Raul Lovisoni/Francesco Messina – Prati bagnati del monte analogo (Superior Viaduct, 2018)

Dopo “I nastri ritrovati” di Luciano Cilio e Girolamo De Simone, continuiamo la nostra “investigazione sonora” per parlavi di “Prati bagnati del monte analogo”, un altro significativo esempio di sperimentazione italiana proveniente dai creativi e audaci anni settanta. Insieme a “Motore immobile” di Giusto Pio e “I fiori del sole” di Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini, “Prati bagnati del monte analogo” è parte di una trilogia di produzioni datate 1978/1979 e curate personalmente da Franco Battiato per la storica Cramps Records. Pubblicati al culmine di una feconda stagione di ricerche, tra musica contemporanea, Minimalismo, World music e Ambient, i tre album, seppur differenti, presentano senz’altro caratteristiche comuni come la particolare attenzione per le relazioni tra suono, silenzio e spazio per esempio, oppure, la ricerca di un nuovo modo di fare (e pensare) musica che coinvolga anche lo spirito. “Prati bagnati del monte analogo” nasce come riferimento diretto all’opera incompiuta dello scrittore francese René Daumal “Il monte analogo” (1952), che racconta le vicende di alcuni esperti alpinisti desiderosi di scoprire quale sia la vetta più alta del mondo. Partiti da Parigi per trovarla e scalarla, dopo aver navigato su una strana rotta a bordo di una barca chiamata "l'Impossibile", i protagonisti approdano nell'isola del Monte Analogo, dove trovano una popolazione con usi e costumi singolari che vorrebbe a sua volta raggiungere la cima. Dopo essere partiti e finalmente giunti al campo base, il racconto si interrompe improvvisamente a causa della prematura scomparsa dello scrittore il 21 maggio del 1944. Ricominciando proprio da qui, Lovisoni e Messina sembrano riprendere il filo del discorso descrivendo musicalmente la tanto desiderata conquista della vetta del monte analogo, simbolica unione tra cielo e terra ricoperta da umide distese verdeggianti. La splendida traccia omonima che apre l’album, in 23 minuti e 48 secondi, riesce a tradurre molto bene in musica le immagini che inevitabilmente scorrono nella nostra mente al pensiero delle vicende raccontate da Daumal. I lenti arpeggi pianistici reiterati di Michele Fedrigotti, si adagiano su densi e ariosi strati di suono affidati ai sintetizzatori di Messina, che è anche l’autore del pezzo. Più o meno a partire dal quindicesimo minuto, una semplice melodia sembra sopraggiungere lentamente, quasi come un miraggio della vetta ormai sempre più vicina per poi svanire di nuovo (raggiunta la meta), sommersa dagli abbaglianti timbri dei sintetizzatori. Terminato il lato a interamente affidato a Messina, la seconda facciata del vinile presenta invece due composizioni più brevi scritte da Raul Lovisoni. La prima “Hula Om” è una rilassata divagazione ben eseguita dall’arpista Patti Tassini, (già in “Motore Immobile”) mentre nella successiva “Amon Ra” dedicata all’antica divinità egizia, Lovisoni sperimenta con i suoni passando con destrezza al Glasspiel accompagnato esclusivamente dai vocalizzi di Juri Camisasca, ospite nel brano. Ricordiamo che nello stesso periodo, Camisasca aveva già collaborato con Battiato nel sottovalutato “Juke Box” (1978) che presenta più di un punto in comune con il brano in questione, e soprattutto, nell’indimenticabile esordio solista “La finestra dentro” pubblicato per Bla Bla nel 1974. Con questa ristampa uscita per la statunitense Superior Viaduct, “Prati bagnati del monte analogo” ritorna in una fedele riproduzione vinilica (con codice download incluso) che non deluderà certo gli appassionati di musica sperimentale e soprattutto tutti quelli che aspettavano solamente di poter mettere le mani su una nuova edizione dello storico e indimenticabile album. Da riascoltare, riscoprire e “riassaporare” con attenzione... 


Marco Calloni. 
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