Emilyn Stam & Filippo Gambetta – Shorelines (Borealis, 2018)

Filippo Gambetta è uno dei nomi di punta dell’organetto diatonico, non solo in Italia, connesso agli stili musicali tradizionali per la danza, è un musicista sempre in viaggio, “che ama andare fuori e volgersi verso casa” – è stato scritto (Andy Hillhouse in “La musica folk”, a cura di G. Plastino, 2016), proprio come il titolo di un suo disco di qualche anno fa, “Andirivieni”. Strumentista e compositore transazionale e trasversale, latore di una sensibilità aperta e pragmatica, che ama muoversi in molte direzioni. La sua musica è dotata di gran senso melodico, Filippo mostra attenzione per il gusto del ballo e compone motivi originali per la danza, ma scrive anche musica acustica d’ascolto che si avvale di apporti iterativi e jazzati. Gambetta è ormai un artista consacrato, il cui quarto album in studio, “Otto Baffi”, a oggi più recente lavoro solista, incentrato sull’organetto a due file/otto bassi, ha ricevuto nel 2016 il riconoscimento come miglior disco di musica tradizionale italiana al festival del Premio Loano. Sebbene il loro incontro dati il 2003, è da quasi quattro anni che il musicista e figlio d’arte genovese collabora con la canadese Emilyn Stam, un’altra strumentista dalle larghe vedute, violinista e pianista originaria della British Columbia. In coppia hanno suonato in importanti festival folk, tra i quali ricordiamo Vienna International Accordion Festival, Kaustinen Folk Music Festival e Vancouver Island Music Festival. Nelle parole di Filippo Gambetta il senso della loro amicizia musicale: «Abbiamo iniziato a suonare insieme in occasione della presentazione del mio “Otto Baffi” in Europa. 
Da quella prima esperienza è nato il comune desiderio di dare vita ad un progetto in duo, dedicato alla nostra musica, incentrata sia su brani danzabili che su melodie da ascolto, con l’organetto e l’alternanza pianoforte/violino». Ora, Gambetta e Stam si propongono con “Shorelines”, disco che sancisce il loro sodalizio: ci sono solo la loro freschezza tran-stilistica e i loro tre strumenti, niente ospiti di richiamo. Così presenta il lavoro l’organettista ligure: «Il CD fissa le melodie, come le proponiamo nei nostri concerti. La registrazione è stata fatta a Genova, in presa diretta, registrando nello stesso ambiente. Federico Lagomarsino e Jeroen Geerink sono stati gli ingegneri del suono che hanno curato registrazioni, master e mix. Alcuni brani, le bourrée, per esempio, sono nati durante una tournée che abbiamo fatto nella British Columbia due anni fa, altri nelle nostre abitazioni di Genova e Toronto. Prima e durante i nostri tour lavoriamo insieme sulle nostre idee e arrangiamo insieme i brani. Il nostro dialogo è rafforzato da interessi musicali ed esperienze comuni, che includono la passione verso la musica tradizionale e i repertori da ballo tradizionali europei. Credo che la sensibilità musicale di entrambi, che si riflette nel nostro dialogo musicale, abbia trovato nell’incontro con il compositore e violinista Oliver Schroer, occasione di crescere e svilupparsi, quando entrambi eravamo giovani musicisti. Di questa esperienza entrambi facciamo tesoro». Nell’ascolto, vi invitiamo a partire dalla splendida title-track, composta proprio da Oliver Schroer, indimenticato,
eclettico violinista canadese, creatore di una musica dalla forte impronta individualista che trasfigura gli stilemi della fiddle music canadese e “celtica”; Schroer è stato non soltanto un mentore per Filippo ma anche colui che gli ha fatto conoscere Emilyn. Violino e mantice si ritrovano nella fluidità sonora della schottische “Sunflower Delight”, il brano d’apertura dell’album, firmato da Stam, cui segue il lirismo di “Aneto”, per piano e organetto: una polska che ricalca le musiche di tradizione di area svedese e finlandese, costruita sulla complementarità di ruoli dei due artisti, che procedono portando con sicurezza la melodia, giocando sulle ritmiche e scambiandosi le parti. La cangiante e irregolare “On the Dock” è ispirata al paesaggio montano e lacustre dei luoghi natii della canadese ma anche alla frenetica vita metropolitana di Toronto. Il brano cede il passo a “Polkas”, un set composto da Gambetta che ci porta in terra di piffero, nell’area delle Quattro Province. Ancora al ballo, con le immagini di primi Novecento evocate da “Mazurkona”. Dice ancora Gambetta: «Grazie alla conoscenza di Emilyn dei linguaggi tradizionali, il suo stile pianistico, nel dialogo con l’organetto nei temi da danza, dimostra attenzione verso molti aspetti come l’accentazione, il fraseggio, le variazioni armoniche, l’equilibrio tra melodia ritmo e armonia. Credo che suonare insieme con regolarità da tre anni ci abbia permesso di trovare l’intenzione e l’interazione giuste, il che si riflette anche nell’equilibrio tra i due strumenti. 
La condivisione musicale ed il vivere la musica come esperienza di aggregazione e di festa è per entrambi molto importante e si riflette nel nostro piacere di suonare sia per chi ascolta che per chi ascolta muovendosi. Prediligiamo entrambi i contesti nei quali è possibile suonare pressoché in acustico, creando un contatto con il pubblico e i danzatori. Tutto ciò si riflette nel nostro disco, che volutamente non coinvolge ospiti ma rappresenta una dimensione musicale intima, incentrata sul dialogo ed il suono acustico». Per cogliere appieno le rilevazione di Gambetta, basta ascoltare il set di bourrée o “Valzer a tavolino”, dove è superlativa la capacità di dialogo della coppia (rispettivamente a pianoforte e organetto). Ha un respiro libero e forte senso di apertura “Florence Lake”, messa subito dopo la title-track. Se “Alessandrine”, invece, ci riporta brillantemente al mondo danzante dell’Appennino, nella leggerezza della tarantella “Taggiasca”, dedicata a uno dei prodotti più invitanti della sua terra nativa, traspare il debito di Filippo nei confronti del maestro Riccardo Tesi, mentre Emilyn lo asseconda da par suo al piano. Il duo si commiata con “The secret” (porta la firma di Stam), un pezzo che è un omaggio al compianto Oli Schroer, toccante e poetico, ineccepibile per come Filippo ed Emilyn lo sviluppano in piena condivisione di intenti. Il suggello per un disco imperdibile, adatto a tutti, non solo per iniziati del verbo folk/world. 



Ciro De Rosa

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