Efisio Cadoni: un maestro de Is sonus de canna

Il 22 dicembre del 2017 si è svolta a Cagliari una conferenza dal titolo In s’arregodu de Tziu Efisiu Cadoni e Tziu Beniaminu Palmas. Sonadoris de Pirri (In memoria di Efisio Cadoni e Beniamino Palmas. Suonatori di Pirri). Organizzata dall’Associazione Culturale S’Iscandula, coordinata dal Dott. Dante Olianas, con la collaborazione del LABIMUS (Laboratorio Interdisciplinare sulla Musica dell’Università di Cagliari), la conferenza ha visto l’intervento di diversi giovani studiosi. Fra di loro Giulia Vaccargiu, laureata in etnomusicologia nel 2016 con una bella tesi su Musica tradizionale e didattica nel Sulcis Iglesiente, e collaboratrice del Labimus. Quello che segue è la rielaborazione dell’intervento alla conferenza di Giulia, dedicato a Efisio Cadoni (1889-1968) un brillante maestro dell’arte delle launeddas, poco conosciuto al di là del giro degli addetti ai lavori. I.M.

Nella pratica musicale della Sardegna al bravo suonatore viene attribuito un ruolo centrale all’interno della comunità. Un bravo musicista, in particolare un suonatore di launeddas, gode sempre di un prestigio particolare che viene confermato ad ogni esecuzione per la comunità nelle varie feste del ciclo dell’anno. Secondo Marco Lutzu: «Essere un suonatore di launeddas è molto più che saper suonare lo strumento (…). Le sue abilità e il suo ruolo di rilievo nell’ambito delle feste garantivano un particolare status al suonatore il quale, come spesso è accaduto nella storia a musicisti di diverse epoche e luoghi, potevano essere visti allo stesso tempo come figure di prestigio oppure modelli da non imitare in virtù della loro vita irregolare (…) L’assenza di un lavoro stabile (…) i lunghi periodi trascorsi fuori casa (…) e la continua frequentazione degli ambienti “del divertimento”, erano i principali aspetti che portavano alcune famiglie a proibire ai loro figli di dedicarsi allo strumento o alle loro figlie di avvicinare un suonatore di launeddas» 1
Fino a tempi recenti il suonatore poteva avere diverse mansioni. Da un lato gli veniva chiesto di  dedicarsi all’accompagnamento delle processioni e delle funzioni religiose, dall’altro all’accompagnamento del ballo e del canto a mutos o altre forme di improvvisazione poetico-musicale. Una duttilità di prestazioni di cui si trova riscontro nel passato, come, tra l’altro testimonia questo passo di metà Ottocento del canonico Antonio Bresciani: «ne’ Sardi fu mantenuta soda e ferma l’usanza d’avviare col suono di questo stromento tutti gli atti religiosi e civili. Imperocché in Sardegna l’armonia della lionedda occorre in tutte le sacre delle ville, e spezialmente nelle processioni, nelle rogazioni, nelle rappresentanze dei misteri, al battesimo dei bambini e nell’eseque de’ morti. Oltre a ciò le sponsalizie, l’andata del fornimento della fidanzata a casa del marito, le nozze hanno sempre in capo la festa delle tibie: così in sulle danze, in sulle giocondità de’ conviti, della vindemmia, del purgare il grano, del tosare le agnelle, dello sfioccare la lana». 2 Non sempre, nel passato, una comunità poteva forgiarsi di un suonatore locale. Molto spesso, i comitati organizzativi delle feste dovevano preoccuparsi per tempo di trovare un suonatore per le proprie necessità. Un suonatore poteva essere ingaggiato sulla base della stipula di veri e propri contratti: «Al suonatore veniva fissato, anzitutto, il periodo di tempo entro il quale era vincolato: poteva trattarsi di un intero anno, oppure di una stagione, oppure ancora, ad esempio, dalla vigilia di Natale all’ultimo giorno di Carnevale. Di norma venivano indicati espressamente i giorni e i momenti nei quali il suonatore doveva intervenire: in tutti i giorni di precetto, o solo in alcune festività, quelle principali (is festas nodias), per suonare su ballu de cresia all’uscita della messa cantata (sa missa manna), oppure per i balli che si tenevano sia alla vigilia della festa, subito dopo la recita del rosario, sia nei giorni della festa e durante la sera seguente dei giorni festivi». 3
