Armando Corsi – La Musica Infinita. Armando Corsi suona Luigi Tenco (Nota, 2018)/Armando Corsi e Roberta Alloisio – Luigi (Orange Home Records, 2018)

Cantare Luigi con la chitarra: Armando è libertà

Quando luglio arriva, a Santa Margherita ligure arriva anche un evento molto importante per la musica d’Autore: si tratta del Premio Bindi, che come sempre  si svolge tra sole, mare e accordi (non solo musicali). Quest’anno, per noi di Blogfoolk, è stata un’occasione unica per poter intervistare Armando Corsi.  Davanti a una birra e una panissa, Armando si è mostrato genuino e solare, mentre davanti alla platea di ascoltatori – quando è salito sul palco a suonare - si è mostrato semplicemente come lo straordinario musicista che è. La sua chitarra canta e incanta. Era lì per presentare l’album “Luigi”, realizzato con Roberta Alloisio, purtroppo scomparsa il 3 marzo dello scorso anno, però viva nei ricordi e nello spirito di Corsi e anche del Produttore del disco, Raffaele Abbate, della OrangeHomeRecords. Abbiamo chiacchierato anche con lui; e con entrambi abbiamo parlato di questo progetto, ma non solo; è stata un’occasione ghiotta per affrontare tante storie, per parlare dell’altro omaggio a Tenco di Corsi: “Musica infinita” , ma anche della nuova produzione di Abbate: “L’eremita” di Cristina Nico (album dal sapore e dalle sfumature decise del punk, che arriva dritto allo stomaco e alla testa). Abbiamo parlato da una parte di produzione artistica (se ne parla sempre troppo poco) e dall’altra del cuore nella musica (non se ne parla che a sproposito). Infine, abbiamo ricordato la bellezza umana e artistica di Roberta Alloisio…

Come sei entrato nel progetto “Luigi”?
Raffaele Abbate - Ho conosciuto Roberta Alloisio nel 2010 e per lei ho registrato “Janua”;  un giorno mi raccontò che si trovava a Camogli e la sua mente era presa da tanti progetti – Roberta era una persona sempre attiva e in continua trasformazione - e a un certo punto della giornata uno in particolare prese forma: fare un omaggio a Luigi. Nel 2011 aveva infatti vinto la Targa Tenco come Miglior Interprete, si sentiva riconoscente e desiderava fare qualcosa in questa direzione.  Dopo ne parlò con Armando Corsi che accolse l’idea. Anche con Armando lavoro da tempo; e con entrambi ho realizzato un progetto live che si chiamava “Recanto”, nel quale i due affrontavano principalmente un repertorio di classici genovesi; “Recanto” ci ha unito di più e così mi parlarono di questa nuova idea su Tenco; con Armando avevamo già fatto “Baccini canta Tenco” ma questa volta l’idea era diversa e in qualche modo più interessante, perché si voleva  prendere le canzoni nude e lasciarle come pensavamo Luigi le avesse immaginate nell’atto della scrittura: chitarra e voce. 

Avete anche stretto rapporti con la famiglia Tenco, vero?
Raffaele Abbate - Sì, grazie a Sandro Amicone, storico della famiglia: aveva concluso la catalogazione del materiale di Luigi a casa Tenco e ci ha invitato a vederlo: una stanza con il materiale ordinato con tutte le date; così abbiamo conosciuto Graziella e la famiglia, che avevamo già avuto modo di “sfiorare” all’epoca del progetto Baccini, ma questa volta ci siamo avvicinati di più, specie a Graziella, che si è innamorata di Roberta e del suo essere sorridente, dinamica, forte, solare e insomma piano piano è cresciuta la confidenza, al punto da averci permesso di usare la chitarra di Luigi per registrare un paio di brani. Era anche un modo per lei di fare “una dedica” al marito Valentino, fratello di Luigi. 

Come avete realizzato il disco?
Raffaele Abbate - Le prove in studio nella stessa stanza per il progetto “Recanto” erano la modalità che funzionava meglio tra Armando e Roberta e così abbiamo deciso di usarla anche per questo album: era il sistema migliore per sfruttare l’istinto di entrambi; e poi alla fine è sempre stato un gioco tra di loro: Armando è uno di quei musicisti per cui è un po’ buona la prima e fondamentalmente non riesce a ripetere quello che ha fatto un minuto prima: ogni volta per lui è un nuovo viaggio. È difficile lavorare con lui se viene preso e rinchiuso all’interno di un meccanismo. Armando è libertà! Per cui, se l’intenzione era quella di fotografare le canzoni di Tenco prima della sovrastruttura degli arrangiamenti, niente di meglio che registrare in diretta nella stessa stanza, come si faceva negli anni Settanta, senza filtri particolari, prendendo le registrazioni più riuscite con difetti e pregi. 

