappe con cadenza semestrale. Il 17 dicembre e il 17 giugno di ogni anno, verrà pubblicato un nuovo “capitolo” con le musiche di Gianni, l’artwork dell’artista Marco Cazzato e i visionari racconti dello scrittore e critico musicale Mirco Salvadori. “Cuspide”, la prima delle sei tracce che compongono “Alone”, apre il disco tra laceranti distorsioni noise che lasciano presto spazio a una piccola sezione per chitarra gradualmente integrata da “strati” di elettronica e percussioni ossessive. “Tundra”, nei suoi 17 minuti enfatizza ulteriormente la componente percussiva del suono grazie anche al contributo del compositore e produttore Jacopo Incani meglio conosciuto come IOSONOUNCANE. Il risultato complessivo è un inebriante mix in crescendo tra sonorità tribali, (quasi ritualistiche) ed elettronica. Al decimo minuto l’atmosfera cambia radicalmente, una breve parte per chitarra e sintetizzatori ci conduce alla sezione finale del brano che per caratteristiche e magia, mi fa pensare quasi ad alcuni esperimenti dei Can, in particolare a “Quantum Physics”, alla splendida “Unfinished” oppure a “Private Nocturnal”. “L’altrove” accompagnata dal suggestivo racconto omonimo di Mirco Salvadori, è invece un mantra spirituale con sitar e esraj suonati da Beppe Brotto e contributi vocali di Stefano Rampoldi, in arte Edda. In definitiva, “Alone” è un disco libero da definizioni che va semplicemente ascoltato (e gustato) con curiosità e sorpresa. Proprio come viaggiatori, noi ascoltatori siamo invitati a scoprire, conoscere e immaginare suoni e musiche possibili. Dopo “Sincaro” con la tromba mariachi di Enrico Farnedi e la voce profonda di Luca Swanz Andriolo, la riappacificante chiosa ambient “Alone to be continued”, che richiama nel titolo una celebre frase finale di “Ritorno al futuro”, termina (solo apparentemente) un lungo e intenso viaggio introducendoci già in realtà, al prossimo capitolo. Siamo solo all’inizio… Attendiamo curiosi. 


Marco Calloni

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