I suonatori locali raramente erano e sono retribuiti per le loro prestazioni nei propri paesi di origine: tale prestazione veniva e viene considerata un dono necessario. Nel passato, comunque, la retribuzione poteva essere calcolata secondo diversi criteri. Fino a poco tempo fa, la scelta di un giovane dedicarsi all’apprendimento di uno strumento musicale speciale come le launeddas era particolarmente dispendiosa per la famiglia e spesso veniva ostacolata. Bentzon scrive «Il primo passo per un ragazzo che voleva avviarsi a diventare suonatore di launeddas era l’apprendimento della tecnica di respirazione […]. Se un ragazzo dimostrava abbastanza talento per diventare suonatore professionista, lo si mandava, spesso in un altro paese, da un maestro che si faceva pagare lautamente e che gli insegnava a suonare e a fare il ciabattino. L’età giusta per essere affidati a un maestro era tra i dodici e i quattordici anni e l’insegnamento, che durava due anni, era di regola pagato dai genitori. L’insegnamento, vitto e alloggio, tra il 1910 e il 1920 costavano sulle 1.000 lire […]»6 Tutte le testimonianze, Bentzon compreso, sottolineano un forte sentimento di “gelosia” alla base dei rapporti fra i diversi suonatori, ma anche nelle relazioni maestro allievo. Riassume Lallai «La gelosia non di rado portava ad accese rivalità tra i suonatori e anche tra maestro e allievo». 7 Tuttavia non era raro il caso che un vecchio suonatore formasse un proprio allievo come un “proprio erede artistico”. È in questo quadro sommariamente tracciato che si colloca la figura di Efisio Cadoni, suonatore di launeddas nativo di Ussana ma vissuto sino alla morte nella città di Pirri, oggi frazione di Cagliari, prima del 1927 comune a se stante. Un centro urbano in cui la tradizione delle launeddas è ben consolidata e già citata ad inizio Ottocento nel celebre dizionario Angius – Casalis («Nel morale hanno i pirresi molte parti buone […] e nelle occasioni di festa o di ospitalità molto splendidi, sempre gioviali e amanti dei sollazzi, principalmente della danza. […] Quando accade, il che è frequente, che sieno i cittadini spettatori delle danze, che si fanno nelle pubbliche piazze intorno a’ zampognatori»8  o in descrizioni coeve di viaggiatori come Valery il quale vede nel paese «suonatore di launeddas» che definisce una «orchestra ambulante» aggiungendo che «La musica cadenzata, i suoni vibranti della launedda, aumentano l’eccitazione dei sensi e producono un effetto veramente magico su chi danza». 9
Efisio Cadoni, noto Efixeddu, nacque a Ussana in data 18/03/1889 e morì a Pirri il 27/08/1968 10. Si sposò con Daniela Erriu 11, nota Allicchedda il 13 aprile 1912. Già divenuto padre, partecipò alla Grande Guerra come fante della Brigata Sassari. La sua carriera militare è stata ricordata dal Radio Corriere TV 12, settimanale della radio e della televisione, a proposito della partecipazione di Efisio e della squadra sarda alla famosa trasmissione radiofonica Il Campanile d’oro nel 1955. 13 La passione per la musica tradizionale non abbandonò Efisio nemmeno durante i combattimenti. I nipoti Oliviero e Maria Grazia Cadoni raccontano di aver saputo che il proprio nonno, trovate alcune canne, costruì al fronte le sue launeddas, le accordò per suonarle nei momenti di pausa, destando l’interesse dei presenti. Addirittura pare che per la sua abilità, Efisio sia stato ingaggiato direttamente da Vittorio Emanuele III di Savoia per animare una festa privata di corte una volta rientrato dai combattimenti. È quanto racconta ancora il signor Oliviero sostenendo che l’invito ufficiale era in suo possesso sino al 22 ottobre 2008, quando una alluvione ha parzialmente distrutto la propria abitazione.  Ritornato dalla guerra, Efixeddu ebbe altri sei figli, nati tra il 1919 e il 1935. Scalpellino di professione, nel tempo libero si dedicava con passione e dedizione alle sue launeddas. Ciò che distingueva Efisio dagli altri suonatori di launeddas era la sua sorprendente resistenza fisica. Le sue esecuzioni, soprattutto in contesto processionale, non ammettevano interruzioni e si estendevano per decine e decine di minuti. Efisio si avvicinò per la prima volta allo strumento all’età di dieci anni, inizialmente per proprio diletto durante le lunghe ore trascorse con il bestiame nelle campagne lontane da casa. I nipoti Oliviero e Maria Grazia raccontano che il nonno non abbandonò mai lo studio dello strumento e l’esercizio, avviati in giovane età e proseguiti con costanza da autodidatta anche in età adulta. 
