Henrik Freischlader Band – Hands On The Puzzle (Cable Car Records, 2018)

Produttore e chitarrista tedesco, dotato di brillante tecnica e voce intensa, Henrik Freischlander vanta un articolato percorso artistico, caratterizzato da una intensa attività dal vivo, in solo e con varie formazioni, e costellato da tredici album (tra cui alcuni dischi dal vivo) che si muovono attraverso i sentieri del blues contemporaneo, fino a spaziare nei territori rock, funky e soul, il tutto mantenendo ben precise le coordinate di riferimento nelle opere di mostri sacri come B.B. King, Gary Moore, Peter Green, Johnny Winter e Joe Bonamassa. Molto noto in patria, tanto da aver suonato al RockPalast nel 2010, il chitarrista ha fatto parlare di sé per la scelta di rinunciare ai social network per privilegiare i rapporti umani, una scommessa davvero estrema per coloro che lavorano in ambito musicale nella quale, però, lui crede molto, tanto da metterla al centro dei temi trattati nel suo nuovo album “Hands On The Puzzle”. Composto da dodici brani incisi con la HFB, affiatato quartetto con protagonisti Moritz Meinschäfer (batteria), Armin Alic (basso), Roman Babik (tastiera) e Marco Zügner (sax), il disco si caratterizza per grande godibilità di ascolto e per un approccio compositivo da vero artigiano della musica. In questo senso, vale la pena sottolineare come i vari brani siano musicalmente il frutto di un lavoro collettivo del gruppo del chitarrista tedesco, su cui poi lo stesso innesta i suoi testi, mirando a far emergere il significato profondo delle liriche. Rispetto ai precedenti album caratterizzati dalla formula del power trio, questo nuovo lavoro sembra trovare una maggiore forza ed intensità, grazie all’innesto di Zügner al sax e Babik alle tastiere. Aperto dal funky rock di “Community Immunty” con sax e chitarra wha che ci conducono verso il finale jazz-rock, il disco entra nel vivo con il rock-blues “Love Straight” in cui spicca l’ottimo assolo di chitarra di Freischlander e il 6/8 “Those Strings” in cui brilla l’interplay tra chitarra, sax e tastiere. Spinti dal groove garantito dalla sezione ritmica si prosegue con “Winding Stair” che ci regala un atmosfera sonora blue eyed soul d’altri tempi, la gustosa “Rat Race Carousel” e la ballad notturna “Where Do We Go” che, con il suo intreccio tra hammond e chitarra, ci offre la migliore prova del disco dal punto di vista del songwriting. Se il soul rock di “Stand up, little brother” rimanda alle pagine dei Blues Brothers, la successiva “Share your money” rappresenta la sintesi della filosofia musicale del chitarrista Tedesco. Le atmosfere jazzy crepuscolari di “Animal Torture” e il tagliente shuffle di “I don’t work” ci accompagnano verso il finale con la ballad di tagli cantautorale “Mournful Melody” e la scorribanda sonora “Creactivity” che, con i suoi dieci minuti di puro funky-soul. 


Salvatore Esposito
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