Altan – The Gap of Dreams (Compass, 2018)

Se non abbiamo perso il conto, “The Gap of Dreams” – titolo proveniente da un verso di "The Ballad of Douglas Bridge”, poesia del conterraneo Francis Carlin, che recita «the Gap of dreams is never shut» – è il tredicesimo album (a parte le antologie celebrative) pubblicato dalla band del Donegal, fondata trentotto anni fa. Dopo il precedente “The Widening Gyre” (questa volta la citazione era da W.B. Yeats), registrato a Nashville con una pletora di ospiti illustri d’oltreoceano, i sublimi maestri della contea nordoccidentale d’Irlanda ritornano a casa, registrando nell’area rurale della regione (gli Attic Studios sono nel paesino di Termon, con la produzione di Michael Kenney e Tommy McLaughlin), e imperniando il programma sul mondo musicale locale. Gli Altan sono Mairéad Ní Mhaonaigh (violino e voce), Ciarán Curran (bouzouki), Dáithí Sproule (chitarra e voce), Mark Kelly (chitarra e voce), Martin Tourish (fisarmonica) eTommy McLaughlin (tastiere). Dunque, in formazione non c’è il violino di Ciaran Tourish, uno dei fondatori del gruppo, e l’assenza dei ‘duelling fiddles’ si sente, pur conservando la band quella potenza sposata a eleganza e raffinatezza nel porgere le note che rappresenta il loro principale tratto artistico. Tre jig, “The Gap of Dreams / Nia’s Jig / The Beekeeper”, aprono il disco alla grande, il primo è una composizione di Mairéad realizzata per uno spettacolo teatrale in occasione del centenario della rivolta del lunedì di Pasqua, il secondo porta la firma di Nia, la figlia, che l’ha composto a soli dodici anni, mentre il terzo, “The Beekeeper”, è stato scritto da Sam, il figlio di Kelly; nel set i due rampolli si uniscono ai genitori, rispettivamente al violino e alla concertina, portando avanti il testimone della nuova generazione di musicisti. La voce cristallina di Mairéad si impone subito nella prima canzone proposta, una magistrale “The Month of January”, una di quelle drammatiche storie invernali che ci fanno tuffare dentro la cultura orale irlandese, proveniente dal repertorio tradizionale di Paddy Tunney di Garvary, contea di Fermanagh, uno dei cosiddetti custodi della tradizione. Di nuovo in pista con il bel set di reel “Seán sa Cheo/ Tuar / Oíche Fheidhmiúil”. Un delizioso arrangiamento riceve la rima infantile “Bacach Shíl’ Andaí”, cui segue l’accoppiata marcia-jig di “The Piper in the Cave / An Ghaoth Aniar Aneas (The South-West Wind)”, con il bouzouki di Ciarán che diventa strumento guida accompagnato dalle chitarre di Mark e Dáithi. Canta l’amore il tradizionale “Níon a’ Bhaoigheallaigh”, mentre i tre reel “The Tullaghan Lasses / The Cameronian / The Pigeon on the Gate” sono un tributo all’immensa tradizione violinistica del Donegal. Il livello canoro si mantiene alto in “An Bealach Seo ‘Tá Romham”, firmata dalla vocalist dei Clannad Moya Brennan con suo nonno Aodh Ó Dúgáin: una bel canto di speranza per il viaggio della vita. Invece in “Dark Inishowen”, l’unica canzone in lingua inglese, una delicata linea strumentale sostiene la voce di Mairéad. L’alternanza songs/dance tunes ci porta il medley “The Templehouse Strathspey & Reel / John Mhosey McGinley’s / The Mermaid of Mullaghmore”, un altro colpo di maestria musicale messo a segno dalla band. Tomás Mac Giolla Bhríde è l’autore di questa canzone irlandese (“Cumha an Oileáin”), che come in una piéce di Synge racconta di una madre dell’isola di Gola che ha perso annegati marito e tre figli. La donna ripercorre con la memoria le belle cose della vita isolana prima di lasciarla per la terraferma, dove andrà vivere con sua figlia. Che dire? Mairéad canta in maniera meravigliosa, facendoci amare ancora una volta I suoni della lingua gaelica sposati a una bella, semplice melodia portata da chitarra e fisarmonica. “Port Alex” è uno strumentale composto da Mark Kelly, che esalta il suo chitarrismo. Infine, la degna conclusione è data da “Fare Thee Well, a Stór”, una canzone corale ispirata dalla grande arte del violinista delle Shetland Tom Anderson. Bentornati a casa! “The Gap of Dreams” è un disco da amare per i cultori dell’Irish sound! 


Ciro De Rosa
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