Quando Roberta se ne è andata il disco era finito?
Raffaele Abbate - Sì, avevamo fatto anche la presentazione del disco. Volevamo in realtà farlo uscire il giorno del compleanno di Tenco e non il giorno della morte, quindi il 21 di marzo. Però il Comune di Genova che ci aveva sostenuto spinse per accelerare e quindi lo presentammo i primi di gennaio, rimandando la pubblicazione a marzo. Poi però purtroppo il 3 di quel mese Roberta è morta e per tante ragioni che si possono immaginare abbiamo aspettato giustamente un anno. 

Tu come hai conosciuto la musica di Tenco? 
Raffaele Abbate -  L’ho conosciuta in maniera leggera tra i dischi di mio papà ed è rimasta lì a sedimentare; poi nel 2010 col disco di Baccini mi sono andato a comprare tutto quello che ho trovato di lui e non è stato facile; e sono andato veramente a fondo, ma in tutti i sensi, perché era un periodo difficile a livello personale.. 

E quindi cosa meglio di Tenco?
Raffaele Abbate - Esatto! È stata una mazzata dietro al collo, però me ne sono veramente innamorato; oggettivamente ci sono canzoni in cui trovi allo stesso tempo grande poesia e grande cinismo; una capacità di scegliere parole che arrivano come stilettate al tuo senso e al tuo umore.

Il tuo è un mestiere importante, fondamentale per la vera riuscita di un disco, ma se ne parla poco. Parlane tu. 
Raffaele Abbate - Io produco dischi e poi curo la registrazione, cioè la parte tecnica: sono un po’ un misto! L’idea che ho della mia attività è quella di poter dare libertà all’artista; io voglio che l’artista scelga il suo percorso, accompagnandolo ovviamente dal mio gusto: ho studiato pianoforte classico e in qualche modo mi piace entrare nei dischi e farne la direzione artistica, ma cerco sempre di rispettare quello che sento arrivare dall’autore. Per esempio ultimamente ho fatto “L’eremita” di Cristina Nico: un disco un po’ new rock e punk; ci ritrovi tutta la componente dark di Cristina: non l’ho trasformato in un disco pop rock; ci sono anche dei suoni un po’ sporchi, che sono parte di quel mondo. Non c’è una precisione assoluta, come non c’è in “Luigi”. A me piace invece che l’artista tiri fuori cose che magari avrebbe vergogna di tirar fuori da solo: per esempio ho puntato molto sulla Nico come chitarrista, anche se non è la sua specialità. Però le ho voluto dare questa responsabilità; così ha studiato e tirato fuori altre idee. In questo modo prendo qualcosa dall’artista di più segreto e lo mostro. 
Per me questa è la direzione artistica e non solo sostituire un accordo o cambiare una melodia. 

Lo hai fatto pure in “Luigi”?
Raffaele Abbate - Beh, per esempio a Roberta Alloisio dissi: “In tutti i dischi che hai fatto, una delle tue caratteristiche è di avere una vocalità molto vibrante, molto giocosa e molto spinta in alto; perché questa volta invece non provi a sfruttare la tua fascia bassa, avvicinandoti ad un timbro grave?” e lei ha detto: “Ma sì, perché no?”  Roberta ha cantato in un modo diverso; in fondo gli era stato proposto da uno più giovane e fu quasi auna sfida. Ma del resto eravamo molto amici e c’era grande rispetto tra noi. “Luigi” ha consolidato la fiducia reciproca costruita in anni e anni di lavoro. Il tutto ci ha reso reciprocamente trasparenti anche nei difetti. Tirar fuori i difetti a volte è il bello delle cose. 

Armando Corsi invece che tirar fuori difetti ha tirato fuori due dischi su Luigi Tenco quasi in contemporanea. Come è andata?
Armando Corsi - Col primo mi è stata offerta una opportunità: cantare Luigi con la chitarra. Sono andato a farlo ad Udine, con grandissimi musicisti; abbiamo fatto un lavoro davvero bellissimo. Forse non è stato molto promosso e peccato! Però hanno davvero fatto tutto il possibile. Il libretto che c’è dentro è fantastico, pieno di foto. Mi piace molto. Si chiama “Musica infinita. Armando Corsi suona Tenco”. E poi c’è quest’altro disco, che abbiamo fatto con la Roberta. Fu lei a propormelo; mi disse: “Ti va di farlo?” e io le chiesi due giorni per pensarci. E poi le dissi: “Sì! Lo facciamo!” 

E avete fatto bene a farlo perché è bellissimo!
Armando Corsi - Sì. È proprio ruspante! 

