David Sylvian, Holger Czukay – Plight & Premonition/Flux & Mutability (Grönland, 2018)

A poco meno di un anno dalla scomparsa di Holger Czukay, il compositore, bassista e co-fondatore dello storico gruppo sperimentale tedesco Can, ci dedichiamo alla recente ristampa di “Plight & Premonition”/“Flux & Mutability”, pubblicata dall’etichetta tedesca Grönland il 22 di giugno. Nati in origine come progetti “separati” frutto della collaborazione tra l’ex Japan David Sylvian e Czukay appunto, oggi, questi dischi ritornano (con una nuova veste grafica) su doppio vinile o doppio cd. Il rapporto artistico tra Sylvian e Czukay iniziò nei primissimi anni ottanta archiviata l’esperienza del primo con i Japan. Dopo il live “Oil On Canvas” pubblicato nel giugno del 1983 a sei mesi dallo scioglimento del gruppo, David organizzò un incredibile team di musicisti per lavorare al suo esordio solista “Brillant Trees”, uscito il 7 luglio del 1984. Oltre agli ex compagni di band Steve Jansen e Richard Barbieri, tra i molti ospiti, nel disco suonarono anche il collaboratore Ryuichi Sakamoto, Danny Thompson, Kenny Wheeler, Jon Hassell, ma soprattutto Holger Czukay. David adorava la musica dei Can, i lavori solisti di Holger, ed era davvero affascinato dal suo peculiare gusto per la manipolazione sonora. Soddisfatto dal suo contributo in “Brillant Trees”, lo invitò a partecipare anche al successivo “Alchemy: An Index Of Possibilities” (1985), un album interamente strumentale a metà strada tra ambient, sperimentazione e world music. Poco dopo, nel 1986, fu Czukay a coinvolgere Sylvian in un proprio progetto. Durante la lavorazione di“Rome Remains Rome”, Holger lo invitò nel suo studio personale, un ex cinema a Colonia, doveva registrare una traccia vocale per un brano del nuovo album. Una volta arrivato, David iniziò a improvvisare liberamente suonando i vari strumenti presenti in studio. In quelle due notti di intenso lavoro nacquero diversi spunti interessanti. Prima che Sylvian potesse rifinirli eccessivamente, Czukay soddisfatto, interruppe le registrazioni allo scopo di catturare il processo di creazione nella sua forma più pura sfuggendo la tipica tendenza dei musicisti “all’affinamento”. “Plight & Premonition”, la prima collaborazione discografica tra i due, pubblicata in origine il primo marzo del 1988, nacque così, come un esperimento molto spontaneo, diretto e assolutamente non pianificato. Nella sua intera durata di 16 minuti e 29 secondi “Plight (The Spiralling Of Winter Ghosts), ”tra le “schegge” pianistiche, i soundscape elettronici e i collage sonori di Czukay, sviluppa un semplice e continuo drone all’harmonium di Sylvian creando un’atmosfera altamente suggestiva ben descritta dal titolo del brano. “Premonition” (Giant Empty Iron Vessel) prosegue in medesimi territori sonori con uno sviluppo affine ma con una metodologia di lavorazione differente. Mentre la traccia precedente arrivò alla sua forma definitiva dopo un’abile operazione di montaggio operata da Czukay, questa evitò quasi completamente interventi successivi alla registrazione. “Flux & Mutability”, la seconda collaborazione del duo pubblicata in origine il primo settembre del 1989, nacque invece come progetto più “meditato” rispetto al precedente con Czukay e Sylvian a guidare la realizzazione di una traccia a testa. Registrato sempre nello studio dei Can a Colonia nel dicembre del 1988, l’album continuò la personale ricerca sonora con due nuovi brani. Nel primo e ottimo “Flux (A Big, Bright, Colourful World)” si percepisce notevolmente la mano di Czukay che arricchisce le sue manipolazioni con suoni trovati e tentazioni “world” più marcate. Si segnalano le partecipazioni di Markus Stockhausen al filicorno, Jaki Liebezeit alle percussioni e al flauto, ospite (come nel precedente) anche in questo disco e di Michael Karoli alla chitarra elettrica, presenze che caratterizzarono notevolmente l’evoluzione complessiva del brano. “Mutability (A New Beginning Is In The Offing)” chiude il disco con 21 minuti di rarefatte texture per chitarra e sintetizzatori ad opera di Sylvian, non così lontane dagli esperimenti del collaboratore (e King Crimson) Robert Fripp. In definitiva, nel corpus dei lavori di David Sylvian, queste due collaborazioni rappresentano qualcosa di peculiare e certamente “meno” noto. Anche in tempi recenti l’artista si è cimentato con la musica ambient, pensiamo a “Wandermüde”, l’album realizzato insieme a Stephan Mathieu per esempio, ma riscoprire e riascoltare di nuovo questi dischi trent’anni dopo è davvero un’ottima idea e sicuramente fa più che bene alle nostre orecchie. 


Marco Calloni
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