Gli Archimedi – Forvojaĝi (New Model Label, 2018)

Col loro primo disco “Forvojaĝi” Gli Archimedi non si limitano a mostrare la capacità tecnica e la sensibilità dei tre musicisti, ma esibiscono l'incredibile versatilità degli strumenti ad arco con un crossover di generi ambizioso che regala un risultato omogeneo nella sua policromia. A costituire l'organico troviamo Andrea Bertino al violino, Luca Panicciari al violoncello e Giorgio Boffa al contrabbasso. Nonostante la formazione dei tre sia classica, il disco si declina secondo la libera interpretazione ed esplorazione di vari generi tra cui il jazz, la musica folk irlandese ed il rock 'n roll, creando un sound particolare ed intrigante. Lo scambio dei ruoli tradizionali tra gli strumenti aiuta, inoltre, a rompere la monotonia che ci si potrebbe aspettare da un progetto costituito di tre soli archi. Il contrabbasso si trasforma talvolta in Bodhran, il violoncello espone il tema accompagnato dal violino e i tre strumenti si alternano nella solistica. Il disco si apre in Irlanda con “Ene Sarere/Dowd's Favourite/Ipsupsi Knuci”, medley di tre brani proposti uno dopo l'altro come spesso accade nella tradizione celtica ma con l'aggiunta di elementi inaspettati al contrabbasso, come lo slap in Dowd's Favourite e l'introduzione percussiva a Ipsupsi Knuci. Con una simile struttura troviamo a metà disco “Road to Columbus /Say Old Man, Can You Play the Fiddle?”, con un primo brano che regala sonorità country con melodia maggiore terzinata seguito da un Reel. Sonorità jazz con alcuni standard sparsi per l'album: ottima versione di “Autumn Leaves” con l'alternarsi di soli da tutti i musicisti, “Billie's Bounce” di Charlie Parker con una curiosa apertura dove si espone la melodia all'unisono ma in pizzicato, infine “La Vie En Rose / Minor Swing” trasportano nella Francia dello scorso secolo. Il trio svela il suo passato con l'interpretazione di due brani classici. “Zefiro Torna” di Monteverdi si piazza a metà dell'album, melodie tra cello e violino accompagnate dal contrabbasso pizzicato (o meglio fingerstyle) che passa all'archetto solo per il finale. A chiudere il disco abbiamo invece una fantastica reinterpretazione del “Rondò alla Turca” di Mozart, con un cambio armonico più jazz nell'apertura e un alternarsi di tecniche per l'intera durata del pezzo e un'inaspettata modulazione metrica che spezza il ritmo del brano. L'ambizioso album di Archimedi riesce a svestirsi di ogni dogma e regola in ognuno dei generi che tocca coprendosi di colori diversi ed unici che colpiscono man mano che si prosegue con l'ascolto. Il trio d'archi riesce a ribaltare ogni regola e crearsi un'identità peculiare che naviga tra generi.


Edoardo Marcarini
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