La sua grande manualità gli permise di costruirsi da sé nel tempo gli strumenti che avrebbe suonato (launeddas e solittus) e che l’avrebbero accompagnato nelle varie manifestazioni civili e religiose. Si costruì inoltre su straccasciu, contenitore per la conservazione e il trasporto degli strumenti, utilizzando un robustissimo cartone arrotolato e rifinito con un particolare tipo di carta nera porosa. Per Efisio era obbligo durante ogni manifestazione alla quale partecipava, soprattutto quando ciò avveniva all’estero, lasciare in ricordo delle launeddas costruite da lui, simbolo della sua identità. Il signor Oliviero conserva ancora oggi presso la sua abitazione sita a Capoterra due solittus e delle launeddas costruiti dal nonno Efisio. Lo stesso nipote custodisce inoltre due coltelli, uno dalla lama sagomata e uno dalla lama semplice, utilizzati dal nonno per la lavorazione delle canne. Il signor Oliviero racconta inoltre che l’amore per lo strumento portò Efisio a condividere le sue conoscenze con alcuni giovani che si presentavano presso il suo domicilio e carpivano i segreti dell’antico strumento. Eccezion fatta per le festività del proprio paese, tutte le sue collaborazioni con le associazioni folkloristiche, gli enti per il turismo e i viaggi all’estero venivano retribuite. Il signor Oliviero ricorda l’eccezionale paga di 2500 lire ricevuta dal nonno durante un viaggio estero, poi suddivisa tra i figli una volta ritornato a casa.  La preparazione per le feste per lui diventava un vero e proprio rito: la stiratura e la cura per l’abito tradizionale erano maniacali. Efisio generalmente suonava da solo nelle varie processioni religiose. Tuttavia nelle grandi occasioni era solito circondarsi di altri suonatori. Oltre essere suonatore di launeddas, Efisio era anche cantadori di brani tradizionali (muttettus e trallallera) e si cimentava anche nella poesia estemporanea campidanese. All’apice della sua carriera di suonatore, raggiunto tra gli anni ‘50 e ‘60, Efixeddu veniva spesso chiamato a suonare, in Sardegna, nella Penisola e all’estero, da enti e istituzioni che all’epoca muovevano i primi passi verso la patrimonializzazione musicale a fini turistici, come l’Enalc 14 (Ente Nazionale Addestramento Lavoratori del Commercio) e l’Esit 15 (Ente Sardo Industrie Turistiche).  Non mancavano ovviamente le collaborazioni con i gruppi folk di tanti paesi campidanesi e la partecipazione alle principali sagre isolane, quali Sant’Efisio a Cagliari, il Redentore a Nuoro, senza mai mancare alla festa di Santa Maria Chiara e Santa Greca di Pirri. Le launeddas di Efisio, infatti, accompagnavano anche le varie funzioni religiose della propria Parrocchia, in particolare alcuni momenti de sa missa cantada, S’Incontru per Pasqua, le funzioni natalizie e le varie processioni del paese. La sua partecipazione nel febbraio e aprile del 1955 alla famosa trasmissione radiofonica Il Campanile d’Oro condotta da Enzo Tortora rappresenta senz’altro uno dei vertici della notorietà di Efisio Cadoni. Questi si presenta alla finale alla guida di un quartetto formato dai nuoresi Aru, Piga e Pintus. Delle sue esecuzioni trattarono all’epoca diverse testate giornalistiche quali L’Unione Sarda 16, il Radio Corriere 17 e La Nuova Sardegna 18. È grazie all’estrema visibilità raggiunta con il Campanile D’oro che il Nostro moltiplica i suoi impegni che lo avrebbero portato a compiere viaggi impegnativi in tutta Europa e a partecipare a trasmissioni radiofoniche e televisive a carattere regionale e nazionale. Grazie alla memoria diretta dei nipoti Maria Grazia e Oliviero è stato possibile ricostruire una sommaria lista delle principali località raggiunte dal suono di Efisio. 