Si parla di Luigi Tenco quasi sempre in quanto grande cantautore. A te volevo chiedere: cosa succede quando un grande musicista come te incontra il musicista Tenco?
Armando Corsi - Me lo diceva spesso la buonanima di Bruno Lauzi: prima di ogni altra cosa Luigi Tenco era un grande musicista. Grande… grandissimo! Prima grande musicista e poi grande compositore, di un gusto pazzesco e di testi pazzeschi.

E quindi hai trovato, immagino, anche grande soddisfazione a suonarlo.
Armando Corsi - Ma vuoi scherzare? E sì! Anche perché non è mica facile: è difficile suonarlo. E poi pensa che vado spesso a casa Tenco e mi metto nella cameretta dove dormiva Luigi: con Graziella siamo amici; la famiglia nei miei confronti è stata sempre molto gentile rispetto a tutti i lavori fatti su di lui e anche per “Musica infinita”; nel lavoro con la Roberta, lei venne lì con me. Abbiamo scoperto tanti pezzi insieme ma giustamente li scelse lei. Li abbiamo cambiati e arrangiati in maniera completamente diversa.

Il disco è stato registrato in poco tempo, vero?
Armando Corsi - In quattro giorni.

Buona la prima?
Armando Corsi - No, buona la seconda però! (ride) 

Era facile lavorare con Roberta Alloisio?
Armando Corsi  - Sai cosa c’è? la Roberta è come se fosse ancora qui! Lei mi manca, perché era una grande donna e avevamo molta confidenza lei ed io.  

E poi avete realizzato anche altre cose bellissime insieme…
Armando Corsi - Abbiamo fatto “Xena Tango” e se non sbaglio credo di essere l’unico musicista italiano a suonare in quel disco. 

Mi dicevi che i pezzi per il disco “Luigi” li scelse lei.
Armando Corsi - Sì, è così. Però io le diedi delle idee. Per esempio “Ciao, amore ciao” è proprio un altro pezzo. 

Veramente tutte le canzoni sono un altro pezzo, rispetto agli arrangiamenti che conosciamo e anche la Alloisio canta in modo diverso. 
Armando Corsi - Roby era una donna e quindi un po’ lo soffriva Tenco ma è riuscita a farli suoi questi brani e a renderli a suo modo, come poi sempre deve essere. 

In certi momenti sembra quasi uno spettacolo di Kurt Weill e Bertolt Brecht.
Armando Corsi - Come no! Perfetto! Brava! Infatti sembra uno spettacolo di Teatro Canzone. 

E lei canta come la protagonista di uno spettacolo di questa natura.
Armando Corsi - Esatto! E il suo dono era quello; abbiamo lavorato insieme sette anni, ci siamo chiariti, beccati e io le ho anche fatto capire cose importanti. 

Per esempio?
Armando Corsi - Per esempio come si vive il Tango: il Tango lo devi vivere oppure non lo fai. Non serve mettere gli accordi giusti se non metti il cuore nella chitarra e nella voce. È come fare un pezzo napoletano senza metterci il cuore. 

Anche Tenco va fatto col cuore?
Armando Corsi - Tenco aveva un cuore suo, ma era un intellettuale. Poi sai, quando parti dal presupposto che era un grande musicista, non ci sono tanti problemi, però sicuramente era un personaggio particolare. 

Un paragone tra i due dischi?
Armando Corsi - Sono due cose diverse. Il disco con Roberta è a livello nazionale: è teatro canzone; l’altro è un disco a livello mondiale perché tu senti cantare “Quando il mio amore tornerà”  con la chitarra: non c’è nessuno che lo canta, capito?

E c’è una bella differenza! 
Armando Corsi - È interessante: una scoperta nuova, capisci? 

Sì. Capisco. Per concludere: nuovi progetti di Armando Corsi?
Armando Corsi - È uscito un mio libro: “Corsi ripercorsi”, sulla mia carriera. Una cosa molto ruspante, accompagnata da un disco realizzato con i miei compagni di percorso. 

Da leggere e ascoltare assolutamente al più presto.