Oltre alle feste di Cagliari (Sant’Efisio), Quartu Sant’Elena (Sant’Elena Imperatrice), Decimomannu (Santa Greca), Selargius (Matrimonio Selargino), Sassari (Cavalcata Sarda), Nuoro (Redentore) Efisio certamente partecipò a manifestazioni a carattere nazionale a Firenze, Roma, Torino, Bologna, Bari e Catania. Inoltre è certo che abbia viaggiato all’estero come suonatore, quanto meno in Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Praga e Belgio. Del suo repertorio musicale si conserva documentazione anche grazie alla ricerca compiuta da A.F.W. Bentzon che nel 1958 fece diverse registrazioni di danze e musiche religiose da lui suonate. Complessivamente i brani di Efisio registrati sono tredici 19, classificati da Bentzon in diversi ambiti: balli professionali, canzoni con l’accompagnamento di launeddas e marce e brani religiosi. Delle  tredici registrazioni alcune esecuzioni di Efisio sono state isolate e analizzate più approfonditamente da Bentzon. Sono state infatti trascritte in partitura alcune frasi musicali significative relative al repertorio tradizionale religioso. Tale lavoro ha permesso di preservare e tramandare il patrimonio delle marce e dei brani religiosi isolani accompagnati dalle launeddas ma, soprattutto, le peculiarità e la tecnica del repertorio di Efisio.

Giulia Vaccargiu

Ringrazio sentitamente il Prof. Ignazio Macchiarella e il Dott. Dante Olianas; grazie anche alla famiglia Cadoni per il contributo dato alla mia ricerca



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1. Marco Lutzu, Launeddas, in Enciclopedia della musica sarda. Launeddas, a cura di F. Casu e M. Lutzu, Cagliari, Società Editrice L’Unione Sarda, 2012, volume 12, pag. 33 e seguenti
2. Antonio Bresciani, Dei costumi dell’Isola di Sardegna comparati cogli antichissimi popoli orientali, a cura di B. Caltagirone, Nuoro, Ilisso, 2001, pag. 65.
3. Giampaolo Lallai Launeddas. L’anima di un popolo, AM&D ISRE editore, 1997, pag. 51.
4. Cfr. Bernard Lortat-Jacob, Musiche in festa. Cagliari, Condaghes, 2001.
5. Per esempio Andreas Fridolin Weis Bentzon descrive il contratto de sa zerachia una sorta di garanzia per le prestazioni musicali che si stipulava nelle comunità con i musicisti locali, sotto la garanzia di alcuni giovani: Andreas Fridolin Weis Bentzon, Launeddas, a cura di D. Olianas, Cagliari, Edizioni Iscandula, 2002. Volume 1, pag. 80
6. Bentzon, Launeddas, op. cit., pag. 83 e seguenti.
7. Lallai Launeddas, op. cit. pag. 49.
8. Vittorio Angius, Città e villaggi della Sardegna dell’Ottocento, in Goffredo Casalis Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna  Nuoro, Ilisso Edizioni, 2006. Vol. 3, sub voce, pag. 1261 – 1262.
9. Valery (Antoine-Claude Pasquin), Viaggio in Sardegna, Nuoro, Ilisso, 1966, pag. 163-164.
10. Le notizie relative alla nascita sono state acquisite all’Archivio Storico Diocesano di Cagliari nella sezione relativa la parrocchia di Ussana. Le notizie concernenti la data di morte sono consultabili sul portale http://www.cimitericagliari.it inserendo nel motore di ricerca i dati personali di Efisio Cadoni. 