Elisabetta Malantrucco

Armando Corsi – La Musica Infinita. Armando Corsi suona Luigi Tenco (Nota, 2017)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK 

Armando Corsi era giovanissimo quando andava a vedere Luigi Tenco che suonava jazz con il proprio gruppo. Da allora sono passati anni, dischi, concerti e collaborazioni eccellenti in cui abbiamo avuto modo di scoprire l’incredibile bellezza che riesce a generare la sua chitarra, tessendo trame sonore uniche in cui si intrecciano passione, poesia e pathos. Quel ricordo giovanile, mai sbiadito e fonte di costante ispirazione, si colora oggi di nuove sfumature con la pubblicazione de “La Musica Infinita. Armando Corsi suona Luigi Tenco” album che riannoda i fili del tempo e vede la sei corde del chitarrista ligure “cantare” magistralmente, in veste per lo più strumentale, dodici brani del repertorio del cantautore genovese, con l’aggiunta di due composizioni originali. Nato da un incontro con la famiglia Tenco che ha messo a disposizione del chitarrista scritti inediti, lettere alla madre ed ai familiari e poesie dello stesso Luigi, il disco è stato registrato tra il 24 e il 25 aprile in Friuli con la produzione di Marco Miconi del Folk Club di Buttrio, e la partecipazione di gruppo di eccellenti musicisti: Luca Giugno (chitarra e voce), U.T. Gandhi (percussioni), Edu Hebling (contrabbasso), Bruno Cesselli (pianoforte e piano Rhodes) e Sandro Amicone (voce). Durante l’ascolto si riscopre ispirativa alla base delle canzoni del cantautore genovese che Corsi esalta in tutto il loro valore compositivo, stabilendo con esse un rapporto di vera e propria osmosi creativa, arricchendole con la sua straordinaria varietà melodica trimbrica ed espressiva. Tutto questo emerge, sin dalle prime note di “Ragazzo mio” che brilla nella sua trama jazzy e che funge da perfetto preludio alla riscrittura latin di “Giornali femminili” e all’elegante “Cara Maestra”. Se “Il mio regno” ci riporta alle atmosfere jazz con il perfetto interplay tra chitarra, pianoforte e contrabbasso ad incorniciare l’ottima prova vocale, con la successiva “Ho capito che ti amo” spiccano gli echi di tango nella perfetta costruzione strumentale del brano. La poesia di “Angela” e la sinuosa “Quando” ci introducono all’autografa “Andantino” e alla superba versione di “Mi sono innamorato di te” nella quale la chitarra di Corsi occupa il centro della scena regalando un continuo susseguirsi di emozioni. “Quello che conta” cantata da Luga Giugno e la gustosa “Impressioni” ci conducono verso il finale con la sequenza “Un giorno dopo l’altro”, “La ballata della moda” e “Ciao Amore Ciao” in cui ritroviamo Armando Corsi protagonista anche al canto. A completare il disco, come nella tradizione della collana CdBook di Nota, un corposo libretto con la presentazione del produttore, un’intervista con Corsi e il contributo di Sandro Amicone, nonché tutti i testi dei brani. “La Musica Infinita” è, dunque, una perla di pura bellezza da cui farsi rapire ascolto dopo ascolto. 


Armando Corsi e Roberta Alloisio –  Luigi (Orange Home Records, 2018)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Pubblicato a pochi mesi di distanza da “La Musica Infinita”, in occasione degli ottanta anni dalla nascita di Luigi Tenco, “Luigi” nasce dall’invito a rileggere il repertorio del cantautore genovese, rivolto dalla famiglia Tenco alla compianta Roberta Alloisio, prima della sua prematura scomparsa un anno fa. La cantante ligure, nell’arco di cinque giorni e con al fianco un complice perfetto come Armando Corsi alla chitarra e il produttore Raffaele Abate, ha registrato, praticamente senza prove, un disco di rara eleganza e pregio musicale nel quale si intrecciano passione, amore e dedizione. Durante l’ascolto è impossibile non lasciarsi affascinare dall’incanto acustico dell’incontro tra la voce della Alloisio e la chitarra di Corsi che, insieme, danno vita ad un dialogo appassionante nel quale si scorge tutta la bellezza delle composizioni del cantautore di Cassine. Aperto dalla magnifica versione di “Mi sono innamorato di te”, il disco ci svela tutta la varietà espressiva ed ispirativa di Luigi Tenco spaziando dal canto antimilitarista “La ballata del marinaio” alle canzoni d’amore “Ti ricorderai”, passando per le sconfitte della vita di “Vedrai Vedrai” e “Ciao Amore Ciao”, proposta nella versione originale pubblicata all’epoca solo per il mercato estero, fino a giungere alle introspettive “Un giorno come un altro”, introdotta dal fischio originario di Tenco, e “Il tempo passò”. Nel mezzo tanti gioielli come “Angela Angela” proposta in solo da Armando Corsi, “Io sì”, “Un ultima carezza” e la bella bonus track  “Luigi e Gli Americani” che Giorgio Gaber scrisse per Ombretta Colli. “Luigi” è, dunque, un disco da amare profondamente, proprio come abbiamo amato ed amiamo le canzoni di Luigi Tenco.



Salvatore Esposito
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