11. Daniela Erriu, moglie di Efisio Cadoni, nacque a Donori il 04/04/1891 e morì a Pirri il 22/05/1974. I dati sono reperibili presso l’Archivio Storico Diocesano di Cagliari (sezione Donori) e presso il portale http://www.cimitericagliari.it.
12. Vedi Radiocorriere. Settimanale della radio e della televisione, Anno XXXII, N. 17, 24 – 30 aprile 1955, pagine 7 e 8.
13. La trasmissione RAI, condotta da Enzo Tortora dal teatro della Fiera di Milano, prevedeva una sfida fra espressioni musicali tradizionali delle diverse regioni. La Sardegna arrivò in finale, sconfitta dalla Sicilia, dal “voto popolare” raccolto attraverso cartoline postali. 
14. L’Enalc, Ente Nazionale Addestramento Lavoratori del Commercio, nasce nel 1938 per occuparsi della formazione dei lavoratori nei settori commerciale, turistico, alberghiero e della ristorazione.
15. L’Esit, Ente Sardo Industrie Turistiche, è un ente costituito dalla Regione Sardegna nel 1950 per la promozione turistica isolana e, in seguito, inizierà a occuparsi anche di promozione della cultura e dell’artigianato.
16. Il nome di Efisio Cadoni compare nella lista dei partecipanti alla competizione in due stampe dell’Unione Sarda. Nell’articolo dell’Unione Sarda del 16 febbraio 1955 (Anno LXVII, N.40, pag.4), si legge < […] infine un quartetto con i nuoresi Pintus, Piga e Aru ed il cagliaritano Gadoni.> laddove il cognome di Efisio è citato erroneamente, ma corretto nell’edizione del giorno successivo. Nell’Unione Sarda del 17 febbraio 1955 (Anno LXVII, N.41, pag.4), a proposito della clamorosa vittoria conquistata dalla squadra sarda a discapito della veneta, può leggersi  Il finale è affidato al quartetto Piga, Aru, Pintus, Cadoni; […].
17. Nel Radiocorriere. Settimanale della radio e della televisione (Anno XXXII, N. 17, pagine 7 e 8) relativo al 24 – 30 aprile, nell’articolo di Filippo Raffaelli si leggono parole d'immensa stima ed ammirazione nei confronti di Efisio Cadoni: E lo sottolineavano gli applausi scroscianti per Efisio Cadoni, sessantottenne e gagliardo suonatore di “launeddas” nonché fantaccino della “Brigata Sassari” che, nell’incontro con Trieste, realizzò il suo sogno più poetico e toccante: ricevere, con trentacinque anni di ritardo, il bacio di una -muleta- triestina. Quel bacio che non aveva potuto ricevere perché il giorno in cui i suoi commilitoni erano entrati nella città di San Giusto, lui giaceva ferito in un piccolo ospedale da campo. E lo sottolineavano, quell’entusiasmo, gli applausi ai rappresentanti delle Puglie e della Lucania, vincitori di altri due campanili ed all’avvocato Palomba, vice sindaco di Cagliari, mentre riceveva la copia in oro del campanile di Giotto per aver la squadra della sua città, fra tutte le altre, saputo mettere in evidenza le tradizioni più schiette del folklore, come nella motivazione del Centro nazionale di musica popolare dell’Accademia di Santa Cecilia, conferitore del premio. Lo stesso articolo è correlato di foto ritraenti Efisio Cadoni impegnato in una suonata a launeddas e la premiazione conferita dal Direttore dell’Enalc di Milano all’Avv. Palomba, vicesindaco di Cagliari.
18. Vedi l’edizione de La Nuova Sardegna relativa a mercoledì 16 febbraio 1955 (quarta pagina) che scrive La squadra isolana che udremo stasera è composta di dilettanti delle provincia di Cagliari e Nuoro senza elencare i nomi dei vari rappresentanti dell’Isola.
19. Le registrazioni originali acquisite da A.F.W. Bentzon sono state depositate presso gli Archivi Danesi di Musica Popolare e copia di ciascuna è custodita presso l’Archivio della Cooperativa Iscandula, Via Santa Croce 6, 09124, Cagliari.
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